Elizabeth: The Golden Age (2007)


Elizabeth: The Golden Age
UK Francia Germania USA 2007 storico 1h54’
Regia: Shekhar Kapur
Sceneggiatura: William Nicholson, Michael Hirst
Fotografia: Remi Adefarasin
Montaggio: Jill Bilcock
Musiche: Craig Armstrong, A.R. Rahman
Scenografia: Guy Hendrix Dyas
Costumi: Alexandra Byrne
Cate Blanchett: Regina Elisabetta I
Geoffrey Rush: Sir Francis Walsingham
Clive Owen: Sir Walter Raleigh
Steven Robertson: Sir Francis Throckmorton
Abbie Cornish: Elizabeth “Bess” Throckmorton
Samantha Morton: Mary, regina di Scozia
Rhys Ifans: Robert Reston
Jordi Mollà: Re Filippo II di Spagna
Eddie Redmayne: Anthony Babington
Tom Hollander: Sir Amyas Paulet
Susan Lynch: Annette
Kristin Smith: Mary Walsingham
Adam Godley: William Walsingham
David Threlfall: dott. John Dee
Malcolm Storry: Sir Francis Drake
TRAMA: Intrecci di passione e potere durante gli anni cruciali del regno di Elisabetta I d’Inghilterra: la sua lotta contro il cattolicesimo corrotto, lo scontro con la Spagna di Filippo II (che con l’Invincibile Armata e i francesi intende rovesciare l’“eretica”), la difficile storia d’amore con sir Walter Raleigh.
VOTO 6,5

Sull’onda del successo e della spettacolarità di Elizabeth del 1998, ben nove anni dopo Shekhar Kapur richiama una parte degli stessi attori sul set, con un numeroso cast arricchito di altri nomi illustri, un cast nel complesso ancor più importante, per continuare l’epopea della celebre regina dal gran carattere, non riuscendo però a rinverdire i fasti del primo film, anche per una maggiore piattezza rispetto all’altro, più complicato e intrigante. C’è più azione a causa della incombente guerra contro la Spagna di Filippo II ma altrettanto fasto nei costumi e l’ambientazione, mentre chi domina come sempre la scena è l’interpretazione grintosa di una grande Cate Blanchett, il cui personaggio deve scegliere non solo le sorti della nazione ma anche il suo futuro di donna, combattuta tra l’amore e la consacrazione della sua verginità.
Ora siamo nel 1585, quando Filippo II di Spagna, deciso a conquistare l’Inghilterra e rovesciare la sovrana protestante, prepara un piano per sostituire Elizabeth con sua figlia Isabella, così da dominare i mari e fermare i corsari inglesi. La regina, sul trono da trent’anni, affronta pressioni interne: Walsingham (Geoffrey Rush) insiste perché si sposi e generi un erede, evitando che la cattolica Mary Stuart (Samantha Morton) possa salire al potere. L’arrivo dell’avventuriero Walter Raleigh (Clive Owen), reduce dal Nuovo Mondo, affascina Elizabeth, che incarica la sua dama Bess (Abbie Cornish) di sorvegliarlo. Tra Raleigh e Bess nasce però una relazione segreta. Intanto le tensioni con la Spagna aumentano e la regina consulta persino l’astrologo John Dee. Intanto, a Londra i gesuiti organizzano un attentato per favorire Mary Stuart. Walsingham scopre il complotto e rivela alla regina le mire spagnole. L’ambasciatore di Filippo accusa Elizabeth di pirateria e immoralità, provocando la sua furiosa rottura diplomatica con la Spagna.
L’attentato fallito di Anthony Babington (Eddie Redmayne) rivela il coinvolgimento di Mary Stuart, costringendo Elizabeth a condannarla a morte per alto tradimento, decisione che offre ai cattolici europei il pretesto per sostenere l’invasione spagnola. Nel frattempo Bess scopre di essere incinta di Raleigh e i due si sposano in segreto, ma la regina, ferita dal tradimento, li punisce: Bess viene allontanata e Raleigh imprigionato. Quando l’Armata spagnola si avvicina alle coste inglesi, Elizabeth perdona la coppia e permette a Raleigh di unirsi a Francis Drake nella battaglia. La regina raggiunge l’esercito a Tilbury e pronuncia un discorso che infonde coraggio ai soldati. Le navi inglesi, più agili, resistono alla tempesta e sconfiggono la flotta spagnola. Terminata la guerra, Elizabeth benedice l’unione di Bess e Raleigh e il loro bambino. Gli eventi consolidano la sua identità di Regina Vergine, simbolo e madre del popolo inglese.
Avendo apprezzato il primo sull’argomento, sebbene questo sequel sia inferiore, trovo comunque che sia un film che ho guardato con grande piacere, perché sceglie di raccontare un momento cruciale della storia inglese con un tono più emotivo, più spettacolare e decisamente più accessibile rispetto al primo capitolo. Non punta a replicare la complessità politica di Elizabeth, ma a trasformare la figura della regina in un’icona luminosa, attraversata da dubbi, desideri e responsabilità enormi. E questa scelta, per me, funziona. La ricostruzione visiva è semplicemente splendida: costumi, scenografie, luci e colori creano un mondo che sembra dipinto, un Rinascimento inglese filtrato attraverso un’estetica quasi operistica. Ogni inquadratura ha una cura che rende il film un piacere da guardare, anche quando la narrazione accelera o si concentra più sulle emozioni che sulla precisione storica.
Cate Blanchett è il cuore pulsante del film. Riprende il ruolo con una maturità diversa, più intensa, e riesce a dare alla regina una dimensione umana che trovo molto coinvolgente: la sovrana che deve difendere il suo regno è la stessa donna che si scopre vulnerabile davanti al fascino di Walter Raleigh. Clive Owen porta carisma e avventura, mentre Geoffrey Rush rimane una presenza solida e rassicurante, anche se più defilata rispetto al primo capitolo. Ma quando lei recita quel monologo nella cattedrale, arrabbiatissima e imponente, fa tremare i muri secolari. Se purtroppo si guarda il film doppiato si perde tutto il fascino della scena. Che attrice! Che Regina! (date un’occhiata al trailer sottostante)
La parte dedicata alla minaccia spagnola e all’Armada è raccontata con ritmo e energia, privilegiando l’impatto emotivo e visivo rispetto alla ricostruzione minuziosa. È una scelta che rende il film più scorrevole e più epico, anche se meno “storico”, e che personalmente apprezzo: la tensione cresce, la posta in gioco è chiara, e il trionfo finale ha un respiro quasi mitologico.
In definitiva, è un sequel che non cerca di imitare il suo predecessore, ma di ampliare il mondo della regina con una sensibilità più romantica e spettacolare. Non è un film perfetto, ma è un’opera generosa, visivamente magnifica e sorretta da una protagonista che domina la scena con forza e grazia. Per me rimane un’esperienza appagante, emozionante e decisamente sottovalutata. E poi, cosa dire di questo cast imponente?

Riconoscimenti
Oscar 2008
Migliori costumi
Candidatura miglior attrice protagonista a Cate Blanchett
Golden Globe 2008
Candidatura migliore attrice in un film drammatico a Cate Blanchett
BAFTA 2008
Candidatura migliore attrice protagonista a Cate Blanchett
Candidatura migliori costumi
Candidatura miglior trucco
Candidatura migliore scenografia






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