Caccia all’agente Freegard (2022)
- michemar

- 17 apr
- Tempo di lettura: 5 min

Caccia all’agente Freegard
Rogue Agent
UK Germania USA 2022 thriller biografico 1h55’
Regia: Declan Lawn, Adam Patterson
Soggetto: Michael Bronner (articolo)
Sceneggiatura: Michael Bronner, Adam Patterson, Declan Lawn
Fotografia: Larry Smith
Montaggio: Mags Arnold
Musiche: Hannah Peel
Scenografia: Catrin Meredydd
Costumi: Emily-Rose Yiaxis
James Norton: Robert Freegard
Gemma Arterton: Alice Archer
Marisa Abela: Sophie Jones
Sarah Goldberg: Jenny Jackson
Shazad Latif: Sonny Chandra
Jimmy Akingbola: Andrew
Freya Mavor: Mae Hansen
Edwina Findlay: agente speciale Sandy Harland
Julian Barratt: Phil
TRAMA: Robert Hendy-Freegard per più di dieci anni si è fatto passare per un agente dei servizi segreti britannici: ingannando le sue vittime e convincendole di essere sotto tiro da parte dell’IRA, le ha costrette anno dopo anno a sborsare ingenti quantità di denaro con cui pagare la sua presunta opera di protezione.
VOTO 6,5

Spesso capita di vedere film, diciamo, fantasiosi, con trame che raccontano avvenimenti poco credibili, di individui sfrontati che raggirano con una facilità inverosimile chi viene in contatto con loro. Si giudica il film come un facile intrattenimento e si passa oltre. Potrebbe essere il caso del lungometraggio d’esordio della coppia di registi Declan Lawn e Adam Patterson, che lavorano assieme anche da sceneggiatori e produttori per opere televisive, ed invece la sorpresa: tutto vero, incredibilmente vero. Il soggetto viene fornito a loro dal giornalista Michael Bronner (cosceneggiatore) tramite un articolo di giornale che svelò la paradossale storia fatta di inganni da parte di un giovanotto di bell’aspetto che riusciva ad ingannare con disarmante facilità le donne, giovani e mature, che abbordava per spillare notevoli somme di denaro.

La strategia di quest’uomo, che adottava un cognome ispirato al suo e a quello della moglie (ebbene sì, aveva anche una famiglia con due piccole figlie) che combinava a seconda delle occasioni – ecco spiegato il “Freegard-Hansen” – era quella di arrivare in un posto, farsi assumere in un qualunque lavoro (barista, venditore si auto di lusso) agganciare donne sole e abbordabili, conquistarle con gentilezze, cortesie e corteggiamenti per nulla aggressivi, per poi passare all’attacco prima con la passione sentimentale (e sessuale) e poi con richieste di denaro con i pretesti più vari, spacciandosi sempre (al momento opportuno) per un agente segreto dell’MI5 in incognito, costretto ad usare occupazioni e nomi come copertura, facendosi credere (e qui è un abilissimo imbroglione) e promettendo protezione perché la temibile IRA irlandese le metteva in grave pericolo. Robert Freegard è infatti un venditore di BMW e Ferrari quando ha modo di accalappiare la rampante avvocatessa Alice Archer facendola innamorare. Questa piacente donna resta incantata come le altre e nonostante le varie perplessità che le sorgono lui riesce sempre e in tanti modi a convincerla del contrario.

