Made in France - Obiettivo Parigi (2015)
- michemar

- 23 ott 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 11 giu 2022

Made in France - Obiettivo Parigi
(Made in France) Francia 2015 thriller 1h29’
Regia: Nicolas Boukhrief
Sceneggiatura: Nicolas Boukhrief, Éric Besnard
Fotografia: Patrick Ghiringhelli
Montaggio: Lydia Decobert
Musiche: Robin Coudert (Rob)
Malik Zidi: Sam
Dimitri Storoge: Hassan
François Civil: Christophe
Nassim Si Ahmed: Driss
Ahmed Dramé: Sidi
Nailia Harzoune: Zora
Nicolas Grandhomme: Herbelin
Assaad Bouab: imam
TRAMA: Sam è un giornalista che si infiltra nel sottobosco che frequenta le moschee parigine, stringendo amicizia con tre giovani che sognano di unirsi alla Jihad. Laurent Hassan, un francese convertito all'Islam, torna dal Medioriente per mettere in piedi una cellula terroristica e devastare Parigi. Quando Sam si reca alla polizia per denunciare i fatti, gli viene chiesto di indagare ulteriormente e di scoprire la catena di comando che sta sopra ad Hassan prima che sia troppo tardi.
Voto 6,5

È il destino del cinema, di quello reale. Narra tante volte avvenimenti veramente accaduti, da sempre, e spesso li esalta e li esagera, in altre occasioni li ammorbidisce per scelta d’autore o per esigenze di mercato. Succede insomma di tutto. Qualche volta, attenzione, elabora storie totalmente inventate e magari con uno spirito di concreta realtà o addirittura come avvertimento di possibile realizzazione. Fatto sta che questo film, che doveva uscire nelle sale francesi il 27 ottobre 2015, poi rinviato a metà novembre, mi sembra che non sia più comparso al pubblico. Perché? Perché il film racconta la storia di Sam, un giornalista francese che sfrutta la sua cultura musulmana per infiltrarsi nei circoli fondamentalisti della periferia di Parigi, in particolare una cellula parigina jihadista a cui è stato ordinato di seminare il caos nella capitale. Ai fini della sua indagine, il giornalista entra nella vita quotidiana di questi giovani arruolati da al-Qaeda fino a quando non possono più lasciarli. Ebbene proprio il 13 novembre del 2015 a Parigi ci fu una serie di attacchi terroristici di matrice islamica sferrati da un commando armato collegato all'autoproclamato Stato Islamico, comunemente noto come ISIS, che li ha successivamente rivendicati.
E così il film è rimasto inedito.

Il film mi è sembrato essenziale e contemporaneamente spaventato, perché quando si riesce a mostrare – anche se con canoni schematizzati dal modo consueto con cui si narra il mondo islamico radicalizzato, cioè senza renderlo leggendario – quell’ambiente che ci inorridisce così tanto subentra in noi spettatori il terrore di ritrovarcelo dietro casa, senza pensare che gli estremisti sono pur sempre una rarità nel nostro Paese e speriamo sotto controllo. Ad un certo punto il film sterza verso il puro thriller, mischiando la missione omicida e fondamentalista del gruppo protagonista con la tensione dell’intrigo poliziesco, della spia rivelata con i dubbi di chi prima era poco convinto e delle certezze che poi invadono la mente del dubbioso. E subentra anche l'aspetto umano quando giustamente il protagonista comincia a temere per la sua vita, rischio che c'era anche prima ma che, sotto le pressanti richieste della polizia, anche ricattatorie, aumenta a dismisura, mettendo a repentaglio anche la vita della moglie e del loro bambino.

Ciononostante, nulla viene meno al senso cronistico dei fatti a cui il regista puntava dalle intenzioni iniziali: molto buona la descrizione dell’ambiente delle moschee, legali e non, del forte ascendente dell’imam verso i fedeli e della tensione crescente che ci porta fino al finale, inevitabile sia in un senso che nell’opposto. Al limite va detto che questo finale si potrebbe considerare troppo accomodante, alquanto generoso. Ovviamente non è un grandissimo lavoro ma è un cinema realizzato da chi conosce bene l’ambiente della banlieue parigina e delle culture mescolate, anche per esperienza diretta e per cultura familiare: è solo pura fiction ma la realtà ha dato ragione in poco tempo alla storia filmata e sembrandoci così realistica e praticabile si prova maggior sgomento.

Da dove provengono queste nozioni di base e necessarie per trattare un argomento così delicato è presto detto: il regista Nicolas Boukhrief è figlio di padre imbianchino algerino e una madre bibliotecaria francese, e per essere sempre attendibile e verosimile sceglie come protagonista Malik Zidi, un ottimo attore che ha il papà di origine algerina e mamma bretone, dalla quale ha preso i tratti somatici (lineamenti celtici, capelli rossi e lentiggini, bastano i pochi frammenti iniziali del film per intuirlo) che per giunta parla anche arabo. Di sicuro non è stato scelto per caso.
Ma ciò che davvero colpisce è che sia film spaventosamente profetico.






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