Jane Austen ha stravolto la mia vita (2024)


Jane Austen ha stravolto la mia vita
Jane Austen a gâché ma vie
Francia 2024 commedia romantica 1h38’
Regia: Laura Piani
Sceneggiatura: Laura Piani
Fotografia: Pierre Mazoyer
Montaggio: Floriane Allier
Musiche: Peter Von Poehl
Scenografia: Agnès Sery
Costumi: Namiko Kobayashi, Flore Vauville
Camille Rutherford: Agathe Robinson
Pablo Pauly: Félix
Charlie Anson: Oliver
Liz Crowther: Beth
Alan Fairbarn: Todd
Annabelle Lengronne: Cheryl
Lola Peploe: Olympia
Alice Butaud: Mona
Pierre-François Garel: Gabriel
Laurence Pierre: Rosemarie
Frederick Wiseman: il poeta
TRAMA: Agathe, libraia parigina appassionata di Jane Austen, vive tra insicurezze creative e fantasie romantiche. Invitata a una prestigiosa residenza letteraria in Inghilterra, si ritrova divisa tra l’amico Félix e l’affascinante ma snob Oliver. Tra equivoci, blocchi di scrittura e sentimenti inattesi, scopre la propria voce e la possibilità di un amore reale.
VOTO 6,5

La prima domanda è: chi è mai Laura Piani (nome italiano di una donna nata in Corsica), regista debuttante, e perché ha iniziato con questo racconto. La storia del film è fortemente ispirata all'esperienza diretta della regista. Proprio come la protagonista Agathe, Laura Piani ha vissuto a Parigi e ha lavorato per ben sette anni come libraia turnista notturna presso la leggendaria libreria anglofona “Shakespeare and Company” nel Quartiere Latino. Ha dichiarato che circondarsi di libri, lettori e scrittori squattrinati (ospitati storicamente dal fondatore del negozio) le ha dato la spinta decisiva per capire la sua vocazione e iniziare a scrivere la sceneggiatura. Prima di debuttare dietro la macchina da presa nel cinema, ha studiato cinema e letteratura tra Parigi e Roma e ha lavorato per oltre dieci anni come sceneggiatrice per il cinema e la televisione, collaborando alla scrittura di serie tv e firmando sceneggiature a quattro mani con registi d'Oltralpe. Il cambio di rotta stilistico è avvenuto quando ha deciso di abbandonare le storie dai toni molto cupi e drammatici come aveva fatto fin a questo momento. Ed infatti, con il suo primo film, ha voluto volutamente cambiare registro, mettendosi alla prova con una commedia romantica fresca, nostalgica e brillante, fortemente influenzata dallo stile British anni '90 alla Notting Hill.

Agathe Robinson (Camille Rutherford) lavora nella celebre libreria Shakespeare & Company, dove coltiva la sua passione per Jane Austen e tenta, senza successo, di completare un romanzo. Segnata da anni di solitudine e da un forte senso di inadeguatezza, trova conforto nell’amicizia con Félix (Pablo Pauly), collega che crede profondamente nel suo talento. È proprio lui a inviare di nascosto il suo manoscritto alla “Jane Austen Residency”, ottenendo per lei un invito che la sorprende e la spaventa. Dopo un bacio inatteso con Félix al momento della partenza, Agathe raggiunge l’Inghilterra, dove l’incontro con Oliver (Charlie Anson), discendente della famiglia Austen, si rivela subito burrascoso. Un viaggio in auto interrotto da un guasto e una notte forzata nella foresta accentuano la tensione tra i due. Alla residenza, si sente fuori posto tra autori affermati e progetti ambiziosi, mentre il suo manoscritto le sembra troppo semplice. Intimidita e confusa, alterna momenti di entusiasmo a profonde insicurezze, aggravate dal silenzio di Félix e dall’ambiguità crescente con Oliver.

La permanenza in Inghilterra funziona come un piccolo laboratorio sentimentale e creativo. Agathe, inizialmente spaesata, comincia lentamente a respirare l’atmosfera della residenza, tra scrittori, rituali letterari e incontri che la mettono continuamente alla prova. Oliver, da figura irritante e distante, diventa poco alla volta uno specchio inatteso: non tanto il classico pretendente romantico, quanto qualcuno che la obbliga a guardare con più sincerità le sue paure e i suoi desideri. L’arrivo improvviso di Félix complica ulteriormente le cose, spingendo Agathe a interrogarsi sui propri sentimenti e sul suo futuro. Durante il ballo in costume, ispirato all’epoca austeniana, la giovane libraia comprende che la relazione con Félix non può andare oltre l’amicizia. Sfinita dal blocco creativo, decide di lasciare la residenza prima della lettura pubblica, convinta di non essere all’altezza. Tornata a Parigi, ritrova lentamente fiducia in sé e riesce finalmente a completare il romanzo, che invia a un editore inglese. Scrive anche a Oliver, seguendo il suo consiglio di “ritrovare le proprie rovine”. Durante una serata di poesia in libreria, l’inglese ricompare per dichiararle i suoi sentimenti. Agathe scopre così di poter vivere una storia d’amore reale e di essere finalmente capace di credere nel proprio talento.

