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In ordine di sparizione (2014)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 30 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

In ordine di sparizione

Kraftidioten

Norvegia Danimarca Svezia 2014 thriller 1h56’

 

Regia: Hans Petter Moland

Sceneggiatura: Kim Fupz Aakeson

Fotografia: Philip Øgaard

Montaggio: Jens Christian Fodstad

Musiche: Brian Batz, Kaspar Kaae, Kåre Vestrheim

Scenografia: Jørgen Stangebye Larsen

Costumi: Anne Pedersen

 

Stellan Skarsgård: Nils Dickman

Bruno Ganz: Papa

Pål Sverre Hagen: il “Conte”

Peter Andersson: Egil Dickman “Wingman”

Jakob Oftebro: Aron Horowitz

Birgitte Hjort Sørensen: Marit

Jan Gunnar Røise: Jappe

Kåre Conradi: Ronaldo

Kristofer Hivju: Strike

Anders Baasmo Christiansen: Geir

Tobias Santelmann: Finn

Sergej Trifunovic: Nebojsa

Goran Navojec: Stojan

Atle Antonsen: Reddersen

Jon Øigarden: Karsten

David Sakurai: il “Cinese”

Aron Eskeland: Ingvar Dickman

 

TRAMA: Nils lavora sullo spazzaneve nelle aspre montagne della Norvegia invernale, ma quando suo figlio viene ucciso per sbaglio, reagisce scatenando una guerra tra il gangster chiamato il “Conte” e il boss della mafia serba.

 

VOTO 7

 

 

Il norvegese Hans Petter Moland, che dopo di questo ha girato A Conspiracy of Faith - Il messaggio nella bottiglia, uno dei capitoli della saga dei mitici detective Carl Mørck e Assad, e ha firmato anche il remake americano del film presente con Liam Neeson (Un uomo tranquillo), realizza qui una commedia noir che non disdegna attingere dallo spirito dei fratelli Coen e, perché no, da Tarantino.

 

 

Si narra di Nils Dickman (Stellan Skarsgård), un tranquillo conducente di spazzaneve nella cittadina norvegese di Tyos. La sua vita viene sconvolta quando il figlio Ingvar viene trovato morto per un’apparente overdose. La polizia archivia il caso, ma lui è convinto che il ragazzo non facesse uso di droghe, tant’è che l’amico del figlio, Finn, gli rivela che è stato ucciso per errore da due spacciatori che invece volevano eliminare lui. Sconvolto, l’uomo decide di farsi giustizia da solo e rintraccia i responsabili: prima uccide Jappe, poi Ronaldo, ottenendo da ciascuno il nome dell’uomo successivo nella catena criminale. La sua vendetta lo porta infine a eliminare anche Strike e a distruggere un grosso carico di cocaina.

 

 

A questo punto punta al capo della banda, il violento “Conte”. Per raggiungerlo chiede aiuto al fratello Egil, ex criminale, che gli suggerisce di ingaggiare un sicario noto come il “Cinese”. Intanto il “Conte”, convinto che i suoi uomini siano stati uccisi dalla mafia serba con cui aveva un accordo territoriale, rapisce e uccide il figlio del loro boss “Papa”. Quest’altro equivoco scatena una guerra sanguinosa tra le due organizzazioni, mentre Nils continua la sua missione di vendetta, innescando una spirale di violenza sempre più grottesca: spinto da un dolore inconsolabile e da una sete di vendetta, si trasforma in un implacabile giustiziere, utilizzando la sua macchina spazzaneve come un’arma letale.

 

 

Uno degli elementi distintivi del film è la sua combinazione di umorismo nero e violenza brutale, miscela enfatizzata dalla rappresentazione visiva, che contrappone la purezza delle distese innevate con la crudezza che pervade la voglia di vendetta. Un po’ come succedeva nell’ineguagliabile Fargo. Il protagonista, Nils, è interpretato magistralmente da Stellan Skarsgård, che rende credibile la sua trasformazione da cittadino modello a spietato vendicatore. Altri personaggi memorabili includono il “Conte”, un boss criminale norvegese eccentrico e nevrotico, e il “Papa”, il leader gangster serbo interpretato da Bruno Ganz, che offre una variante del classico padrino.

 

 

Straniante in questa atmosfera da noir biancheggiante una certa forma di umorismo nero contrastato dalla musica sacra per accompagnare le scene di morte, creando un contrasto ironico. La lentezza nel ritmo non influisce più di tanto perché il film aggancia lo spettatore e non lo molla più.

 

 

Forse in Italia è più noto il remake prima accennato, ad opera del medesimo regista, e quindi a chi ha visto la versione americana verranno in mente gli stessi particolari ma non conta, perché questo originale è molto migliore. Anche perché, come fare a riprodurre altrove l’ambientazione nordica, che è elemento essenziale e caratterizzante del film? Impossibile, perciò godiamoci il paesaggio del set di Beitostølen, la località norvegese che è anche una stazione sciistica.

 

 

Se è piaciuto al pubblico dei festival e alla critica lo dimostrano i 4 premi e le 10 candidature riscossi in tutto il mondo.

 

 

 
 
 

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