Il sindaco del rione Sanità (2019)
- michemar

- 17 dic 2020
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 6 set 2023

Il sindaco del rione Sanità
Italia 2019 dramma 1h55’
Regia: Mario Martone
Soggetto: Eduardo De Filippo (opera teatrale)
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita di Majo
Fotografia: Ferran Paredes
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Ralph P
Scenografia: Carmine Guarino
Costumi: Giovanna Napolitano, Ursula Patzak
Francesco Di Leva: Antonio Barracano
Massimiliano Gallo: Arturo Santaniello
Roberto De Francesco: il dottore
Adriano Pantaleo: Catiello
Daniela Ioia: Armida
Giuseppe Gaudino: Vicienzo 'O Cuozzo
Gennaro Di Colandrea: Pasquale 'o Nasone
Lucienne Perreca: Rituccia
Salvatore Presutto: Rafiluccio Santaniello
Viviana Cangiano: Immacolata
Domenico Esposito: Gennaro
Ralph P: 'O Palummiello
Armando De Giulio: 'O Nait
Daniele Baselice: Peppe Sciusciù
Morena Di Leva: Geraldina
Ernesto Mahieux: Luigi
TRAMA: Antonio Barracano amministra le vicende del rione Sanità a Napoli come un "uomo d'onore" in un ribaltamento del sistema legalitario. Don Antonio si avvale dell'aiuto del medico Fabio Della Ragione che, con la sua opera, impedisce di portare alla conoscenza della legge i risultati dei regolamenti di conti che avvengono nel quartiere. La quotidianità della vita della Sanità si interrompe quando Barracano si scontra con Arturo Santaniello, ricco panettiere e arido padre dando origine a un conflitto destinato a un tragico finale.
Voto 6,5

Un regista, pur se apprezzato e valente, non può affrontare un monumento della cultura e del teatro storico italiano (ma anche internazionale) come Eduardo De Filippo, come fosse un impegno qualsiasi. Non si può neanche definire un lavoro impegnativo reinterpretarlo e presentarlo sotto altre vesti, sarebbe già arduo volerlo rappresentarlo in teatro perché il paragone verrebbe subito in mente, specialmente a persone come me che venerano le opere del grande drammaturgo napoletano e le considerano intoccabili. Ci prova Mario Martone, regista anch’egli partenopeo, autore di magica leggerezza e tatto per affrontare anche temi classici e monoliti dell’arte italica. Oltre alle belle opere del suo passato di regista, lo abbiamo potuto ammirare recentemente nel racconto di Capri-Revolution e prima ancora dell’aver saputo perfettamente avvicinare al pubblico distratto una figura carismatica come quella di Giacomo Leopardi (Il giovane favoloso, recensione). Ci prova Mario Martone con una dei migliori drammi teatrali del grande Eduardo, con l’accortezza di rapportarlo ai tempi moderni, ma nello stesso tempo, ambientandolo nell’era odierna, per dimostrarci che in fondo le idee espresse e recitate dall’autore novecentesco sono ancora valide e lo rimarranno per sempre.

Già a Venezia 2019 fu presentato con una definizione che comincia a chiarire il giudizio, quello del direttore della Biennale, Paolo Baratta, che lo aveva distino in questa maniera: “Non è ripreso dal testo teatrale, ma è un film vero e proprio.” Infatti, non ha nulla che lo possa far avvicinare all’opera originaria, anche se però, al mio occhio, forse troppo condizionato dall’ammirazione e dal ricordo che ho dalla visione in televisione del dramma teatrale, ho percepito un certo modo di recitazione che richiama quella del palcoscenico. E non è detto che questo sia un difetto, anzi. Il problema principale è che qualunque regista e soprattutto qualsiasi attore ne avverte in maniera inevitabile il peso e l’influenza. Ma tutto svanisce quando, con i primi piani della camera da presa, ci si accorge di essere a ridosso dei forti personaggi che animano il film.
Opera potente che racconta un modo e un mondo parallelo a quello che vivono gli abitanti di quella terra, che potrebbe sembrare perfino assurdo ma evidentemente molto reale. L’adattamento che ha portato Martone è su più fronti, tanto che il protagonista Antonio Barracano è molto più giovane da quello portato sul palco da Eduardo: qui il boss del rione Sanità è un uomo ancora giovane e al regista, seppur con qualche eccezione, interessa raccontare la storia con aspetti realistici. I grandi capi della criminalità odierna – come spiega il regista - sono incredibilmente giovani, il loro battesimo del sangue giunge già in tenera età, il che porta di conseguenza ai vertici delle organizzazioni dei trentenni. Come in questo caso. Martone però non si allontana dalle tematiche principali dell’opera originaria: la vendetta, la famiglia e il profondo senso di colpa. Perché non ci vengono mostrati sprezzanti uomini che commettono atti criminali con leggerezza. Come nell’originale, ogni decisione pesa ed è cosciente delle conseguenze umani e sociali, sebbene nell’ambito limitato della zona di competenza, del rione appunto. Cambia però l’epoca e dunque il modo di guardare al mondo. Il Barracano di ieri è nato nell’Ottocento e si confronta con una Napoli e un’Italia ben differente, come altrettanto muta inoltre l’etica e soprattutto la facilità con la quale si arriva a spegnere la vita di un’altra persona.

