top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

La misura del dubbio (2024)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La misura del dubbio

Le fil

Francia 2024 dramma 1h55’

 

Regia: Daniel Auteuil

Soggetto: Jean-Yves Moyart (Le Livre de maître Mô)

Sceneggiatura: Daniel Auteuil, Steven Mitz

Fotografia: Jean-François Hensgens

Montaggio: Valérie Deseine

Musiche: Gaspar Claus

Scenografia: Christian Marti

Costumi: Charlotte Betaillole

 

Daniel Auteuil: Jean Monier

Grégory Gadebois: Nicolas Milik

Sidse Babett Knudsen: Annie Debret

Alice Belaïdi: pubblico ministero Adèle Houri

Gaëtan Roussel: Roger Marton

Isabelle Candelier: Violette Mangin, il presidente

Suliane Brahim: Judith Goma

Aurore Auteuil: Audrey Girard

Jean-Noël Brouté: esperto

Charlie Nelson: antiquario

Anna Mihalcea: giurata

 

TRAMA: Nicolas Milik, padre di famiglia, è accusato dell'omicidio della moglie. Toccato dalla storia dell'uomo, l'avvocato Jean Monier decide di tornare a praticare il diritto penale - dal quale si era ritirato dopo aver fatto assolvere un assassino che si sarebbe rivelato recidivo - e di difenderlo in tribunale perché dichiaratosi del tutto innocente. Monier si scopre pronto a tutto pur di far vincere al cliente il processo in corte d’assise e strada facendo ritrova il senso della propria vocazione.

 

VOTO ?



Una primissima visione in TV che non conosco ma che si preannuncia molto interessante, motivo per cui ne scrivo solo per quello che scopro in giro e qui ne parlo vagamente. Poi se ne riparlerà, ovviamente, più a fondo e compiutamente.



Di cosa narra il film di Daniel Auteuil, qui alla sua quinta regia ma anche protagonista? In Provenza, Nicolas Milik (il sempre ottimo Grégory Gadebois), padre di cinque figli, viene arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie, una donna fragile, incline all’alcol e spesso trascurata nella cura dei bambini. A difenderlo è l’avvocato Jean Monier, che da anni evita i processi dopo aver ottenuto l’assoluzione di un assassino recidivo. Conoscendo Nicolas, Monier si convince della sua innocenza: l’uomo non avrebbe avuto alcun vantaggio dall’omicidio, poiché un divorzio gli avrebbe garantito comunque l’affidamento dei figli. L’accusa sostiene invece che Nicolas abbia agito insieme all’amico Roger Marton (Gaëtan Roussel), anch’egli fermato, per liberarsi di una moglie ingestibile. La morte di Roger in carcere e alcune testimonianze contraddittorie complicano il quadro, incrinando le certezze dell’avvocato. Nonostante gli sforzi della difesa, Nicolas viene condannato.



Tre anni dopo, Nicolas chiede di rivedere Monier per raccontargli finalmente la verità. Le rivelazioni costringono l’avvocato a fare i conti con il peso morale delle proprie scelte. Il caso diventa così un percorso interiore sul limite tra verità e percezione, tra fiducia e inganno, tra il dovere dell’avvocato e la fragilità dell’essere umano.



La motivazione alla base del film nasce per raccontare il punto in cui la giustizia smette di essere un dispositivo astratto e torna a essere una faccenda umana, fatta di voci, esitazioni, vuoti. Daniel Auteuil torna dietro la macchina da presa a distanza di anni dopo essere stato attratto dal blog di un avvocato penalista, Jean-Yves Moyart (Maître Mô), l’autore del soggetto, e da questa storia particolare che contiene la contraddizione di quei processi che dovrebbero produrre chiarezza e che invece spesso fanno emergere l’opposto. Non una verità unica, compatta, ma una somma di verità parziali e contraddittorie. Insomma, un film a cavallo tra il legal thriller e il drama personale di coscienza.



Guardiamolo e ne trarremo le conclusioni, e come al solito se ne riparlerà approfonditamente.

 


 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page