top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

Sputnik (2020)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 27 apr 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 3 giu 2023


ree

Sputnik

Russia 2020 horror/fantascienza 1h53’


Regia: Egor Abramenko

Sceneggiatura: Oleg Malovichko, Andrey Zolotarev

Fotografia: Maxim Zhukov

Montaggio: Aleksandr Puzyryov, Egor Tarasenko

Musiche: Oleg Karpachev

Scenografia: Mariya Slavina


Oksana Akinshina: Tatyana Yuryevna Klimova

Fyodor Bondarchuk: col. Semiradov

Pyotr Fyodorov: Konstantin

Anton Vasiliev: Yan Rigel

Vitaliya Korniyenko: Tatyana giovane

Aleksey Demidov: Kirill Averchenko


TRAMA: L'unico sopravvissuto di una sfortunata missione spaziale rientra a casa. Ma non è da solo: nel suo corpo è nascosta una creatura molto pericolosa. La sua unica speranza di salvezza risiede in una dottoressa pronta a fare tutto il possibile per non perdere il suo paziente.


Voto 7

ree

Siamo nella Unione Sovietica del 1983 all’apice della Guerra Fredda e le due superpotenze militari si sfidano anche nello spazio, spendendo fiumi di denaro per prestigio internazionale e per non farsi superare dal nemico nella corsa dei viaggi oltre l’atmosfera terrestre. Non sono ancora conosciute con sicurezza le conseguenze sul corpo umano dopo i voli e gli studi cercano di approfondire l’aspetto fisico e mentale dopo queste pericolose esperienze. Il cinema si è tanto occupato di questi esperimenti traendone interessanti storie di fantascienza e spingendo sul pedale della fantasia spesso le ha colorite e caricate fino agli aspetti horror, con vicende fantastiche e a volte perfino inverosimili perché il campo è vasto e lascia tanto margine all’immaginazione. È l’horror che comunque la fa da padrone, terreno in cui gli sceneggiatori aprono scenari inquietanti di mostri alieni pronti a sfruttare il corpo dell’uomo come mezzo per trasporto e invasione del nostro pianeta.

ree

Il debutto del giovane regista Egor Abramenko è un film fantascientifico che imbocca proprio questa strada, ma definire il genere di questo esordio come horror (così come è stato classificato dalle rubriche specializzate) è troppo semplicistico e fuorviante. L’autore certamente riprende le fila del discorso lanciato da tanto tempo e rimasto in sospeso da grandi registi come Ridley Scott e John Carpenter, cioè i mostri alieni che entrano in contatto con gli umani e ne abitano il corpo con scopi ben precisi, ma lui va oltre e non firma un semplice racconto di fantascienza materiale. Va oltre e lo fa con una consapevolezza che meraviglia per intelligenza e bellezza. Tatyana Yuryevna Klimova è una giovane valentissima psichiatra che ha avuto il coraggio di rischiare una temeraria terapia per curare e guarire un ragazzo di 17 anni, tecnica che, in quanto rischiosa e lontana dalla dottrina ufficiale, a maggior ragione in una nazione come l’Unione Sovietica dove tutto è sotto stretto controllo, è stata ritenuta inopportuna dalla commissione che la sta giudicando. Lei difende le sue scelte perché i risultati le hanno dato ragione ma sta rischiando punizioni sgradite. A tirarla fuori da ogni impaccio e condanne, si presenta il colonnello Semiradov, il quale, a conoscenza della situazione della donna e confidando nella sua eccellenza e intelligenza, la convince a collaborare con lui per un caso estremamente difficile: il volo di rientro di una navicella spaziale con due uomini a bordo ha restituito un morto e un sopravvissuto che accusa degli strani – e all’inizio non ben precisati – disturbi. L’esercito sovietico ha bisogno di lei.