I primi minuti della visione potrebbero sconfortare perché parrebbe una commediola insulsa e inutile, invece lentamente, inquadrando meglio il personaggio, tramite una eccellente interpretazione dell’attrice protagonista, si viene interessati piacevolmente. Il motivo principale è che risulta un mix tra la conosciuta commedia francese (stavolta brillante ma non troppo) e lo stile british, con una buona miscela tra i due tipi di umorismo nonostante le ben note differenze nell’esprimersi e nell’agire, come per esempio la filosofia con cui affrontare le situazioni incresciose e scomode che si creano. La prima delle quali è appunto quando lei arriva al di là della Manica e viene accolta da Oliver che con la sua auto decapottabile la deve accompagnare alla residenza di campagna: l’auto, bella ma vecchia, ha un guasto e i due reagiscono in maniera differente, dove tra l’altro, non manca quella rivalità tipica anche caratteriale tra le due nazionalità. Il mix suddetto si ripercuote anche nelle lingue parlate e il film diventa così un’alternanza tra l’inglese ed il francese: tutti parlano entrambe le lingue. (perché guardate i film con il doppiaggio?)

Una volta superato l’avvio un po’ incerto, il film trova una sua grazia leggera. Non rivoluziona la commedia romantica, né sembra volerlo fare, ma riesce a muoversi con simpatia dentro regole note, giocando sul contrasto tra sensibilità francese e ambientazione inglese. La sua forza sta meno nell’originalità dell’intreccio e più nel modo in cui osserva una protagonista esitante, goffa, contraddittoria, ma proprio per questo abbastanza credibile. E quindi, in conseguenza delle tante indecisioni che pervadono la vita della protagonista – scrivo, non scrivo; scelgo lui o quell’altro; intanto non fa sesso da due anni – passa da lievi e impalpabili attimi di fragile felicità ai tanti altri di smarrimento, sballottata dalla forte amicizia che spesso diventa qualcosa di più serio con l’amico di sempre francese e l’antipatia che (classico!) si tramuta in interesse e poi attrazione per l’apparente impassibile Oliver, che invece e lentamente non nasconde il suo interessamento. È vero, la regista non azzarda più di tanto, come se vorrebbe ma non si decide, perfettamente in linea con Agathe, sempre titubante e mai decisa, tranne nel momento in cui si arrende e decide di abbandonare il “collegio” in cui avrebbe dovuto concentrarsi per scrivere qualcosa di decente. Parte e abbandona mestamente il progetto, classico espediente per poter dare la sferzata alla trama e condurci, finalmente, all’amore. Il cui Cupido attendeva da tempo.
Come regia è da promuovere almeno per essere un debutto, un discreto debutto, ma i meriti maggiori vanno a Camille Rutherford. In una carriera dedita a serie TV e film a noi sconosciuti, si rivela una bravissima interprete, capace di stabilire una buonissima interazione con il pubblico soprattutto quando, al massimo delle perplessità o timidezze, utilizza uno sbattimento di palpebre (tipo ali di colibrì) che dicono tutto, ed anche di più. Sa essere deliziosa e disperata, regge tutto il film, rende il film piacevole in prima persona, si atteggia a bruttina bellissima, sa diventare un’insignificante importante. Più si nasconde, più risalta. Camille Rutherford è il vero punto di forza del film.

Pur nel suo piccolo, Laura Piani riprende i codici del cinema romantico ma lo adatta alla sua visione restando con merito nella sufficienza. Solo con qualche acuto, va avanti senza inciampi dando nuova vita alla commedia sentimentale decisamente all’inglese. La accompagna bene il direttore della fotografia offrendoci una campagna verdeggiante e colorata che fa venir voglia di andare a viverci, la cui qualità visiva è uno dei punti di forza sullo schermo, persino in qualche inquadratura in cui Agathe pare dipinta da Toulouse-Lautrec (sarà sbagliato ma ho avuto questa impressione). Buona anche la scelta dei brani classici che arricchiscono alcune riprese. In definitiva, il film si presenta come una divertita rilettura delle eroine della Austen. Non tutto fila liscio e non si può evitare di constatare un certo calo di ritmo nella seconda metà e l’inevitabile prevedibilità dell’intreccio, in uno schema visto tante volte: che lei alla fine scelga l’inglese non è uno spoiler, lo capiamo già a metà film.

Elegante e malinconico, il film si lascia guardare con piacere. Perché i libri sono la nostra medicina quotidiana e perché il film ci richiama le figure femminili che il pubblico – pur in film non memorabili – ha amato di più, come per esempio Bridget Jones. Il giudizio complessivo non può essere negativo almeno per il motivo che Laura Piani, non volendo tradire la scrittrice che la ispira, resta tranquilla in una comfort zone di una riscrittura, come dicevo prima, contemporanea. In costume c’è solo un ballo, occasione importante che chiarisce le idee di Agathe.

Riconoscimenti
César 2026
Candidatura miglior attrice protagonista a Camille Rutherford






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