Antonio Barracano, soprannominato “il sindaco”, è l’ultima speranza della povera gente del quartiere che gestisce. È la via di fuga per chi non ha conoscenze importanti e potenti e non può o non vuole passare attraverso canali legali. Quando la propria esistenza è un continuo sopravvivere, ci si ritrova a fare delle scelte impensabili, arrivando a credere fermamente nell’esistenza di uno Stato parallelo. Il regno di Barracano esiste e viene esaltato ogni giorno da chi gli chiede di intercedere, di sfruttare la sua forza e reputazione per riportare le cose sul giusto binario. Il boss è spietato, quando deve, ma sa essere giusto e leale. In questo la narrativa di Martone sfiora la favola, offrendo volontariamente un personaggio che non esiste e che, nel caso in cui fosse reale, non potrebbe comunque in alcun modo essere giustificato. È ciò che scatenò polemiche al tempo di De Filippo e che di certo fa discutere oggi. Una provocazione utile però a sollevare un velo sul mondo parallelo italiano e non solo.

Ad interpretare Antonio Barracano, il boss con una propria morale ferrea, con la quale gestisce tutto e tutti nel proprio territorio, è Francesco Di Leva, attore già noto per alcuni film (in primis il bellissimo Una vita tranquilla con Marco D’Amore e Toni Servillo, che qui si rivela parecchio adatto, sebbene visibilmente intimorito dal grave incarico del personaggio eduardiano. Egli, tra l’altro, aveva seguito il regista anche a teatro dove questa opera è andata in scena un anno prima. Il personaggio di Arturo invece è sulle spalle di un attore che è più conosciuto, Massimiliano Gallo (figlio dell’indimenticabile cantante Nunzio) con numerose apparizioni alle spalle in altri film e in TV.

Grande personaggio, quello del “sindaco”, alla pari della tragedia che l’opera porta in sé: Barracano si erge a tutela degli ignoranti, di coloro che non sono in grado di muoversi agilmente in una città come Napoli, che rischiano d’essere schiacciati. Ha subito molte ingiustizie da ragazzo e questo gli ha dato la spinta per raggiungere il vertice, tentando di instaurare un clima di serenità generale, a patto che tutti seguano il suo volere. Aspira alla pace e così quando un figlio gli chiede di uccidere il padre, il boss tenta di conciliare le due parti. Nel giovane rivede sé a quell’età ed è pronto a tutto pur di salvarlo. La tragedia però è dietro l’angolo. E la regia di Mario Martone è lì a sorreggere degnamente l’eredità che si è voluta accollare, orchestrando gli attori per dimostrare che chi nel rione Sanità tiene santi in Paradiso non ha bisogno di nulla, ma chi non ne ha deve andare da Don Antonio. Questa è la regola a cui tutti si attengono. Come afferma lo stesso regista: “Non aspettatevi le illusioni del vecchio Barracano nato nell'Ottocento, che ancora consentivano di tracciare dei confini morali: qui affiora un'umanità feroce, ambigua e dolente, nella quale il bene e il male si confrontano in ogni personaggio e le due città di cui sempre si parla a Napoli (la legalitaria e la criminale) si scontrano in una partita sorprendente.”
"Io mi chiamo Antonio Barracano. Io difendo gli ignoranti."
Riconoscimenti
2019 – Festival di Venezia
Premio Pasinetti
Premio Pasinetti speciale a Francesco Di Leva e Massimiliano Gallo
Leoncino d'oro Agiscuola






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