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Cime tempestose (2026)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 18 lug
  • Tempo di lettura: 6 min

Cime tempestose

Wuthering Heights

UK USA 2026 dramma 2h16’

 

Regia: Emerald Fennell

Soggetto: Emily Brontë (romanzo)

Sceneggiatura: Emerald Fennell

Fotografia: Linus Sandgren

Montaggio: Victoria Boydell

Musiche: Anthony Willis, Charli XCX

Scenografia: Suzie Davies

Costumi: Jacqueline Durran

 

Margot Robbie: Catherine Earnshaw

Jacob Elordi: Heathcliff

Charlotte Mellington: Catherine da giovane

Owen Cooper: Heathcliff da giovane

Hong Chau: Nelly Dean

Vy Nguyen: Nelly da giovane

Shazad Latif: Edgar Linton

Alison Oliver: Isabella Linton

Martin Clunes: signor Earnshaw

Ewan Mitchell: Joseph

Amy Morgan: Zillah

Jessica Knappett: signora Burton

 

TRAMA: Heathcliffe e Catherine sono protagonisti di una storia d’amore appassionata e tumultuosa, intensa e distruttiva. Heathcliff, cresciuto orfano e trattato con sufficienza per la sua condizione, non viene del tutto accettato da Catherine: nonostante l’amore silenzioso che li lega da sempre, infatti, lei decide di sposare Edgar per questioni di interesse economico e di status sociale.

 

VOTO 5,5

 

 

Numerose le versioni della storia appassionante tra Cathy e Heatcliff raccontate dal romanzo omonimo di Emily Brontë, immersi nelle affascinanti e malinconiche brughiere dello Yorkshire, cominciate nel lontano 1920 con un’opera al tempo del muto, ma resa celebre soprattutto con la pellicola del 1939 di William Wyler (La voce nella tempesta) con Lawrence Olivier e Merle Oberon, la versione senz’altro più bella e fedele all’appassionante libro. Importante ma non apprezzata poi quella di 1992 di Peter Kosminsky con Ralph Fiennes e Juliette Binoche, anch’essa fedele ma caratterizzata dal finale prolisso e da un particolare “corsi e ricorsi” con una storia che si ripete con i discendenti sosia. Emerald Fennell ne riprende per ultima (per ora) le fila con una visione non molto gotica e, come ci si poteva attendere, più glamour che bada più alla modernità e al botteghino, potendo sfruttare, anche lei, i nomi dei due interpreti famosi e molto in auge nel cinema odierno.

 

 

Innanzitutto la bellissima Margot Robbie – sempre produttrice della regista e qui anche protagonista – e l’attraente Jacob Elordi, due volti di gran successo che stanno solo a significare, visto il risultato, la possibilità di sfruttare la loro avvenenza. Dopo i primi due film, i sorprendenti Una donna promettente e Saltburn, riecco Emerald Fennell con il suo femminismo moderno a dimostrare la cattiveria dell’uomo e a difendere la libertà e l’indipendenza femminile, più che mai, stravolgendo non poco la scrittura originale con la presentazione di uomini cattivi e perfino violenti per esaltare le angherie subite dalle sue eroine inarrendevoli, partendo dalla Cassie (Carey Mulligan) del primo film per approdare a questa ennesima Catherine, eliminando nel contempo alcuni personaggi come il fratello cattivo, alcolizzato e prepotente del romanzo e trasformando il papà Earnshaw da buon padre e generoso che adotta uno sporco ragazzino dalla strada del libro a un genitore che perde tutto al gioco e maltratta il pervenuto in casa fino a ridurlo ad uno schiavo da stalla. Altra importante differenza è la figura di Edgar, in origine un elegante, generoso e colto signore in un personaggio qualsiasi persino ignorante e poco attraente (nel film di Wyler era interpretato dal giovane David Niven, sempre elegantissimo).

 

 

Nel XVIII secolo, nelle brughiere dello Yorkshire, la giovane Catherine Earnshaw (Margot Robbie) cresce nella tetra tenuta di Cime Tempestose insieme all’amica Nelly Dean (Hong Chau). Il ritorno del padre (Martin Clunes) da Liverpool porta con sé un ragazzino salvato dalla miseria, Heathcliff (Jacob Elordi), che Catherine accoglie con un’immediata, feroce protezione. I due diventano inseparabili, legati da un sentimento viscerale che sfida le convenzioni sociali e l’ambiente violento in cui vivono. L’alcolismo del signor Earnshaw e la sua crudeltà segnano profondamente Heathcliff, che porta sulla pelle le ferite delle punizioni inflitte per difendere Cathy. Con il passare degli anni, la casa cade in rovina mentre Cathy sogna una vita diversa, più luminosa e ricca, lontana dalla brutalità quotidiana. L’arrivo dei vicini di Thrushcross Grange, Edgar (Shazad Latif) e Isabella Linton (Alison Oliver), apre una breccia nel suo immaginario: Cathy vede in Edgar una via di fuga, un possibile riscatto sociale. Heathcliff, invece, percepisce la distanza crescente e ne soffre, incapace di competere con il mondo elegante dei Linton. La tensione tra i due cresce, alimentata da gelosia, desiderio e frustrazione. Un incidente porta Cathy a trascorrere settimane nella villa dei Linton, dove Edgar si innamora di lei. Al suo ritorno, Heathcliff è ferito dall’abbandono e dalla trasformazione della ragazza.

