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Priscilla - La regina del deserto (1994)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 6 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Priscilla - La regina del deserto

(The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert) 1994 commedia musicale 1h44’

 

Regia: Stephan Elliott

Sceneggiatura: Stephan Elliott

Fotografia: Brian J. Breheny

Montaggio: Sue Blainey

Musiche : Guy Gross

Scenografia: Owen Paterson

Costumi: Lizzy Gardiner, Tim Chappel

 

Hugo Weaving: Anthony “Tick” Belrose / Mitzi Del Bra

Terence Stamp: Bernadette Bassenger

Guy Pearce: Adam Whitely / Felicia Jollygoodfellow

Bill Hunter: Bob

Rebel Russell: Logowoman

John Casey: Bartender

June Marie Bennett: Shirley

Murray Davies: Miner

Julia Cortez: Cynthia Campos

Sarah Chadwick: Marion Barber

 

TRAMA: Felicia, Mitzi e Bernadette sono in viaggio verso Alice Springs, nel mezzo del deserto australiano, dove devono esibirsi in un cabaret. Felicia e Mitzi sono due travestiti, Bernadette è un transessuale. Il viaggio con Priscilla (il nome dell’autobus su cui si spostano) è il pretesto per una pirotecnica esibizione del più sfrenato kitsch e di molti calcolati isterismi, con parentesi di umanità.

 

VOTO 7



C’è chi attraversa l’Australia in camper, chi in moto… e poi c’è chi lo fa su un pullman color lavanda pieno di paillettes, pronto a sfidare l’outback a colpi di playback e eyeliner. Priscilla, la regina del deserto è questo: un viaggio improbabile dove un film come La Cage aux Folles compete contro Mad Max e può anche vincere!



Il vero asso nella manica è Terence Stamp, che interpreta Bernadette, una transessuale elegante e disillusa che si unisce ai drag Mitzi (Hugo Weaving) e Felicia (Guy Pearce) per una tournée nel nulla australiano. Attenzione: non è una trasformista “da copertina”, anzi: ciglia pesanti, reggiseno imbottito alla buona… ma una classe innata che nessun gavettone può sabotare. Bernadette è il tipo che può stendere un bifolco con un pugno alla John Wayne e poi scolarsi un drink come Dean Martin. E nel film deve fare entrambe le cose, spesso per difendere i suoi compagni da un’umanità non proprio arcobaleno amichevole.



Felicia è il membro più esplosivo del trio: ricco, viziato, vestito come se dovesse andare a un Pride ogni cinque minuti. Il problema? L’outback non è esattamente un quartiere metropolitano e i cowboy locali non apprezzano uomini in minigonna, nemmeno se la minigonna è un’opera d’arte fatta con infradito riciclate. Mitzi e Bernadette passano metà del viaggio a salvare Felicia dai guai. A volte con le mani, più spesso con lo spettacolo variopinto: piume d’ostrica, lustrini, playback su Gloria Gaynor, Village People, CeCe Peniston e ovviamente ABBA. Perché Felicia, tra l’altro, è talmente fan degli ABBA da portarsi dietro… un campione biologico di un membro del gruppo. Sì, esatto. Si prega non far domande…



Tra una rissa e un numero musicale, i tre litigano come in un reality di bassa lega. Felicia provoca, Mitzi sbotta, Bernadette media. Il viaggio ha una scusa ufficiale, una performance in un casinò sperduto, ma il vero motivo è che Mitzi (alias Tick) deve incontrare suo figlio per la prima volta. E tenta persino di recuperare la mascolinità per non scioccarlo. Peccato, menomale, che il bambino sia molto più equilibrato degli adulti. Bernadette, invece, trova un meccanico gentile che la guarda senza pregiudizi. Miracoli dell’outback?



Il regista Stephan Elliott ama i suoi personaggi, forse troppo: due ore di battutine e pettegolezzi possono diventare estenuanti. Per fortuna ci sono le pause panoramiche, quando i tre scendono dal bus e la natura australiana li inghiotte. Sono i momenti più belli: tre figure in drag contro l’immensità del deserto. Silenzio, spazio, respiro. Paradossalmente, è quando non parlano che dicono di più.



Terence Stamp (Bernadette) è la colonna portante del film: elegante, ironico, malinconico senza mai diventare caricatura. Porta una profondità che altrimenti mancherebbe del tutto. Hugo Weaving (Mitzi/Tick) è misurato, umano, sorprendentemente tenero. È lui a dare equilibrio al trio, con una performance che alterna fragilità e pragmatismo. Ed infine Guy Pearce (Felicia) è l’anima incendiaria del gruppo: esuberante, provocatorio, volutamente sopra le righe. A volte irritante, ma sempre magnetico.

Che spettacolo, ragazzi!



Riconoscimenti

Oscar 1995

Migliori costumi

Golden Globe 1995

Candidatura miglior attore in commedia/musical

Candidatura miglior commedia/musical

BAFTA 1995

Miglior trucco

Migliori costumi

Candidatura miglior attore Terence Stamp

Candidatura miglior colonna sonora

Candidatura miglior fotografia

Candidatura miglior sceneggiatura originale

Candidatura miglior scenografia

 


 
 
 

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