Come ti muovi, sbagli (2025)
- michemar

- 2 ore fa
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Come ti muovi, sbagli
Italia Francia 2025 commedia 1h37’
Regia: Gianni Di Gregorio
Sceneggiatura: Marco Pettenello, Gianni Di Gregorio
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Sara Petracca
Musiche: Ratchev & Carratello
Scenografia: Isabella Angelini
Costumi: Gaia Calderone, Ilenia Miggiano
Gianni Di Gregorio: il professore
Greta Scarano: Sofia
Tom Wlaschiha: Helmut
Iaia Forte: Giovanna
Alessandro Bedetti: Antonio
Anna Losano: Olga
Pietro Serpi: Tommaso
Rishad Noorani: Rishad
Hildegard De Stefano: Ursula
TRAMA: La vita tranquilla di un professore – che vive con una buona pensione, qualche amico al bar e frequenta una cara amica – viene sconvolta quando arriva sua figlia con i suoi problemi matrimoniali e due figli.
VOTO 6,5

Riuscire a evitare ogni fastidio della vita e dedicarsi solo a ciò che piace: è davvero questa la felicità? Per un professore (Gianni Di Gregorio) in pensione che ha raggiunto l’equilibrio e la tranquillità di una vita regolata potrebbe esserlo davvero, soprattutto se non si vogliono altre seccature. Della moglie non si sa bene che fine abbia fatto (vedovo? separato? ma non importa ai fini della trama) e lui, settantenne tranquillo e solitario, ha trovato finalmente la sua pace: una bella casa, una discreta pensione, la stesura di un libro sui Longobardi che non vedrà mai la luce, un paio di amici che incontra al bar-trattoria dove si reca abitualmente e una signora con cui condivide qualche momento. What else, direbbe lo spot. Quel poco basta e soddisfa, anche perché il fedele Rishad cucina, pulisce la casa e, giustamente, lo rimprovera quando si incaponisce per qualche fissazione.
Ma si sa, la pace sta solo nel “Giardino degli Ulivi” e non è per chiunque la pretenda e quindi ecco la catastrofe, perché tutto cambia quando la figlia Sofia (Greta Scarano) piomba da lui con i suoi due vivaci bambini Olga e Tommaso. È successo quello che accade in tante coppie ma la donna non concede spazi al perdono: è in piena crisi coniugale avendo scoperto di essere appena stata tradita dal marito Helmut (Tom Wlaschiha), professore universitario, con una avvenente studentessa, lì, in Germania dove vivono. Apriti cielo! Ma anche e forse specialmente per il professore, il quale non si sognerebbe mai, dall’alto della sua generosa bontà, di rifiutare asilo alla figlia e ai nipotini, sebbene disturbino la sua acquisita quiete.

Tutto ciò vuol dire nuove angosce, nuove responsabilità, ma anche nuovi legami. Inizia così un percorso affettivo e inaspettatamente movimentato che rimescola i suoi ritmi, gli ricorda il valore dell’amore e gli fa capire che vivere significa, ancora una volta, lasciarsi coinvolgere. Lascia la sua camera a Sofia, sistema alla bell’e meglio i ragazzini, e lui si arrangia nello studio su un divano, da dove viene regolarmente cacciato dalla figlia che si è rimessa a studiare per essere magari riassunta come ricercatrice. Un disastro che il padrone di casa maschera come normalità e fa buon viso a cattivo gioco: vizia i nipoti con la cucina della trattoria romana (supplì e parmigiane) mentre il pur disponibile Rishad perde la pazienza per le sue pulizie sprecate e sceglie di andare a lavorare presso altro padrone.

Nel frattempo, tra la presenza ingombrante dei nuovi arrivati e la paura di sconvolgere ancor di più la sua esistenza con un facile avvicinamento alla cara Giovanna (Iaia Forte), che lo invita ripetutamente nella sua casa di campagna, il professore non mostra molta volontà di stringere quella che fino al momento era una semplice amicizia e ciò provoca un certo allontanamento della signora, provocando, però, una inaspettata gelosia vedendola in compagnia di un altro maturo signore ed è propria la giovanissima Olga a spingerlo a riallacciare il rapporto, facendolo diventare, nel finale, una vaga promessa di relazione. Da lontano, intanto, il pentito Helmut cerca sponda in lui per far ammorbidire la dura Sofia e parte dalla Germania in cerca di riappacificazione decidendo di arrivare a Roma addirittura a piedi, ma stanco e stremato dallo sforzo chiede aiuto proprio a lui, dandogli l’ennesimo compito in questo periodo turbolento. No, non c’è più pace tra gli ulivi ed ora non c’è altra soluzione che finalmente i coniugi si riuniscano per tornare alla pace familiare e ripartano e lui possa dedicare le sue attenzioni alla impaziente Giovanna. La storia non termina semplicemente che resta da solo, come sperava, anzi il cameriere torna – una volta che la casa ritrova l’ordine -, Giovanna gli sorride felice e Helmut gli lascia una compagnia adatta per gli anziani.

Conosciamo bene Gianni Di Gregorio e le sue storie ordinarie, con il solito personaggio perbene, saggio, sempre disponibile e sorridente. Mite come le sue trame, che riguardano sempre la gente comune alla ricerca della serenità, anche in mezzo alle bufere familiari. Un sorriso non lo nega a nessuno, la disponibilità ad aiutare neanche, se gli chiedi come va ti risponde sempre che va benissimo, mai scaricando sugli altri le sue ambasce, rinunciando alle piccole comodità e alla pace che credeva raggiunta. Sensazione che si può acquisire, comunque, aprendo il futuro in comune agli altri. Che, in fondo, è pur sempre un buon insegnamento. Il regista spiega: “Il film è dedicato alla famiglia, con tutte le sue contraddizioni. È l’amore che ci tiene uniti e ci sfinisce, che ci rende formichine operose e, insieme, eroi ed eroine epiche. Perché l’amore, anche se porta fastidi, vale sempre la pena di essere vissuto.” Non ha ragione?

Come al solito, la regia di Gianni Di Gregorio è semplice e non cerca di stupire ma di insinuare buoni sentimenti. “Buonismo”? non credo, perché questo termine insopportabile non lo rappresenta essendo invece soltanto un esempio di serenità e mitezza. Lo spiega ancora così: “C’è una cosa di cui noi umani, a quanto pare, non possiamo fare a meno: la famiglia. In effetti, cosa potrebbe essere più bello della famiglia? E cosa potrebbe essere più impegnativo della famiglia, con il suo fardello incommensurabile dell’amore che schiaccia ogni ambizione personale, ogni desiderio di libertà e pace?”
È un racconto breve, agrodolce, di caratteri e personaggi che hanno comportamenti umanamente comprensibili, senza colpi di scena clamorosi e filmati con attori tranquilli, senza grandi pretese. Un cinema facile e alla portata di tutti, e forse proprio per questo non eclatante. Particolarmente in questa occasione, che è, giusto scriverlo, inferiore di qualità ai migliori che il regista-attore ha firmato. Di sicuro, l’esordio con Pranzo di ferragosto e Lontano lontano sono stati migliori. Come ci si poteva attendere, Greta Scarano è un gradino sopra a tutti.













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