Bugonia (2025)
- michemar

- 2 giorni fa
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Bugonia
Irlanda UK Canada Corea del Sud USA 2025 thriller/fantascienza 1h58’
Regia: Yorgos Lanthimos
Soggetto: Jang Joon-hwan (film Jigureul jikyeora! [Save the Green Planet!])
Sceneggiatura: Will Tracy
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggio: Giōrgos Mauropsaridīs
Musiche: Jerskin Fendrix
Scenografia: James Price, Prue Howard, Amber Rose Thompson (non accreditata)
Costumi: Jennifer Johnson
Emma Stone: Michelle Fuller
Jesse Plemons: Teddy Gatz
Aidan Delbis: Don
Stavros Halkias: sceriffo Casey
Alicia Silverstone: Sandy Gatz
Vanessa Eng: Corey
TRAMA: Due giovani cospirazionisti decidono di agire: rapiscono Michelle, potente e impassibile CEO di una multinazionale farmaceutica, convinti che sia un’aliena pronta a sterminare l’umanità. La tengono prigioniera in un seminterrato, protetti da lozioni anti-extraterrestri e teorie scovate nei meandri del web.
VOTO 7

Cominciamo dal titolo. Perché questo nome? Bugonia è un termine latino che indica un rituale descritto da Virgilio nelle Georgiche (guarda caso, il film si svolge in Georgia, USA): dalla carcassa di un bue sacrificato nascevano sciami di api. Un’immagine potentissima: la vita che nasce dal marciume, la purezza che emerge dalla decomposizione. E come si può classificare il genere del film? Satirico, paradossale, grottesco, thriller, cospirazionista, paranoico, satirico: in un solo termine… lanthimosiano. Cioè, come suo solito, originalissimo, crossover di generi, inclassificabile. Si parte dalle api, termometro del benessere della Terra: se cominciano a morire è un pessimo segnale per la Natura e per l’Uomo.

Il delirio del coprotagonista Teddy Gatz è il prodotto di ossessioni, paure e convinzioni infondate sedimentate nel tempo. Persuaso che alieni ostili si nascondano tra gli esseri umani, trasforma la propria paranoia in una missione: salvare l’umanità da una minaccia ultraterrena che solo lui sembra vedere. Il suo bersaglio e il centro della sua crociata è Michelle Fuller, potente amministratrice delegata della azienda farmaceutica Auxolith Biomedical. Lui è convinto che la donna custodisca una verità terribile e vuole costringerla a confessare la propria presunta natura aliena e il piano segreto che, nella sua mente, minaccerebbe il genere umano. La ragione, però, non basta più a orientare gli eventi. Michelle oppone freddezza, lucidità e sottili giochi psicologici, mentre Teddy sprofonda sempre più nella propria certezza delirante. Eppure, la donna appare anche come un essere umano reale, vulnerabile, forse distante ma vivo e concreto. Resta allora la domanda più inquietante: e se, dietro la follia di Gatz, ci fosse davvero qualcosa da scoprire?

Vediamo nei particolari. Michelle Fuller (Emma Stone), potente CEO di una grande azienda farmaceutica, scompare improvvisamente mentre sta guidando una fase delicata della sua compagnia. La polizia avvia le ricerche, ma gli indizi sono pochi e frammentari. Nel frattempo, Teddy Gatz (Jesse Plemons), un uomo solitario e ossessionato da teorie complottiste che lavora nella stessa ditta come operaio, continua la sua routine quotidiana in una cittadina della Georgia. Teddy vive con il cugino Don (Aidan Delbis), che lo aiuta a gestire una vita scandita da rituali e convinzioni paranoiche. La comunità locale osserva Teddy con diffidenza, ma senza cogliere la portata delle sue ossessioni. Michelle, intanto, si ritrova intrappolata in un ambiente ostile, costretta a confrontarsi con la logica distorta del suo rapitore. La donna tenta di mantenere lucidità e controllo, cercando di capire le motivazioni dietro il sequestro.

Teddy è convinto che Michelle nasconda una verità che riguarda il destino dell’umanità. Il rapporto tra i due diventa un gioco psicologico fatto di manipolazioni, tentativi di fuga e improvvise inversioni di potere. La tensione cresce mentre si avvicina un evento astronomico che Teddy considera decisivo: l’eclissi lunare, appuntamento non solo astrofisico. Parallelamente, la polizia – rappresentata da uno sceriffo che è meglio perdere che trovare – si avvicina all’obiettivo ma ne resta vittima. Don, sempre più diviso tra lealtà e paura, osserva l’escalation emotiva del cugino. La situazione precipita quando Teddy interpreta alcuni segnali come conferme delle sue teorie. Michelle capisce che l’unico modo per salvarsi è sfruttare le convinzioni dell’uomo. Il confronto finale si avvicina, mentre la realtà e la paranoia si intrecciano fino a diventare indistinguibili.

