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Dead of Winter - Sfida nel gelo (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Dead of Winter - Sfida nel gelo

Dead of Winter

Germania Canada USA 2025 thriller 1h38’

 

Regia: Brian Kirk

Sceneggiatura: Nicholas Jacobson-Larson, Dalton Leeb

Fotografia: Christopher Ross

Montaggio: Tim Murrell

Musiche: Volker Bertelmann

Scenografia: David Hindle

Costumi: Natalie Humphries

 

Emma Thompson: Barb

Judy Greer: Purple Lady

Marc Menchaca: Camo Jacket

Laurel Marsden: Leah

Gaia Wise: giovane Barb

Cúán Hosty-Blaney: giovane Karl

 

TRAMA: La vedova Barb rimane intrappolata in una bufera di neve nel Minnesota e per caso scopre il rapimento di una giovane ragazza da parte di una coppia che vive in una baita.

 

VOTO 6,5

 

 

Avevamo lasciato qualche anno fa Emma Thompson piacente signora (lo è sempre, in verità) in Il piacere è tutto mio (e qualche film meno importante) e rieccola vedova invecchiata e incartapecorita alle prese con una storia violenta cosparsa di cadaveri, uccisi con determinazione da un’altra donna spinta dalla disperata volontà di sopravvivere ad una malattia che richiede un immediato trapianto. Per chissà quale motivo questa non riesce ad ottenere l’intervento urgente in una struttura adeguata ed allora decide da fare da sola per procurarsi l’organo necessario nella maniera più violenta e cruenta: il sequestro di una giovane, nella baita dove vive con il barbuto marito, dalla quale espiantarlo. Un fai-da-te criminale in cui incappa per casualità la Nostra. Il film ha anche una base romantica, quella della vita dell’affiatata e amorevole coppia Barb e Karl, nata sul lago ghiacciato Hilda, disperso tra nevi e il gelo del Minnesota e che spinge la protagonista ad un viaggio solitario per esaudire l’ultimo desiderio del marito. Trasformando così il percorso e la signora: il primo in una terribile avventura e la seconda da una tranquilla vedova in un’improbabile eroina pronta a battersi come una leonessa.

 

 

Nel cuore dell’inverno del Minnesota, Barb intraprende un viaggio per onorare l’ultimo desiderio del marito scomparso, trasformando un gesto intimo in un percorso emotivo attraverso il lutto, la memoria e la resistenza. La tempesta di neve che la sorprende lungo la strada la costringe a deviare verso luoghi isolati, dove l’incontro con sconosciuti dall’aria ambigua incrina la quiete del suo pellegrinaggio. In un paesaggio di acque ghiacciate e boschi silenziosi, Barb percepisce segnali inquietanti che la spingono a interrogarsi su ciò che ha realmente davanti, mentre la natura ostile amplifica la sensazione di vulnerabilità. Il viaggio, nato come un atto d’amore, si trasforma così in un confronto con forze imprevedibili, esterne e interiori, che mettono alla prova la sua determinazione.

 

 

Quando si rende conto che una giovane donna potrebbe trovarsi in pericolo, Barb si trova coinvolta in una situazione sempre più tesa, dove ogni scelta comporta rischi e conseguenze. L’isolamento, la neve e il gelo diventano parte integrante della minaccia, costringendola a improvvisare, osservare e reagire con lucidità crescente. La storia si muove tra suspense e dramma umano, esplorando la fragilità e il coraggio di chi, pur non essendo un’eroina, decide di non voltarsi dall’altra parte. Il film costruisce un crescendo di tensione che intreccia sopravvivenza, empatia e senso morale, portando Barb a scoprire risorse che non sapeva di avere. In questo ambiente estremo, la linea tra vittima e protagonista si assottiglia, rivelando una donna capace di trasformare il dolore in forza.

 

 

Fa impressione osservare la metamorfosi di questa tranquilla vedova che non pare avere le doti fisiche e mentali per combattere come la vediamo, ma, quando entra in ballo prima la necessità di aiutare la ragazzina a cui non vuole sottrarsi e poi l’impellenza di salvare la pelle, tutto cambia e lei si adegua, pur improvvisando e adeguandosi alla difficilissima situazione che ne scaturisce. Siccome la malata è senza scrupoli, salvare se stessa e la giovane Leah da questa donna diventa il cuore del film, tra spostamenti, armi da fuoco, fughe, ritorni, sistemi ingegnosi o quasi, ma ogni volta che pare avvantaggiarsi, Barb si ritrova a ricominciare daccapo per sopravvivere. I colpi di scena non mancano e sino alla fine è difficile prevedere l’epilogo.

