Alza la testa (2009)
- michemar

- 20 mar 2023
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 11 mag 2023

Alza la testa
Italia 2009 dramma 1h26’
Regia: Alessandro Angelini
Sceneggiatura: Alessandro Angelini, Angelo Carbone, Francesca Marciano
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musiche: Luca Tozzi
Scenografia: Alessandro Marrazzo
Costumi: Daniela Ciancio
Sergio Castellitto: Mero
Giorgio Colangeli: Malagodi
Anita Kravos: Sonia
Augusto Fornari: Brancifiore
Nello Mascia: Rinaldini
Pia Lanciotti: Denisa
Duccio Camerini: Abatino
Gabriele Campanelli: Lorenzo
Gabriel Spahiu: Radu
Laura Ilie: Ana
TRAMA: Mero è operaio in un cantiere navale e genitore single di Lorenzo, figlio avuto da una relazione con una donna di origini albanesi. Costretto a crescere il ragazzo con le sole proprie forze, sogna di poter riscattare se stesso e la propria difficile esistenza attraverso il successo sportivo del giovane, a cui insegna tutto ciò che sa della boxe, disciplina da lui praticata solo a livello amatoriale.
Voto 6,5

L’operaio Mero (Sergio Castellitto) ha un’unica ragione di vita: che il figlio diventi un campione di boxe, riscattando così la sua anonima carriera da dilettante. Per questo lo allena duramente, insegnandogli giorno dopo giorno a tirar pugni e a proteggersi dai colpi bassi della vita. L'equilibrio di questo rapporto è sconvolto dal ritorno di Denisa, la madre di Lorenzo, e dall'incontro tra il figlio e la giovane Ana. La relazione tra padre e figlio è molto complessa, già complicata da come l’uomo scarica le sue frustrazioni personali sul figlio diciassettenne Lorenzo (Gabriele Campanelli). Come tanti genitori che hanno visto la propria carriera sportiva andare male, costringe il ragazzo a infinite sessioni di allenamento nel loro ring fatto in casa, in modo che il giovane possa diventare un pugile professionista. Addirittura, un po’ illudendosi, un po’ per dare a se stesso assicurazione per ciò che si è messo in testa, “Sta andando alle Olimpiadi”, confida a un conoscente, Suo figlio non odia certo lo sport, ma – come ogni ragazzo della sua età – ha anche altri interessi. Quando la bella rumena Ana entra nella sua vita, ha difficoltà a tenere la testa alta, come gli insegna sempre il padre. Inoltre, vorrebbe anche passare un po' più di tempo con la madre, l'albanese Denisa, che ha avuto solo brevemente una relazione con Mero e poi ha abbandonato la famiglia. Quando però questa riappare improvvisamente, il padre cerca di proteggere suo figlio da lei e nello stesso tempo assume lo stesso atteggiamento per tenere il figlio lontano dalla sua ragazza.

Risulta chiaro sin dall’inizio che al centro della storia ci sono i demoni interiori di Mero, ma il secondo film di Alessandro Angelini (il primo era l’interessante L’aria salata, anche quello basato sul difficile rapporto padre-figlio) non è un dramma ordinario sui problemi dei legami a volte difficili nell’ambito familiare, come appunto accade tra questo padre e questo figlio, perché quanto meno lo spettatore se lo aspetta, succede un colpo di scena a metà del film che sconvolge la storia, la cambia totalmente. Da quel momento in poi – meglio non approfondire senza rivelare troppo – il film si rivolge molto più verso l'intimo e se la prima parte è più convenzionale, la seconda metà richiede più empatia e partecipazione. Il conflitto esistenziale si restringe solo su Mero e il lavoro della regia diventa più impegnativo, e si affida molto alle inquadrature, trasmettendo una scomoda sensazione opprimente.

Questo cambio di registro, dovuto al tragico evento inaspettato, fa abbandonare la metafora del ring di casa che rappresentava gli ostacoli della vita e affronta un complesso di aspetti che fino a quel momento si aggiravano soltanto come nuvole lontane sulla testa dei personaggi e che ora piombano tra di loro: ed ecco i problemi dell’eutanasia, della donazione degli organi, e – eccoli spuntare quando le cose non vanno per il verso giusto – quelli inerenti l’immigrazione e l’accettazione dello straniero, soprattutto in quel nord-est italiano, zona di confluenza e arrivi dall’Europa orientale. Non ultima, determinante in una fase di dramma e rabbia, la transizione gender che Mero deve affrontare quando scopre, sconcertato, chi ha beneficiato della disgrazia. Va da sé che la prima parte era più facile da girare e narrare; invece, la seconda richiede molta esperienza e sensibilità, che ovviamente ancora non possono essere in un regista ancora all’inizio della carriera. Non so cosa avrebbe potuto esprimere nel suo futuro Alessandro Angelini, né lo sapremo mai, essendo passato dal cinema alle serie TV.

Chi tiene fortemente il film in tensione continua è la bravura di Sergio Castellitto (personalmente l’ho sempre preferito come attore che regista), il quale interpreta con convinzione un genitore dibattuto e ciecamente votato allo scopo che si è prefissato, dovendo cambiare completamente il punto di vista dopo la grave circostanza che succede. Una persona che è continuamente tormentata e con un carattere complesso, che forse non sa neanche affrontare le proprie emozioni, che sbaglia, e non poco, nel trattare il figlio almeno nel dimostrargli l’affetto che ha verso di lui: se lo ama così tanto, perché non gli lascia la libertà di andare e fare ciò che vuole? È un errore frequente nei genitori e qui risalta più che mai.

Alza la testa va bene nello sport e anche (soprattutto) nella vita ma è anche vero che “I vincitori non sono quelli che non cadono mai, ma quelli che si rialzano sempre”. Insegnamenti che Mero, ad un certo punto, deve rivolgere a se stesso.
Film cupo, forse persino pessimista, con una regia che usa la macchina a spalla instabilissima e nervosa, ma per fortuna il finale apre alla speranza, almeno minima.
Bravi anche gli altri attori, su cui spicca Anita Kravos, che dopo qualche apparizione secondaria trova l’occasione per farsi conoscere meglio.






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