Inizialmente sembra un thriller basato su un rapimento escogitato da un paranoico pericoloso, aiutato da un cugino mentalmente debole e assoggettato in modo totale all’altro, poi si intuisce che lo scopo del crimine è assurdo e si giudica normale la reazione della rapita che cerca, con la forza della sua superiore intelligenza anche psicologica, in tanti modi di convincere i suoi aguzzini che si sbagliano totalmente per poter essere liberata. Dopo che la situazione precipita nel sangue, vittima anche lo sceriffo che psicologicamente rientra alla perfezione nel quadro clinico di questi strani personaggi, e quando pare che la situazione vada a normalizzarsi, il colpo di scena finale. Imprevedibile e capovolgente: tutto viene rimesso in discussione. Chi ha veramente ragione? qual è la verità? Teddy aveva visto giusto? Michelle è vittima o artefice? Insomma, gli alieni sono arrivati davvero? Questo film è l’antitesi di Arrival: non c’è nessuno che chiede aiuto e se gli alieni sono tra noi non sono venuti nel segno della pace.

Leggo tante e diverse definizioni del film da parte della critica e degli osservatori, ma per me è essenzialmente una storia con cui Lanthimos apre la discussione sui tanti cospirazionisti e complottisti che infestano i social e la vita dei cittadini comuni. Solo che lo stile della narrazione e l’aspetto visuale e artistico è prettamente quello del regista greco. E quindi paranoia e satira, ampiamente spruzzate di violenza e sangue, ma solo nei momenti opportuni. Il cinema dell’affermato (o odiato) autore è scientificamente studiato per provocare riflessioni e reazioni del pubblico. Come sempre, d’altronde. E quindi, e se i complottisti avessero ragione, anche solo in parte? Che i grandi finanzieri operino solo a scopo di guadagno infischiandosene della salute pubblica è lampante per tutti, ma che si arrivi al punto di questa trama è alquanto fantascientifico e criminale. Ma tant’è, Lanthimos ci mostra un esempio, anche se estremo. D’altronde, il film non ridicolizza il pensiero paranoico, ma lo strumentalizza per esplorare paure reali che serpeggiano la nostra esistenza odierna: sappiamo che esistono disuguaglianza, sfruttamento, catastrofe ambientale. Perché i politici che governano il mondo paiono che se ne infischino? E quindi, ancora la domanda se i complottisti abbiano ragione.

Il regista ci scherza e ci schernisce e noi siamo qui ad osservare il suo cinema inquietante. Come è sempre stato il suo modo di lavorare ed elaborare i concetti delle sue storie. Ci prende per i fondelli perché ci presenta Michelle come persona innocente ma lentamente ci fa scoprire quanto sia potente e ambigua, sempre più indefinibile. Secondo me sghignazza e stavolta, con quel finale di melassa colorata, esagera pure: pareva un film solo paradossale, ed invece la botta finale, che risveglia lo spettatore eventualmente stanco e la discussione può tranquillamente ricominciare. Siamo soli nell’Universo? E se ci sono, verranno benigni o maligni? Il film si propone come un’esperienza che lascia spazio alle interpretazioni con un finale che non scioglie, anzi rilancia, le domande. Lanthimos ha dichiarato: “Volevo sfidare lo spettatore su ciò che crede di sapere”. Eccoci serviti! Ha raggiunto il suo obiettivo.

Emma Stone, per interpretare Michelle, si è rasata i capelli davvero. E in quell’atto c’è tutta la forza di un’attrice che può fare qualunque cosa con la sua voce proteiforme, con un talento che pare inusitato. Michelle è aliena non perché viene da un altro pianeta, ma perché incarna un potere che divora tutto, lasciando intorno solo macerie. E se non si vede il film in originale, la forza della sua interpretazione vocale, oltre che fisica, diventa un pregio che si disperde. Che attrice! Accanto a lei Jesse Plemons (che miglioramenti!), talmente bravo da rendere umano un personaggio quasi disumano: il suo Teddy è drammatico, dolente, credibile fino in fondo. È l’uomo che si è castrato chimicamente per principio e per non correre rischi. Un gesto estremo, che racconta più della sua follia di mille battute. Attore che riesce a restituire l’assurdo e la tragedia insieme: un clown tragico che gioca alla fine del mondo. Due ottimi interpreti che conoscono bene il regista e questi loro.

Non è il migliore film di Yorgos Lanthimos, ma è perfettamente in linea con i due precedenti: Povere creature! e Kinds of Kindness, una trilogia logica. Piaccia o non piaccia, questo è il suo cinema, forse unico nel panorama mondiale. Fotografia, musiche, costumi, tutto rientra nel suo paragrafo artistico. Prendere o lasciare. Il voto 7 è anche perché, come ci si poteva attendere, è messo in scena molto ma molto bene. Puro perfezionismo.
Riconoscimenti
Oscar 2026
Candidatura miglior film
Candidatura migliore attrice protagonista a Emma Stone
Candidatura migliore sceneggiatura non originale
Candidatura migliore colonna sonora
Golden Globe 2026
Candidatura miglior film commedia o musicale
Candidatura miglior attore in un film commedia o musicale a Jesse Plemons
Candidatura miglior attrice in un film commedia o musicale a Emma Stone
BAFTA 2026
Candidatura miglior regista
Candidatura miglior attore protagonista a Jesse Plemons
Candidatura migliore attrice protagonista a Emma Stone
Candidatura migliore sceneggiatura non originale
Candidatura migliore colonna sonora










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