Il film, di certo interessante, ci narra con una certa abilità narrativa (la materia prima non manca) come si costruisce un inganno e cosa serve per spezzarlo. Non il ritratto di un truffatore, ma la storia di chi trova la forza di guardarlo negli occhi e non credergli più. Come appunto la bella legale. Il film segue due linee: da un lato mostra come Freegard costruisca l’inganno attraverso fascino, calma e piccoli dettagli che creano fiducia e dall’altro racconta il percorso di Archer, donna lucida e determinata che, dopo essere caduta nella sua rete, decide di smascherarlo.
Robert Freegard (James Norton) è un uomo dal fascino calmo e controllato che si presenta con questa identità costruita con cura, riesce a convincere alcune persone vulnerabili che la loro vita è in pericolo e che devono affidarsi completamente a lui per sfuggire a presunte minacce terroristiche. Attraverso un mix di carisma, manipolazione psicologica e pressione costante, crea un sistema di dipendenze emotive e materiali che gli permette di controllare le sue vittime e di ottenere denaro, obbedienza e isolamento. La sua routine cambia quando incontra Alice (Gemma Arterton), un’avvocata brillante e indipendente, attratta dalla sua sicurezza ma anche insospettita da alcune incongruenze nella sua storia personale. Mentre la relazione tra i due si intensifica, lei inizia a notare dettagli che non tornano: nomi ambigui, assenze improvvise, racconti che cambiano sfumatura. Spinta dal dubbio, decide di indagare sul passato dell’uomo, scoprendo tracce di persone scomparse, debiti, identità multiple e comportamenti inquietanti.
La ricerca la porta a incrociare altre vittime, ciascuna segnata da un diverso tipo di dipendenza emotiva o economica. Mentre il quadro si fa più chiaro, la donna comprende la portata dell’inganno e la pericolosità dell’uomo che ha accanto. Da quel momento, la sua vita si intreccia con un’indagine sempre più complessa, in cui fiducia, paura e determinazione si scontrano. La storia segue il suo tentativo di smascherare Robert e di proteggere chi è ancora intrappolato nella sua rete, in un crescendo di tensione che mette in gioco identità, relazioni e verità.
Il thriller alterna seduzione e sospetto, rivelando gradualmente la portata delle sue menzogne e il danno emotivo inflitto alle persone coinvolte. Quando Alice comprende la verità, passa all’azione collaborando con le autorità e con altre vittime, fino alla cattura e al processo. Sia convincendo l’indeciso agente di polizia Sonny Chandra che l’agente speciale americana Sandy Harland, i quali assieme a lei riescono a smascherare il criminale “canaglia”, come definisce quel tipo di delinquenti il detective privato a libro paga della donna, il quale con l’esperienza di ex poliziotto sa come condurre indagini per scoprire il passato celato dal protagonista del titolo.
C’è poco da riflettere sul film, che non porta messaggi o contenuti morali, non ci porta a deduzioni moralistiche: è solo una sconcertante storia realmente avvenuta negli Anni ’90 che si stenta a credere vera tanto è fantasiosa e rivela solo di quale abilità di convincimento e di fascino fosse dotato l’intraprendente Robert. L’unica riflessione che consegue è come siano state ingenue e deboli le donne circuite: è disarmante come siano cadute nella trappola così facilmente. Sembra incredibile. Ancor più quando si osserva l’intelligenza, l’intraprendenza e la vivacità di una donna come Alice. Eppure, aveva funzionato, almeno fino ad un certo punto.
La regia del duo Declan Lawn-Adam Patterson non fa grandi acrobazie ma sa condurre in porto con buona mano l’intera vicenda programmando il film come un vero thriller di finzione, quindi mantenendo sempre alta l’attenzione, pur se lo spettatore intuisce la verità abbastanza presto. Evidentemente anche con un montaggio intelligente. Tutto è il cast è credibile, anche i giovani attori di secondo piano, ma ovviamente gli elogi vanno attribuiti sia al bravo James Norton che alla sempre piacente Gemma Arterton, che stavolta assume i toni e il portamento di una donna sola e di classe, molto presa dal suo lavoro nello studio legale di pregio dove sta scalando la piramide. Immagino che il post-finale, che ci mostra il nuovo lavoro a cui si dedica la sua Alice, sia frutto solo di immaginazione giusto per dare un tocco di humor inglese ad una storia incredibile.
Film piacevole, non c’è dubbio.

























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