Barry Seal - Una storia americana (2017)
- michemar

- 13 mag
- Tempo di lettura: 3 min

Barry Seal - Una storia americana
American Made
USA Giappone Colombia Canada 2017 azione 1h55’
Regia: Doug Liman
Sceneggiatura: Gary Spinelli
Fotografia: César Charlone
Montaggio: Andrew Mondshein
Musiche: Christophe Beck
Scenografia: Dan Weil
Costumi: Kym Barrett, Jenny Gering
Tom Cruise: Barry Seal
Domhnall Gleeson: Monty Schafer
Sarah Wright: Lucy Seal
Caleb Landry Jones: JB - Bubba
Jesse Plemons: sceriffo Downing
Lola Kirke: Judy Downing
Alejandro Edda: Jorge Ochoa
Mauricio Mejía: Pablo Escobar
Fredy Yate Escobar: Carlos Lehder
Jayma Mays: Dana Sibota
E. Roger Mithcell: Craig McCall
Benito Martinez: James Rangel
Connor Trinneer: George W. Bush
TRAMA: La storia vera di Barry Seal, un aviatore statunitense e narcotrafficante. Una volta accusato di riciclaggio di denaro sporco e traffico di droga, Seal trovò un accordo con il governo USA diventando un informatore sotto copertura della CIA e contribuendo a lavorare a una delle operazioni più famose della storia dell’agenzia contro il governo sandinista in Nicaragua.
VOTO 6,5

Il film prende solo spunto dalla realtà ma lo fa in modo estremamente libero. Del vero Barry Seal resta poco: Doug Liman e lo sceneggiatore Gary Spinelli usano la sua figura come grimaldello per mettere in scena l’assurdità e l’ipocrisia delle operazioni d’intelligence statunitensi negli anni della Guerra Fredda. Il film si diverte a mostrare le alleanze improbabili della CIA nella lotta al comunismo – dittatori, narcotrafficanti, guerriglieri improvvisati – trasformando Seal in una sorta di Forrest Gump che attraversa tutti gli snodi dell’America Centrale degli anni ’80. Il risultato ha qualcosa del tono stralunato dei Coen, ma resta abbastanza mainstream da parlare a un pubblico ampio.

Come spesso accade, chi cerca una lezione di storia non la troverà in un film finanziato da uno studio. La vicenda reale è solo il trampolino per un action leggero, ironico, con un chiaro sottotesto politico. La sceneggiatura non nasconde la sua vena anti-Reagan e, per sostenerla, ricorre anche a colpi bassi come le operazioni clandestine che favorivano l’ingresso di droga negli Stati Uniti. Eppure, al di là delle invenzioni, rimane un nucleo di verità: nel mondo dell’intelligence il fine giustifica sempre i mezzi, anche quando quei mezzi sono moralmente discutibili. Non esistono buoni o cattivi, solo infinite sfumature di grigio.

Alla fine degli anni ’70 Barry Seal, pilota della TWA annoiato dalla routine, viene avvicinato da un agente della CIA che gli propone di effettuare voli di ricognizione fotografica in America Centrale. L’incarico si rivela presto più rischioso del previsto e lo porta a collaborare con il generale panamense Manuel Noriega. Durante una delle missioni, Seal viene contattato dai narcotrafficanti del cartello di Medellín, che gli offrono ingenti somme per trasportare cocaina negli Stati Uniti. La CIA, pur consapevole delle sue attività parallele, decide di sfruttarlo ulteriormente: gli affida la consegna di armi ai Contras nicaraguensi, nel quadro delle operazioni segrete contro il regime sandinista.
Seal finisce così intrappolato in un doppio (e triplo) gioco: vola per la CIA, per i Contras e per i cartelli, accumulando montagne di denaro che non sa più dove nascondere. La sua base operativa si sposta in Arkansas, dove crea una piccola flotta di aerei e un sistema logistico impressionante. Ma l’equilibrio è fragile: tra pressioni politiche, indagini dell’FBI e la crescente violenza dei cartelli, la rete di bugie e traffici clandestini inizia a crollare. Seal tenta di collaborare con il governo per salvarsi, ma diventa un bersaglio troppo esposto in un gioco di potere più grande di lui.


Come si può notare, c’è molta carne sul fuoco e ciò contribuisce, non negativamente, all’accattivante sviluppo della vicenda, creando una storia vivace e adatta a quello spirito d’azione che va tanto a genio al nostro Tom Cruise. Il film funziona anche come commedia nera: a tratti è davvero brillante e l’umorismo è voluto. L’attore è in gran forma, carismatico e iperenergetico, lontano anni luce dal vero Seal ma perfetto nella versione “action star” che il film richiede. È uno di quei ruoli in cui Cruise diventa magnetico quasi per inerzia. È il suo pane, non c’è che dire, per giunta alla guida di un aereo e con un regista predisposto al genere.










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