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C’era una volta in America (1984)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 1 gen 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 14 gen

C’era una volta in America

Once Upon a Time in America

Italia USA 1984 dramma/gangster 3h49’/4h36’


Regia: Sergio Leone

Soggetto: Harry Grey (The Hoods)

Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini, Sergio Leone

Fotografia: Tonino Delli Colli

Montaggio: Nino Baragli

Musiche: Ennio Morricone

Scenografia: giovanni Natalucci

Costumi: Gabriella Pescucci


Robert De Niro: David "Noodles" Aaronson

James Woods: Maximilian "Max" Bercovicz

Elizabeth McGovern: Deborah Gelly

Joe Pesci: Frankie Monaldi

Burt Young: Joe

Tuesday Weld: Carol

Treat Williams: James Conway O'Donnell

Danny Aiello: cap. Vincent Aiello

Richard Bright: Chicken Joe

James Hayden: Patrick "Patsy" Goldberg

William Forsythe: Philip "Cockeye" Stein

Darlanne Fluegel: Eve

Larry Rapp: "Fat" Moe Gelly


TRAMA: Anni Venti: due ragazzini ebrei, Max e Noodles, iniziano la loro carriera nella malavita con piccoli traffici. Noodles, innamorato di Deborah, finisce in prigione e ne esce durante il proibizionismo. La banda continua a fare affari d'oro, ma a poco a poco tra Max e Noodles il rapporto si va guastando. Un giorno, Max resta ucciso in uno scontro a fuoco: ormai Noodles è veramente solo, ma trent'anni dopo riceve una lettera.


Voto 9



Sergio Leone era stato impegnato per così tanto tempo a girare la sua spettacolare serie di western in Italia, che l'ambientazione di questo film segnò un cambiamento radicale. Invece dei grandi spazi aperti del deserto, Leone fece costruire un'elaborata riproduzione del Lower East Lide di New York dove si svolge la storia di diverse generazioni di gangster che si incontrano e si scontrano nel corso degli anni.



Il film, che inizia durante il proibizionismo e arriva alla fine degli anni 60, narra le avventure dei due partner nel crimine Robert De Niro e James Woods, capi della malavita in cui il cui differente approccio porta inevitabilmente al conflitto. Noodles (De Niro) è più calmo e incline alla depressione mentre Max (Woods) rappresenta il suo opposto impulsivo. La storia segue le tracce dei due in momenti diversi: 1921, 1933 e 1968 e ogni volta i personaggi ci ricordano la loro incapacità di cambiare.



Il film, che ha diverse durate a seconda della versione (quella estesa dura più di 4 ore), è quello più lungo e struggente di Leone. La narrazione procede con la stessa nube narcotica della fumeria d'oppio dove Noodles medita sulla sua vita difficile. Come sempre, Leone è molto attento ai dettagli del periodo e alla composizione e ancora una volta sottolinea la sua preferenza per il potere delle immagini sul dialogo. La storia si sviluppa attraverso sguardi frementi, occhiate a sfondo sessuale e sogghigni a malapena nascosti. Quest'opera di tono elegiaco è magistralmente sostenuta dalla colonna sonora indimenticabile di Ennio Morricone.



Il film è costruito come un viaggio nella memoria di Noodles: passato, presente e futuro si intrecciano in un flusso che imita il modo in cui ricordiamo. La memoria non è lineare, ma un mosaico di colpe, rimpianti e possibilità mancate. È un uomo definito da ciò che ha fatto e da ciò che non ha avuto il coraggio di fare. Ogni bivio della sua vita ha comportato una perdita: scegliere Max significava perdere Deborah; scegliere l’ambizione significava perdere se stesso. Il film insiste sull’idea che ogni strada imboccata ne chiude un’altra per sempre e che il prezzo delle scelte è irreversibile. Il legame con Max è simbiotico: leader e seguace, bisogno e riconoscimento. È un’amicizia che diventa prigione, alimentata da ambizione, gelosia e possesso. Il tradimento finale non è solo un colpo di scena, ma la logica conclusione di un rapporto tossico e irrisolto. Deborah invece rappresenta la possibilità di un’altra vita, più alta, più luminosa. Ma Noodles non riesce mai a raggiungerla davvero. Il loro rapporto è segnato da incomprensioni, desideri non detti e, infine, da un atto di violenza che spezza ogni possibilità di redenzione sentimentale. È un uomo che si autodistrugge: la colpa lo accompagna come un’ombra. Eppure, nel confronto finale con Max, trova una forma di pace. Rifiutare la vendetta è il suo unico gesto davvero libero, l’unico che gli permette di riconciliarsi con ciò che resta di sé. Il finale aperto - il sorriso, l’oppio, il possibile sogno - suggerisce che la storia potrebbe essere un’elaborazione mentale, un tentativo di dare un senso al caos della vita.



Purtroppo Sergio Leone morì poco dopo le riprese, per cui il film rappresenta l'affascinante conclusione di una carriera leggendaria. Pur mancando in parte della forza e dell’inventiva dei suoi spaghetti western, più viscerali e ricchi di carattere, il film offre momenti straordinariamente intensi e la narrazione è più lenta ma pienamente rappresentativa del gusto del regista e del suo controllo sicuro di ogni parametro della regia.



Riconoscimenti

1985 - Golden Globe

Candidatura migliore regia

Candidatura migliore colonna sonora

1985 - Premio BAFTA

Migliori costumi

Miglior colonna sonora

Candidatura migliore regia

Candidatura miglior attrice non protagonista a Tuesday Weld

Candidatura migliore fotografia



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