ree

Tatyana avrà il delicato compito di valutare dal punto di vista scientifico lo stato di salute fisico e psicologico dell’astronauta Kostantin, fortemente disturbato anche dal punto di vista emotivo. Ma la realtà si mostrerà molto più inquietante di quella presentata dall’ufficiale. L’uomo è “abitato” da un mostro alieno che fuoriesce dalla bocca ogni notte, quando lui è nel sonno più profondo, per rientrarvi sempre ad orari precisi. Innegabile che il fenomeno faccia subito venire in mente le terribili sequenze di Alien e La cosa degli autori succitati, ma sarebbe un grave errore mettere sullo stesso piano questi film. E non perché questi due sono intoccabili totem della storia del cinema, bensì perché il superlativo Egor Abramenko apre orizzonti mai o poco trattati in precedenza.

ree

L’alieno è in chiara simbiosi con l’uomo in cui vive, l’uno non riesce a fare a meno dell’altro, e il rapporto che si sviluppa tra la dottoressa e l’astronauta diventa giorno dopo giorno sempre più intenso, anche personale. Le intuizioni della donna sono sia di carattere strettamente medico che psicologico e l’osservazione meticolosa del comportamento dell’uomo e del suo mostro la portano a dedurre importanti scoperte. Alla pari di quelle militari che la costringono a correre numerosi rischi: il colonnello fa continui rapporti a Mosca mentendo sui passi avanti che lo studio sta realizzando. Ecco quindi un altro aspetto che il regista sceglie di affrontare con il suo film. Si alza ancora una volta quel sipario di ambiguità e falsità che ha caratterizzato l’impero sovietico, con i servitori dello stato che spesso hanno nascosto verità che non dovevano essere rivelate, segreti nascosti all’opinione pubblica, esperimenti portati avanti anche a costo delle vite umane. Condannati per crimini gravi mandati a morire per testare la famelicità dell’alieno durante le sue “uscite”, isolamento totale dell’astronauta che non può neanche dare minime notizie sulla sua salute alla madre che attende ansiosamente, controllo totale del comportamento con telecamere poste in ogni angolo del centro militare segreto. È anche un film cupo che parla di eroismo, patriottismo, virilità, espressioni cioè di simboli identitari di una nazione che è nello stesso tempo in crisi di ideologia. Di crisi in generale. Il mondo mostrato dal regista è un mondo separato dall’umanità, anche da quella riferita al sentimento delle persone. Non è difficile persino leggere riferimenti alla Russia di oggi, isolata e sospetta verso tutti, protetta dalla cintura dei piccoli stati che la circondano e che non possono mai alzare la testa.

ree

L’uomo e il parassita, il parassita e l’uomo. Un cittadino può essere un parassita dello stato? E lo stato non sfrutta le qualità intrinseche dei suoi abitanti? La ricostruzione architettonica e caratteriale che Egor Abramenko riesce a realizzare è stupefacente e fedele al nostro immaginario: edifici dagli interni asetticamente puliti, spogli, essenziali, geometricamente lineari, gelidi, visioni che acuiscono il senso matematico dell’ambientazione. Ed inoltre eccellente maniera di fotografare le situazioni, di inquadrare i personaggi e gli ambienti. Notevole attitudine a raccontare con dialoghi efficacissimi e rigorosi i caratteri, i comportamenti, le reazioni. Capacità di unire ad un racconto di fantascienza aspetti psicologici che si rivelano determinanti per il contenuto del film. Ma tutto ciò sarebbe rimasto inutile e inutilizzato senza un cast di attori adeguati, su cui emerge prepotente la bellissima e bravissima Oksana Akinshina, senza la quale il film credo non sarebbe quello che ho ammirato. Franca, diretta, di carattere, il personaggio pare le sia cucito addosso, alla perfezione. Attrice nota più che altro per i diversi film girati nella madrepatria, è apparsa anche in produzioni internazionali come The Bourne Supremacy, ma sono convinto che meriterebbe altre migliori occasioni.

ree

Un eccellente film, una bellissima scoperta, non un semplice lungometraggio di horror o di fantascienza: eccettuata qualche rara sequenza del mostro alieno, il film non è un raro esempio di cinema intelligente e profondo che tratta e mescola i due generi. Di sicuro in futuro bisognerà tenersi al corrente dei lavori di questo regista.



 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page