top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

I crimini di Emily (2022)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 10 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

I crimini di Emily

Emily the Criminal

USA 2022 thriller 1h37’

 

Regia: John Patton Ford

Sceneggiatura: John Patton Ford

Fotografia: Jeff Bierman

Montaggio: Harrison Atkins

Musiche: Nathan Halpern

Scenografia: Liz Toonkel

Costumi: Amanda Wing Yee Lee

 

Aubrey Plaza: Emily Benetto

Theo Rossi: Youcef

Megalyn Echikunwoke: Liz

Gina Gershon: Alice

Jonathan Avigdori: Khalil

Bernardo Badillo: Javier

Brandon Sklenar: Brent

 

TRAMA: Non è un bel periodo per Emily. La fortuna non le sorride e ha un mare di debiti a cui far fronte. Si fa così coinvolgere in una truffa nel settore delle carte di credito che la trascina nel ventre criminale di Los Angeles, con inaspettate conseguenze letali.

 

VOTO 6,5

 

 

Emily è una giovane donna di Los Angeles schiacciata dai debiti e da un passato che le impedisce di ottenere un lavoro stabile. La sua vita è un continuo tentativo di restare a galla: lavoretti malpagati, colloqui che non portano a nulla, la frustrazione di un sistema che non concede seconde possibilità. Quando le viene offerta la possibilità di guadagnare soldi facili attraverso un giro di acquisti fraudolenti con carte di credito clonate, accetta quasi per necessità più che per convinzione. È l’inizio di una discesa incontrollata in un mondo criminale che sembra offrirle, paradossalmente, più rispetto e opportunità del mondo legale.

 

 

Emily Benetto vive a Los Angeles e si mantiene con lavori saltuari nel catering, cercando di far fronte a un pesante debito studentesco. Il suo passato, segnato da una condanna per aggressione, le impedisce di ottenere un impiego stabile e ben retribuito, lasciandola intrappolata in una routine di frustrazione e precarietà. Quando un collega le passa un contatto per un lavoro rapido e ben pagato, scopre un gruppo che recluta “dummy shoppers”, che non consiste però, come si sa, nel visitare in punti di vendita e farne una valutazione segreta: in questa organizzazione si tratta di persone incaricate di acquistare beni costosi usando carte di credito clonate. Inizialmente riluttante, accetta di provare. L’operazione è rischiosa ma sorprendentemente semplice, e il guadagno immediato la spinge a tornare. A guidarla è Youcef, uno dei membri dell’organizzazione, che le insegna le regole del gioco e le offre un sostegno che non trova altrove. Man mano che prende confidenza, chiede un ruolo più attivo e impara a produrre da sé le carte false, entrando sempre più in profondità nel sistema.

 

 

La sua vita comincia a dividersi tra la facciata quotidiana e un mondo sotterraneo fatto di transazioni illecite, incontri pericolosi e scelte sempre più difficili. Le tensioni interne al gruppo criminale, unite ai rischi crescenti delle operazioni, mettono Emily davanti a una serie di dilemmi morali e personali. Nel frattempo, un’opportunità professionale legale sembra offrirle una via d’uscita, ma si rivela molto diversa da ciò che sperava. Spinta dalla necessità e da un crescente desiderio di autodeterminazione, la donna si ritrova a dover decidere fino a che punto è disposta a spingersi per riprendere il controllo della propria vita, mentre il confine tra sopravvivenza e criminalità diventa sempre più sottile.

 

 

È un thriller teso e privo di consolazioni, costruito attorno a una protagonista che non chiede scusa e non cerca giustificazioni. Parte da un colloquio di lavoro che diventa subito una condanna: il passato basta a escluderla da ogni possibilità normale, nonostante studi e competenze. Da qui emerge un sistema che punisce la fragilità e rende la sopravvivenza un percorso a ostacoli. Emily impara in fretta: prima piccoli acquisti, poi operazioni più rischiose. La tensione nasce dalla precisione dei dettagli, dal tempo che scorre, dagli sguardi sospetti. Quando qualcosa va storto, la protagonista rivela una freddezza che sorprende anche chi l’ha reclutata. Aubrey Plaza è molto brava e costruisce un personaggio compatto, sempre in allerta, che non cerca simpatia ma attenzione.

 

 

Il rapporto con Liz (Megalyn Echikunwoke), l’amica in regola, serve da contrappunto: due percorsi divergenti, uno dentro il sistema e uno fuori. Con Youcef (Theo Rossi) nasce invece un legame ambiguo, a metà tra collaborazione e attrazione, che evolve man mano che lei mostra di essere più spregiudicata di lui. Da seguire con attenzione, perché esplicativa, la scena del colloquio per entrare a far parte dell’organizzazione, in cui lui le dice subito che è un’attività illegale ma sicura (!): se qualcuno non si sente a suo agio, può andarsene. Un addio al classico incontro tra criminale e allievo. A questo punto il vero antagonista resta il sistema: stage non pagati, debiti predatori, lavori senza tutele. Il crimine diventa una risposta distorta ma comprensibile quando le alternative sono bloccate. La frase di Emily sulle “regole da farsi da soli” diventa manifesto di una generazione che percepisce il gioco come truccato.

 

 

Nel finale, il conflitto si sposta sul potere: tradimenti, instabilità, scelte drastiche. Emily non arretra e prende il controllo, trasformandosi da pedina a leader. Non c’è redenzione né morale finale: solo una metamorfosi coerente con il percorso compiuto. L’ottima Aubrey Plaza offre un’interpretazione ottima e concentrata: la sua Emily non è una vittima passiva, ma una donna determinata, capace di reagire con lucidità e coraggio anche quando la situazione si complica. La sua energia dà credibilità a ogni scelta, rendendo il film un ritratto potente di chi, messo all’angolo, decide di prendere il controllo della propria vita anche attraverso strade discutibili.

 

 

Il film mescola il ritmo del crime thriller con la concretezza del dramma indie, mantenendo sempre un forte radicamento nella realtà sociale contemporanea: precarietà, gig economy, debiti studenteschi, mancanza di prospettive. Senza mai indulgere in colpi di scena gratuiti, costruisce una tensione costante che culmina in un finale secco e inatteso, coerente con il percorso emotivo della protagonista.

 

 

La regia dell’esordiente John Patton Ford si distingue per un approccio asciutto e diretto, che rifugge qualsiasi artificio o abbellimento. Ogni scena è caratterizzata da una tensione nervosa, dove la macchina da presa segue Emily con discrezione e realismo, lasciando che siano le sue azioni e le sue scelte a emergere, senza mai indulgere in effetti spettacolari o colpi di scena gratuiti. La Los Angeles rappresentata nel film è lontana dall’immaginario della città delle opportunità e dei sogni: si tratta di un paesaggio spoglio e concreto, fatto di parcheggi anonimi, magazzini industriali e uffici impersonali. In questo contesto, la protagonista si muove tra lavoretti precari e consegne di cibo a impiegati ben vestiti e meglio pagati, riflettendo una realtà fatta di disuguaglianze e di routine alienante. La scelta di Ford di non edulcorare l’ambiente urbano, ma di mostrarne la durezza e la banalità quotidiana, contribuisce a sottolineare la solitudine e la determinazione della protagonista. Il film non cerca di rendere Emily simpatica o di giustificare le sue azioni: la regia lascia spazio alla sua evoluzione, permettendo allo spettatore di cogliere la complessità delle sue decisioni e il peso del contesto sociale che le ispira.


Esordio che è stato apprezzato ottenendo 9 premi e 25 candidature.

 


 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page