Last Swim (2024)
- michemar

- 19 nov 2025
- Tempo di lettura: 6 min

Last Swim
UK 2024 dramma 1h36’
Regia: Sasha Nathwani
Sceneggiatura: Sasha Nathwani, Helen Simmons
Fotografia: Olan Collardy
Montaggio: Stephen Dunne
Musiche: Federico Albanese
Scenografia: Julija Fricsone Gavriss
Costumi: Natalie Caroline Wilkins
Deba Hekmat: Ziba Soofi
Lydia Fleming: Tara
Denzel Baidoo: Malcolm
Solly McLeod: Shea
Jay Lycurgo: Tira “Merf”
Michelle Greenidge: Tonya, madre di Malcolm
Narges Rashidi: Mona, madre di Ziba
TRAMA: Un giorno e una notte nella vita di una giovane londinese di passaporto britannico e di origini iraniane, mentre attende i risultati degli esami più importanti della sua vita ed è costretta a fare i conti con le conseguenze di una diagnosi che le cambierà l'esistenza.
VOTO 6,5

In un’estate londinese sospesa tra sogni e addii, Ziba vive il suo ultimo giorno da adolescente in un film che diventa un viaggio urbano ma soprattutto interiore, un tuffo – come nel titolo – nella libertà prima che la vita cambi per sempre. È solo una giornata, con un brutto segreto ed un raro fenomeno di meteoriti di cui la protagonista è appassionata e studiosa, con il futuro, che sa che non si avvererà, di astrofisica. E così il film diventa anche il racconto dell’ultima corsa di un gruppo di amici prima che tutto cambi. Un film luminoso e struggente sull’identità, l’amicizia e il coraggio di scegliere. Nel frattempo, Ziba ha un piano che i suoi amici ignorano, in un’estate che sembra infinita. L’esordio del regista (dopo diversi cortometraggi e video musicali) cattura l’attimo in cui si smette di essere ragazzi e si comincia a decidere chi si vuole diventare. Ma la giovane sa cosa l’aspetta. Per questo i suoi bellissimi occhi di ragazza di origini iraniane, sono tanto tristi. Luminosi, bellissimi e tristi.


L’esordio di Sasha Nathwani, regista britannico nato a Londra da madre iraniana e padre indiano, è decisamente sorprendente: un racconto di formazione (e non solo) che vibra di luce, inquietudine e verità che lui trasforma in un’opera delicata e potente, capace di catturare l’essenza di un’intera generazione sospesa tra sogni e paura.

Ambientato in una Londra estiva e pulsante, osserviamo Ziba, adolescente anglo-iraniana brillante e introspettiva, nel giorno dei risultati degli esami di maturità. È l’unica del suo gruppo ad aver ottenuto voti eccellenti, quasi tutti il massimo (da noi sarà 10 e 10 e lode, in Inghilterra A e A+), e decide di celebrare l’evento con gli amici con una traversata urbana che diventa rito di passaggio. Ma sotto la superficie della festa si agita un segreto, una decisione che potrebbe cambiare tutto. La narrazione si svolge nell’arco di una sola giornata, ma il tempo sembra dilatarsi: ogni incontro, ogni corsa nei parchi, ogni attimo di leggerezza è carico di tensione emotiva. L’attesa di un raro evento astronomico diventa metafora perfetta: qualcosa di irripetibile, che segna un prima e un dopo.


Nathwani dimostra una sensibilità rara nel dirigere i suoi attori, in particolare la citata protagonista Deba Hekmat, la quale sa donare al suo personaggio una presenza magnetica e vulnerabile. La regia è fluida, attenta ai dettagli, capace di cogliere la bellezza nei gesti quotidiani e la malinconia nei silenzi. La sceneggiatura, scritta con Helen Simmons, nasce durante la pandemia e porta con sé il senso del tempo rubato, dei sogni interrotti, della resilienza. L’aiuta senz’altro la bella fotografia di Olan Collardy, luminosa come la giovane, mentre le musiche originali di Federico Albanese accompagnano il viaggio emotivo con eleganza e discrezione, con pezzi di musica ovviamente nel tono dei gusti di quei cinque bravissimi ragazzi. È sì il racconto di un’adolescente, ma è anche il ritratto di una generazione multiculturale, fluida, in cerca di senso, e che ha ragione nel chiedere lo spazio in questo mondo che non va incontro a loro e ai loro bisogni. Ziba, ella stessa, incarna il conflitto tra il desiderio di vivere intensamente e la paura di non essere all’altezza, che è una sensazione comprensibile ed umana, da neomaggiorenni. E così il film esplora il tema del controllo – quello che ci viene imposto, quello che perdiamo, quello che cerchiamo – e lo fa con una grazia che evita ogni retorica. Per questo è un film che tocca e coinvolge.