 

 

Quando Edgar chiede a Cathy di sposarlo, lei accetta pur non amandolo, convinta che quel matrimonio sia l’unica possibilità di elevarsi socialmente e, in qualche modo, di aiutare anche Heathcliff. Ma il ragazzo ascolta solo la parte del discorso in cui Cathy afferma che sarebbe degradante sposarlo, senza sentire la confessione del suo amore. Distrutto, Heathcliff fugge. Cathy tenta di annullare le nozze, ma alla fine sposa Edgar e si trasferisce a Thrushcross Grange, dove conduce una vita agiata ma tormentata dal rimpianto. Cinque anni dopo, Heathcliff ritorna trasformato: elegante, ricco, determinato a reclamare ciò che ha perduto. Il loro incontro riaccende un desiderio feroce e incontrollabile. Cathy gli confessa l’amore mai sopito e i due iniziano una relazione clandestina, mentre lei nasconde la gravidanza. La scoperta che Nelly ha manipolato la verità anni prima, impedendo a Heathcliff di ascoltare la sua dichiarazione d’amore, spezza definitivamente il rapporto tra Cathy e la sua dama di compagnia. Nelly rivela tutto a Edgar, che proibisce a Cathy di vedere Heathcliff. La tensione esplode quando il giovane, accecato dalla gelosia e dalla rabbia, decide di sposare Isabella solo per ferire Cathy.

 

 

Il matrimonio tra Heathcliff e Isabella si rivela un incubo: lui la sevizia, la umilia e la costringe a scrivere lettere quotidiane a Cathy, che però non riceverà mai perché Nelly le brucia. Cathy, devastata, si chiude nella sua stanza, smette di mangiare e finisce per ammalarsi gravemente, fino a un aborto spontaneo. Solo quando Nelly riconosce i segni della setticemia, comprende la gravità della situazione. Cathy, negli ultimi momenti di lucidità, perdona l’amica. Nelly corre a Cime Tempestose, libera Isabella e avverte Heathcliff che Cathy sta morendo. Lui cavalca disperatamente verso Thrushcross Grange, ma arriva troppo tardi: Edgar gli comunica che Cathy è già morta. Lui abbraccia il corpo senza vita della donna che ha amato ossessivamente, implorandola di perseguitarlo per tutta la vita, incapace di immaginare un’esistenza senza di lei. Il ricordo della loro infanzia, quando Cathy lo consolò dopo un pestaggio, riaffiora come un giuramento infranto: quello di non lasciarsi mai. La tragedia si chiude con un amore che, incapace di trovare forma nel mondo reale, sopravvive solo come tormento eterno. Se Wyler terminava con una sequenza onirica e romantica, qui il finale è solo e ordinariamente drammatico.

 

 

Se altrove l’amore tra i due è appassionante come i romanzi ottocenteschi, qui è calore sessuale puro, con scene a volte prolungate che potevano e dovevano essere accorciate. Ma soprattutto, se Margot Robbie è abbastanza adatta al personaggio e recita adeguatamente, senza mai eccellere (a dirla tutta), è Jacob Elordi che delude parecchio essendo, a mio parere, totalmente fuori ruolo. L’interpretazione è molto deludente, specialmente se messa a confronto con la pronuncia e l’intensità dei due attori degli altri due film che ho studiato prima di osservare questo: i belli e tenebrosi Olivier e Fiennes (specialmente il primo) sono due superbi interpreti e messi al confronto con questo gli fanno fare solo una pessima figura. E neanche tanto tenebroso, quanto invece feroce e vendicativo, oltre che abusante.

 

 

Come detto all’inizio è solo una versione glamour, una messa in scena “costruita”, per nulla sincera e appassionante che chiede solo di essere accettata. Si nota principalmente le barricate tra i due sessi come visti da sempre dalla regista, mentre “il” sesso, visti i due attori, diventa un elemento primario anche se scene hot non se ne vedono. Belli sono belli, ma non basta.

 

 

Traendo, quindi, le mie conclusioni, Emerald Fennell – che ha costituito un cast tecnico quasi tutto al femminile - affronta la storia come un corpo vivo, non come un monumento letterario. Il suo adattamento è una rilettura radicale che scortica la patina romantica e restituisce la storia alla sua natura più fisica, brutale, sensoriale. Le brughiere diventano pelle, vento, fango; i personaggi non sono figure gotiche ma organismi attraversati da desideri che non conoscono mediazione. Catherine e Heathcliff emergono come due forze elementari, incapaci di esistere separati, incapaci di non ferirsi insieme. Margot Robbie costruisce una Catherine febbrile, tridimensionale, che rifiuta la disciplina sociale e cerca un amore totale, mentre Jacob Elordi dà a Heathcliff una presenza che è cicatrice, risentimento, fame di rivalsa. Il film lavora sul corpo come linguaggio: costumi, fotografia, musica e spazi diventano estensioni emotive, superfici che amplificano tensioni e ossessioni. Questa versione è volutamente (conoscendo la regista) divisiva: rifiuta la compostezza, abbraccia l’eccesso, spinge il melodramma verso una dimensione dove eros e annientamento coincidono. Fennell non cerca equilibrio né fedeltà museale: sceglie l’esposizione, la combustione, la frattura. A volte lo stile sovrasta la sostanza, a volte l’anacronismo diventa gesto concettuale, ma sempre con un’intenzione chiara: riportare la storia al suo nucleo più disturbante, quello dell’amore come forza che destabilizza, non che consola. Il risultato è un film che non chiede approvazione, ma disponibilità ad essere accettato com’è visto dall’autrice.

 

 

I due li ho già giudicati ed anche la regia, di apprezzabile trovo (e non è la prima volta) la bravissima Hong Chau, che è inappuntabile, come d’altronde accade all’ineccepibile ed esperto Martin Clunes. Da notare infine il giovanissimo che interpreta Heatcliff da adolescente: lo straordinario Owen Cooper che ci ha fatto sobbalzare letteralmente nella premiatissima miniserie Adolescence.

Film non imperdibile, solo spettacolo. Poca cosa, insomma. Occasione persa.

 


 
 
 

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