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Fuga in Francia (1948)

Immagine del redattore: michemar
michemar
22 ago
Tempo di lettura: 3 min

Fuga in Francia

Italia 1948 dramma 1h35’

 

Regia: Mario Soldati

Sceneggiatura: Carlo Musso, Ennio Flaiano, Mario Soldati (partecipazione di Mario Bonfantini, Emilio Cecchi, Cesare Pavese)

Fotografia: Domenico Scala

Montaggio: Mario Bonotti

Musiche: Nino Rota

Scenografia: Piero Gherardi

Costumi: Piero Gherardi

 

Folco Lulli: Riccardo Torre

Enrico Olivieri: Fabrizio Torre

Rosina Mirafiore: Pierina

Pietro Germi: Tembien

Mario Vercellone: Gino

Giovanni Dufour: il Tunisino

Cesare Olivieri: padre Giacomo

Gino Apostolo: brigadiere

Gianni Luda: contrabbandiere

Mario Soldati: dottor Stiffi

 

TRAMA: Un ex fascista prende suo figlio e fugge attraverso il confine in Francia, dove cerca di evitare di essere riconosciuto e di dover pagare per i suoi crimini di guerra.

 

VOTO 7,5

 

 

Alla sua uscita nel 1948, le recensioni dell’epoca accolsero l’opera di Mario Soldati con pareri piuttosto positivi ma anche contrastanti. I critici di allora elogiarono soprattutto la grande maestria tecnica dello scrittore-regista, la capacità di creare suspense, il ritmo del montaggio e la forza visiva di alcune sequenze chiave (come la famosa scena del riconoscimento del protagonista in un’osteria). Tuttavia, nell’Italia del dopoguerra dominata dal Neorealismo "puro" di Rossellini e De Sica, il film venne da alcuni guardato con un pizzico di sospetto: si rimproverava a Soldati di aver virato troppo verso le regole del cinema d’azione e del noir americano, sacrificando una più profonda analisi politica o sociale in favore dello spettacolo e della tensione drammatica.

 

 

Immaginiamo un Paese ancora coperto dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, ferito nell’anima e in cerca di riscatto. È in questa Italia incerta del 1948 che Mario Soldati gira mettendo in scena una storia che sembra un Neorealismo vestito da thriller psicologico. La trama gira attorno a Riccardo Torre (interpretato da un bravissimo Folco Lulli), un ex gerarca e criminale di guerra fascista che tenta di scappare in Francia per evitare la condanna a morte. Non può farlo da solo: deve trascinarsi dietro il figlioletto ed unirsi a un gruppo di emigranti inconsapevoli che cercano di valicare illegalmente le Alpi in cerca di lavoro.

 

 

Ciò che rende la pellicola avvincente non è soltanto la fuga fisica tra i paesaggi montani ruvidi e gelidi, ma la tensione morale e umana che si respira. Soldati gestisce il ritmo come un maestro del genere noir: ogni sguardo sospettoso, ogni battuta al buio e il continuo timore di essere riconosciuto creano un’atmosfera soffocante. Il protagonista non è un eroe tragico né una semplice caricatura del "cattivo": è un uomo braccato, spietato ma anche disperato, il cui destino finisce per travolgere chiunque gli stia vicino.

 

 

Riccardo Torre, ex gerarca fascista condannato a morte, tenta di sottrarsi alla giustizia italiana fuggendo in Francia dopo un primo tentativo fallito in aereo. Braccato dai giornali e da una taglia enorme, si traveste da prete e raggiunge un collegio per chiedere aiuto al rettore, ma viene riconosciuto dal figlio Fabrizio, che insiste per seguirlo. Padre e figlio arrivano a Oulx, vicino al confine, e si mescolano a tre giovani che vogliono espatriare clandestinamente: Gino, l’operaio antifascista Tembien (Pietro Germi) e il suonatore detto “il Tunisino”. Riccardo si presenta come “ingegner De Rossi”, ma la cameriera Pierina, ex domestica della famiglia, li riconosce: lui la uccide per evitare la denuncia, cercando di far ricadere la colpa su Gino.

 

 

La comitiva affronta una tormenta e si rifugia in una casermetta, dove il Tunisino scopre la foto del ricercato e avvia una sottile contrattazione con Riccardo. Gino e Tembien capiscono tutto e decidono di consegnarlo ai carabinieri, ma Riccardo finge un infortunio e corrompe il Tunisino per proseguire da solo. I due vengono raggiunti dagli altri, nasce una colluttazione e Riccardo, armato, ferisce il figlio nel tentativo di eliminare i tre giovani. In fuga e ormai allo sbando, verrà catturato dalla polizia francese mentre si avvicina all’ambulanza che ha soccorso il bambino, che alla fine verrà adottato da Tembien.

 

 

Chi non lo conosce, scopre che è un film d’azione e d’inseguimento ben fatto, ma anche un affresco riuscito di un’epoca spaccata a metà, dove il confine tra vittime e colpevoli era spesso drammaticamente sottile. È un’opera che merita assolutamente di essere riscoperta, capace di tenere incollati allo schermo ieri come oggi. Come accadeva frequentemente nel cinema italiano di quei tempi, la sceneggiatura era frutto della collaborazione di più scrittori, come nel caso specifico che vede nomi illustri come lo stesso regista e Ennio Flaiano e la complicità addirittura di Cesare Pavese. Per fortuna, oggi il film è stato molto rivalutato e come scriveva nel 2009 Mereghetti sul Corriere della Sera, “Tra i tanti film italiani che meritano di essere riscoperti, magari anche contro le intenzioni del suo stesso regista [...], Fuga in Francia di Mario Soldati dovrebbe stare in cima alla lista, tra i capolavori che gridano vendetta al cielo per la dimenticanza a cui è stato costretto e che solo alcune recenti rivalutazioni complessive dell’opera cinematografica di Mario Soldati hanno aiutato a riconsiderare.”

Da vedere sempre, appena arriva la possibilità.

 

Il link su YouTube per vederlo completo:


 
 
 

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