7 minuti (2016)
- michemar

- 3 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 17 feb

7 minuti
Italia Francia Svizzera 2016 dramma 1h28’
Regia: Michele Placido
Soggetto: Stefano Massini
Sceneggiatura: Michele Placido, Stefano Massini, Toni Trupia
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Consuelo Catucci
Musiche: Paolo Buonvino
Scenografia: Nino Formica
Costumi: Andrea Cavalletto
Cristiana Capotondi: Isabella
Ambra Angiolini: Greta
Michele Placido: Michele Varazzi
Donato Placido: Donato Varazzi
Gerardo Amato: Gerardo Varazzi
Fiorella Mannoia: Ornella
Violante Placido: Marianna
Ottavia Piccolo: Bianca
Clémence Poésy: Hira
Maria Nazionale: Angela
Balkissa Maiga: Kidal
Luisa Cattaneo: Sandra
Erika D'Ambrosio: Alice
Sabine Timoteo: Micaela
Anne Consigny: M.me Rochette
TRAMA: I proprietari di un'azienda tessile italiana cedono la maggioranza della proprietà a una multinazionale. Sembra che non siano previsti licenziamenti, operaie e impiegate possono tirare un sospiro di sollievo. Ma c'è una piccola clausola nell'accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica. Undici donne dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica se accettare la richiesta dell'azienda. A poco a poco il dibattito si accende e a emergere prima del voto finale saranno le loro storie, fatte di speranza e ricordi.
Voto 7

Ogni sera, ad ogni notiziario TV, soprattutto a quelli regionali, assistiamo a servizi su fabbriche – una volta floride, con buoni risultati aziendali e produzione costante basata su ordini anche dall’estero – che stanno chiudendo o che realizzano quell’odioso processo chiamato in maniera ancora più antipatica “delocalizzazione”. Fuori dai capannoni operai e operaie, colti di sorpresa, trattati come vuoto a rendere, che protestano, occupano la fabbrica, attendono conforto dalla politica locale e nazionale. Spesso sono messi di fronte alle scelte spiazzanti di doversi trasferire e di accettare perfino la riduzione di personale.

Su un testo teatrale forte ed emozionante di Stefano Massini, che si ispirava a fatti molto simili accaduti in Francia, Michele Placido ne fa una esemplare rappresentazione della situazione industriale e occupazionale dei nostri tempi e nel contempo raggruppa dieci donne, nel ruolo di componenti il consiglio di fabbrica, che inevitabilmente riproducono uno spaccato della forza lavoro femminile contemporanea nel nostro Paese: c'è la ventenne neoassunta e la veterana con figlia incinta; c'è l'immigrata africana, quella albanese concupita dal proprietario della fabbrica, quella che prende botte dal marito e la semitossica. Anche l'impiegata è un'ex operaia trasferita in ufficio da quando un incidente sul lavoro l'ha lasciata su una sedia a rotelle.

Sembra di assistere ad un film dei fratelli Dardenne, alle denunce sociali di Ken Loach, e la forma dialettica e di rappresentazione scenica fa ricordare il mitico ‘La parola ai giurati’ di Sidney Lumet, con i ritmi serrati delle discussioni tra queste donne che devono decidere se accettare o meno l’aut-aut imposto dai nuovi proprietari francesi della fabbrica. Tra dialoghi concitati e frenetici ed un montaggio incalzante, si resta fino alla fine sulle spine.

A prescindere dal giudizio critico, è un film importante perché è la fotografia della erosione dei diritti dei lavoratori e delle donne a cui stiamo assistendo in questi anni difficili.
Un elogio in più è doveroso farlo alle bravissime attrici, intense ed efficaci nella recitazione, ben consapevoli dell'importanza dell'argomento, che si sono impegnate al massimo, che hanno interpretato i vari ruoli come fosse il film della vita. Applausi!

Riconoscimenti
Davidi di Donatello 2017
Candidatura miglior montaggio
Nastri d'Argento 2017
Premio Speciale a Michele Placido






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