 

 

Gli stilemi e il climax tipici del thriller d’azione ci sono quasi tutti: la brava e quieta persona che si trova nei guai e deve cavarsela a tutti i costi, la vittima innocente nelle mani di una coppia divenuta criminale per necessità, l’ambiente ostile, personaggi che capitano per caso o chiamati appositamente in aiuto che diventano obiettivi da eliminare, persone che sanno cavarsela nella natura ostile e chi molto meno. Ce n’è abbastanza, quindi, ma l’importante è, come sempre, che l’artefice del film sappia dosare gli elementi con sagacia e che non esageri con gli eventi improbabili. Nell’insieme, Brian Kirk – che conosciamo per l’esperienza maturata in episodi delle serie d’azione, tipo Boardwalk Empire - L'impero del crimine, Il Trono di Spade, The Day of the Jackal, quindi non male, ma anche il precedente City of Crime – gestisce in maniera discreta la situazione e sviluppa un film che sa intrattenere. Ovvio osservare che forse la sempre ottima Emma Thompson non sembri l’attrice più adatta, ma alla fine si riesce ad apprezzarla, anche se qualche volta la sceneggiatura pare venirle incontro, perché sa sempre cavarsela e a volte fin troppo bene, troppo. Non possiamo, però, fare a meno di elogiarla per la sua interpretazione solida, coriacea, convinta.

 

 

La sceneggiatura, si diceva. Eh sì, qualche spiegazione necessaria manca (perché l’acerrima signora non si fa operare regolarmente? perché i cacciatori chiamati in soccorso sono dei pivelli in azione? dove trova Barb la forza e l’ingegnosità per contrastare l’esuberante violenza dell’antagonista, persino ferita ad un braccio che poi usa con discreta disinvoltura?) ma si sa, spesso gli sceneggiatori soprassiedono a spiegazioni logiche e tirano avanti purché la trama sia appassionante e tenga alta la tensione. Che qui di certo non manca, sin da quando la cara Barb si metta alla guida dell’immancabile pickup (gli americani nascono già col pickup, c’avete fatto caso?) per recarsi sul, per lei, romantico lago ghiacciato per l’ultimo gesto affettuoso verso l’amato marito.

 

 

Era iniziata, infatti, come una missione privata e coniugale ed è divenuta un incubo ad occhi aperti nel bianco candore delle montagne e dei boschi del Minnesota; la protagonista diventa eroina senza volerlo, sicuramente non aveva mai armeggiato un’arma ma qui (altro particolare anomalo) spara come se fosse un agente segreto; la donna che viene definita in originale come Purple Lady (Judy Greer) è aggressiva ma mai sapremo perché è diventata così (altro buco) e suo marito, che pareva sullo stesso livello, si rivela quasi un’altra sua vittima, e di nessuno dei due si hanno motivazioni chiare; il clima da polo nord diventa ambiente e personaggio con cui fare i conti continuamente, sia nelle ristrettezze della cantina della baita che nel vasto spazio del lago; lo scontro finale è inevitabile come tutti i thriller e come un classico western, dove chi sta soccombendo non è detto che sarà sconfitto.

 

 

Questi sono gli aspetti rilevanti e sono anche topoi del thriller americano, dove tutti hanno come minimo una pistola, se non proprio un fucile semiautomatico: nulla di nuovo, quindi? Grosso modo sì, ma il film si fa seguire fino alla fine, anche per la curiosità di vedere il comportamento di una protagonista “anomala”, una signora ormai non più giovane che però tira fuori uno spirito in emergenza che non ti aspetti. Thriller e azione appena mitigati dalla malinconica nostalgia amorosa dei bei tempi.

 

 

Tuta da pescatrice di laghi ghiacciati, canna da pesca, trivella per (scavare una buca per i pesci? Giammai!) creare la trappola mortale per i nemici ed alla fine per tutti: valeva la pena? Sì, se si fa la scelta giusta. Giusta perché serve allo scopo.

Il film è di Brian Kirk, ma è anche e soprattutto della Emma che non ti aspetti. Chissà quanto si sarà divertita! E che grinta Judy Greer!

 


 
 
 

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