Aspromonte - La terra degli ultimi (2019)
- michemar

- 17 gen 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 14 ott 2025

Aspromonte - La terra degli ultimi
Italia 2019 dramma 1h29’
Regia: Mimmo Calopresti
Soggetto: Pietro Criaco (Via dall'Aspromonte)
Sceneggiatura: Mimmo Calopresti, Monica Zapelli
Fotografia: Stefano Falivene
Montaggio: Esmeralda Calabria, Andrea Bonanni, Valerio Quintarelli
Musiche: Nicola Piovani
Scenografia: Pasquale Tricoci, Giuliano Pannuti
Costumi: Maria Fassari
Valeria Bruni Tedeschi: Giulia Tedeschi
Marcello Fonte: Ciccio Italia "U Poeta"
Francesco Colella: Peppe Morabito
Marco Leonardi: Cosimo "Spaccapietre"
Sergio Rubini: don Totò
Elisabetta Gregoraci: Maria
Francesco Grillo: Andrea
Romina Mondello: Cicca
Carlo Marrapodi: Salvatore Massaro
Costantino Comito: maresciallo
TRAMA: Ad Africo, un paesino arroccato nella valle dell'Aspromonte calabrese, alla fine degli anni '50, una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo e perché non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal sindaco. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe, decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Giulia, la nuova maestra elementare, viene dal Nord e vuole insegnare l'italiano, ma per il brigante don Totò, Africo non può diventare davvero un paese italiano.
Voto 6,5

Vedendo il film, il pensiero mi è andato ad un libro che ho amato molto, Fontamara di Ignazio Silone: stesse atmosfere, stessa povera gente continuamente presa in giro dal potente del luogo, che subisce angherie e ingiustizie, stesso popolo lasciato “indietro”, come si suol dire oggi politicamente. Siamo in un paesino sperduto sugli appennini calabresi dell’Aspromonte, ad Africo, dove la gente manco più sogna il riscatto, tanto è rassegnata alla vita minima che si possono permettere: non c’è acqua, corrente elettrica, scuola elementare, neanche un dottore, causa per cui muore una donna in procinto di partorire. È la terra degli ultimi della terra, quella dei dimenticati. Anzi, di più: è Africo vecchia, quella posta in alto, mentre giù in quella nuova impera la criminalità locale.

Gli uomini forti di carattere sognano una strada almeno lastricata di pietre per poter arrivare a valle e non rischiare più la vita nel momento dei soccorsi ma il potente don Totò non vuole e quando arriva una maestrina del Nord (da Como!) qualcosa succede, l’aula viene riaperta nonostante i bambini servano alle famiglie per ogni tipo di lavoro. Tutto e tutti sono contro i poveri abitanti: i carabinieri, il sindaco che non si fa mai vedere e non mantiene alcuna promessa, la stampa che si fa viva raccontando di folclore arretrato. Lo Stato non è assente, semplicemente non esiste.

“È una storia vera per far rivivere quello che siamo stati, e ricordarlo a chi guarda”, dice Mimmo Calopresti “Ci tenevo molto a raccontare persone in condizioni disperate, senza niente, che anelavano ad arrivare alla marina per raggiungere un medico, o una maestra, e si sono rivelate capaci di prendere in mano la loro vita e fare una rivoluzione. In questo film racconto dei vincenti che, insieme, hanno fatto una battaglia per contare. Quando ho cominciato a girare, il tema mi sembrava lontano dall'oggi, ma poi mi sono accorto che i problemi sono sempre gli stessi al Sud, come dappertutto, e che Africo potrebbe essere la capitale del mondo. Insomma gli “ultimi” c'erano allora e ci sono oggi e penso in questo momento agli operai dell'Ilva.”

Ottimi tutti gli attori, a cominciare dalla maestra Valeria Bruni Tedeschi, passando dal cattivo Sergio Rubini, lo spaccapietre Marco Leonardi, e fino all’impareggiabile Marcello Fonte, il personaggio più poetico e sognatore di Africo. Forse anche del cinema italiano di oggi.
Riconoscimenti
2020 - Globo d'oro
Migliore attrice a Valeria Bruni Tedeschi
Candidatura migliore musica
Candidatura migliore fotografia
2020 - Nastro d'argento
Nastro della legalità a Mimmo Calopresti
2020 - Ciak d'oro
Candidatura miglior regista





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