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Colpire al cuore (1982)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 10 dic 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 3 gen

Colpire al cuore

Italia, Francia 1982 dramma 1h45’


Regia: Gianni Amelio

Sceneggiatura: Vincenzo Cerami

Fotografia: Tonino Nardi

Montaggio: Anna Rosa Napoli

Musiche: Franco Piersanti

Scenografia: Marco Dentici

Costumi: Lina Nerli Taviani


Jean-Louis Trintignant: Dario

Fausto Rossi: Emilio

Laura Morante: Giulia

Sonia Gessner: madre di Emilio

Vanni Corbellini: Sandro

Laura Nucci: madre di Dario

Matteo Cerami: Matteo

Vera Rossi: sorella di Emilio


TRAMA: Il difficile rapporto fra l’adolescente Emilio e suo padre Dario, professore universitario, viene messo a dura prova dalla tensione degli anni di piombo. Emilio, un ragazzo di quindici anni, assiste ad un attentato e riconosce nel terrorista rimasto ucciso un allievo di suo padre che era recentemente venuto a far visita con un'amica nella residenza di campagna della famiglia.


Voto 7



La storia del film è incentrata sul rapporto di Emilio, un ragazzo minorenne intelligente e sensibile, con suo padre Dario che insegna all'Università di Milano. Durante una visita nella casa di campagna della nonna nei dintorni di Bergamo, i due fanno la conoscenza di una giovane coppia, Giulia e Sandro, che si scopre essere un allievo di Dario. Qualche sera dopo, a Milano, Emilio è testimone di una scena che sconvolgerà il suo fragile equilibrio. Il ragazzino assiste ad una sparatoria tra terroristi e carabinieri e crede di scorgere nell'uomo che vede a terra, colpito a morte, il ragazzo che aveva conosciuto giorni prima in campagna. Siamo nel pieno degli anni di piombo, periodo nel quale i terroristi seminavano il panico per le strade e nelle fabbriche d’Italia e trovavano sostegno morale nell’ambiente operaio e intellettuale.



Il titolo viene direttamente da uno degli slogan più usati della Brigate Rosse ma il film non ha come obiettivo parlare delle gesta efferate della lotta armata e della dottrina terroristica, bensì l’aria che si respirava in quegli anni e il clima che si era creato intorno al fenomeno, con una storia privata tutta imperniata sulla messa in scena e sui sospetti e i dubbi derivanti da quell’atmosfera. Ma soprattutto sulle conseguenze morali e psicologiche del quotidiano vivere e sul rapporto difficile tra un padre e un figlio, dove a fare da sfondo c’è l’incomunicabilità, dovuta anche al carattere introverso del giovane, che prova l’impressione di vedere come il padre professore se la intenda politicamente con un ex allievo diventato terrorista e soprattutto con la sua compagna, che cerca di proteggere e forse di amare. Ecco, quindi, i dubbi, i sospetti e l’incertezza che il padre sia almeno moralmente coinvolto.



L’eccellente esordio del 37enne Gianni Amelio, sostenuto artisticamente anche dalla produzione Rai della gestione culturale di quegli anni, non fu capito e apprezzato subito da tutta la critica e dall’opinione pubblica. Presentato alla Mostra di Venezia la critica si divise tra chi parteggiava per il padre contro il figlio o viceversa, “Mentre” come sosteneva Amelio, “nelle mie intenzioni sono entrambi vittime delle circostanze”, indicazione molto rilevante ai fini della comprensione e della direzione che aveva voluto dare al suo film. Era già un’opera bella e, sotto un certo punto di vista, pericolosa, tanto che la Rai ritardò di vari mesi l'uscita del film nelle sale e lo programmò in tv solo cinque anni dopo e in seconda serata. Tanto scuoteva l’osservatore ed il pubblico sull’argomento. Addirittura, la genesi non fu facile, con alcuni cambiamenti imposti un po’ dall’Ente televisivo che dalle pressioni esterne, con spostamenti di luogo di ambientazione, con qualche taglio e l'inserimento nella parte finale di un retorico dialogo in cui veniva messo in chiaro che il film non giustificava in alcun modo il terrorismo. Andò a finire che il regista, come afferma nel commento incluso nell'edizione home video, racconta di aver girato una scena cruciale con un unico piano sequenza proprio per evitare la possibilità di tagli censori sul dialogo.



Ammirevoli sono i piani sequenza come quella iniziale con padre e figlio in bici per le strade di Milano ed altri quasi da thriller, bellissima la sceneggiatura di Vincenzo Cerami, raffinata l’interpretazione di quell’attore francese ormai di casa in Italia, Jean-Louis Trintignant, un paio di decenni dopo Il sorpasso, importante Laura Morante, bella, giovane e brava, già icona del cinema radical di sinistra (veniva da Nanni Moretti e a lui tornerà) ma notevole quella del giovane Fausto Rossi, davvero figlio come nel film di Sonia Gessner, che interpreta la madre di Emilio, assieme alla sorella VeraRossi, che interpreta proprio la sorella di Emilio. Quasi un film fatto in famiglia, anche perché, con la presenza della nota costumista Lina Nerli Taviani, gli interni della casa dei protagonisti vennero girati nell'abitazione di Paolo Taviani, suo marito. Il bravissimo Fausto Rossi dovette doppiare tutto il film (l'audio in presa diretta non era utilizzabile perché Trintignant recitava in francese), migliorando, secondo il giudizio di Amelio, anche l'espressione in parecchie scene. Ma nonostante il successo del film e i riconoscimenti personali ottenuti, Rossi, vincitore del David di Donatello quale miglior attore esordiente, non ha mai più voluto partecipare ad altre pellicole.



Duello di sguardi tra Dario e figlio, affetti contrastati, sentimenti controversi, silenzi eloquenti: un bel film che segna l’arrivo di uno dei più delicati, sensibili e lucidi osservatori dei tempi: Gianni Amelio, così intimista e già così universale.

“Dal buco della serratura sembriamo tutti ladri e assassini e invece non è così.”


Riconoscimenti

1983 - David di Donatello

Miglior attore esordiente a Fausto Rossi

Candidatura miglior film

Candidatura miglior regista

Candidatura migliore sceneggiatura



 
 
 

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