Delitto sotto il sole (1982)
- michemar

- 22 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Delitto sotto il sole
Evil Under the Sun
UK USA 1982 thriller 1h57’
Regia: Guy Hamilton
Soggetto: Agatha Christie
Sceneggiatura: Anthony Shaffer
Fotografia: Christopher Challis
Musiche: Cole Porter
Montaggio: Richard Marden
Scenografia: Elliot Scott
Costumi: Anthony Powell
Peter Ustinov: Hercule Poirot
Maggie Smith: Daphne Castle
Diana Rigg: Arlena Stuart Marshall
Jane Birkin: Christine Redfern
Nicholas Clay: Patrick Redfern
Colin Blakely: Sir Horace Blatt
James Mason: Odell Gardener
Sylvia Miles: Myra Gardener
Roddy McDowall: Rex Brewster
Denis Quilley: capitano Kenneth Marshall
Emily Hone: Linda Marshall
Negli anni Trenta un gruppo di inglesi è in vacanza in un’isola del Mediterraneo, ospite dell’albergo di lusso gestito da una ex ballerina. Tra loro ci sono Arlena, un’affascinante attrice, ed Hercule Poirot, infallibile investigatore belga. Una mattina Arlena viene trovata morta sulla spiaggia e Poirot non ci mette molto a capire che tutti gli altri ospiti avevano un buon motivo per ucciderla.
VOTO 7

Tratto dal romanzo di Agatha Christie Corpi al sole, il film dello specialista di 007, di un altro Poirot (Assassinio allo specchio) ed altri lavori importanti tra cui un Harry Palmer (l’agente di successo di Michael Caine), Funerale a Berlino, Guy Hamilton, ci porta in un’isola esclusiva del Mar Adriatico che ospita un elegante hotel ricavato da un antico palazzo reale, oggi gestito dalla sofisticata Daphne Castle (Maggie Smith). Tra gli ospiti arriva Hercule Poirot, ufficialmente in vacanza ma in realtà incaricato di verificare un misterioso diamante legato a un ricco uomo d’affari.
L’atmosfera è scintillante, ma sotto la superficie si agitano tensioni: l’affascinante attrice Arlena Stuart Marshall (Diana Rigg) attira attenzioni e risentimenti, provocando gelosie, rivalità e vecchi rancori. Le sue relazioni con il marito, la figliastra e una coppia di giovani coniugi alimentano un clima sempre più teso. Tra produttori teatrali in difficoltà, uno scrittore in cerca di un colpo di fortuna e ospiti che non dicono tutta la verità, l’isola diventa un microcosmo di segreti e ambizioni. Quando un evento drammatico sconvolge la quiete del resort, Poirot si trova a ricostruire movimenti, orari, alibi e piccoli dettagli apparentemente insignificanti. L’indagine si trasforma, come di consueto, in un raffinato gioco di logica, dove ogni gesto e ogni parola nascondono un possibile indizio. In un ambiente solare e mondano, il detective belga dovrà scoprire cosa si cela davvero “sotto il sole”.
È un film che vive di contrasti: da un lato l’eleganza tipica degli adattamenti da Agatha Christie, dall’altro una certa ripetitività rispetto ai predecessori. Si apre con una brillantezza inattesa: le prime scene, piene di stile, risultano tra le parti più riuscite, capaci di dare un tono vivace e leggermente satirico all’intera vicenda. Poirot, interpretato da un Peter Ustinov in stato di grazia, domina il film con la sua miscela di raffinatezza mentale e goffaggine fisica e un semplice tuffo in mare diventa un piccolo capolavoro di caratterizzazione. Anche quando non è in scena, la sua presenza aleggia sul racconto.
La struttura narrativa segue fedelmente il canone christiano: un cadavere iniziale, un gruppo di sospetti eccentrici riuniti in un luogo isolato, un secondo omicidio, indizi disseminati con generosità e il classico confronto finale. Il cast, ricco di volti noti come Maggie Smith, Diana Rigg, James Mason e Roddy McDowall, contribuisce al divertimento, pur senza raggiungere il livello di prestigio dei precedenti Assassinio sull’Orient Express e Assassinio sul Nilo. L’ambientazione, spostata dal Devon al più esotico Mar Adriatico (in realtà Maiorca), cerca di armonizzarsi con lo stile della serie, ma non sempre compensa una regia che talvolta sfiora l’estetica da film televisivo.
Pur essendo considerato da alcuni il migliore tra gli adattamenti di quel periodo, il film soffre della sua somiglianza strutturale con Assassinio sul Nilo, risultando in parte una variazione sul tema più che un’opera davvero autonoma. Tuttavia, conserva il fascino tipico dei Christie cinematografici: poca passione, molta arguzia, e il piacere intellettuale di seguire gli indizi fino alla rivelazione finale. E quando Ustinov arriva al suo celebre riassunto conclusivo, il gioco è talmente ben orchestrato che indovinare l’assassino - anche solo a metà - sembra già una piccola vittoria.





















Commenti