Un aspetto notevolmente positivo del film, e ciò è un merito di Sasha Nathwani, è come vengono approfonditi i cinque personaggi che tengono la scena per tutta la durata: di ognuno, passando e ripassando sui loro visi in primo piano e ponendoli a turno sullo schermo, alla fine conosciamo bene il loro carattere e quali tipi di giovani siano.
Tara (Lydia Fleming) è l’amica intima della protagonista, ma soprattutto è quella ideale, quasi una sorella, la persona su cui contare sempre, a cui puòi confidare ogni cosa, con cui condividere le emozioni intime. La compagna da avere, insomma.
Shea (Solly McLeod) è un ragazzone sempre in canottiera e cappellino alla rovescia con un vocione che dà l’idea di essere poco sensibile e manesco: nulla di più sbagliato. È generoso, sempre presente allo scherzo e ad accorrere in caso di bisogno, felice di aver ricevuto in regalo dal padre l’auto di famiglia vecchia di 30 anni con i finestrini che non funzionano, ma accetta di buon grado, a dimostrazione di quanto sia un compagnone, gli sfottò su quel rottame.
Peter, per tutti Merf (Jay Lycurgo), è un ragazzo sensibile e affettuoso, pronto a rincuorare e a dare una mano, disponibile a fare quello che serve in ogni occasione, ha sempre un occhio di riguardo per Ziba, verso cui, probabilmente, ha un debole. Un vero amico.


Malcolm (Denzel Baidoo), l’unico di colore del gruppo, si aggiungerà nel corso della mattinata in quanto, rispetto agli altri, non va a scuola con loro ma è un giovane calciatore che spera di sfondare nello sport, perché, ahimè, il padre è andato via da tempo e con il suo modesto ingaggio aiuta la madre a sbarcare il lunario. È il più triste ma anche il più emotivo, soffre per le delusioni agonistiche ma non vuole darlo a vedere e stabilisce subito una sintonia con Ziba che promette molto per il futuro. E non si saprà spiegare, sul momento, perché la bella amica si sta tirando indietro.
Lascio in ultimo la descrizione della protagonista Ziba, un po’ perché si è già intuito chi sia e un po’ perché è il fulcro della trama e della epica giornata che ha deciso di organizzare: gli altri pensano che sia solo un bel festeggiamento del diploma e delle decisioni future, lei invece – non possono immaginarlo, non sanno nulla della sua gravissima malattia – sta sparando uno degli ultimi colpi della sua breve vita e vuole uscire di scena con tutto l’affetto che sa di poter riscuotere dai fidatissimi amici. Intanto si gode le belle ore con loro osservandoli con i suoi occhi chiari iraniani e qualche espressione gergale persiana. Deba Hekmat, meravigliosa nella sua solarità, è una bella ragazza curda nata a Sardasht, una città dell'Azerbaigian Occidentale, in Iran, trasferitasi con la famiglia quando nel 2004 fuggì nel Regno Unito, dove si stabilirono a Croydon, nel sud di Londra. Fotomodella e attivista.


Formano un gruppo, davvero un gruppo unito e affiatato, che si diverte al solo pensiero di stare assieme. Scherzano sempre col sorriso, pronti ad aiutarsi, a confortarsi, contando sulla sicurezza di un rapporto sincero di forte amicizia. Mai un gesto inappropriato, mai che uno dei maschietti esageri nei gesti o allusioni verso le amiche: leali e affidabili. Averne di amici così! Per giunta di origini differenti: due sono bianchi britannici, uno è di colore, uno è afro-giamaicano, lei, come detto, è anglo-iraniana. Un mix che dà più colore e calore al film e all’atmosfera necessaria.
Bravo il regista a rendere chiare le personalità e le loro indoli per spiegarci l’intesa armonica che regna tra loro.


Sin dall’inizio mi ponevo la domanda per il significato del titolo e poi, nel corso della visione, mi son reso conto che è simbolico: nel programma che la giovane ha stilato è prevista una puntata al laghetto vicino alla città e loro si divertono tuffandosi più volte, sempre in armoniosa amicizia e sincero affetto. La rappresentazione del gesto è più che mai allegorica: quel tuffo è l’ultimo nell’adolescenza, nell’innocenza, nella libertà prima che la vita imponga le sue regole. È il tuffo nell’incertezza che essi provano. Ma è anche un invito a non smettere di nuotare, di cercare, di sperare.

Un film che lascia il segno non per i colpi di scena, ma per la sua autenticità. Un’opera che parla sottovoce, ma arriva in profondità. Non lontano, però, perché il destino (non è spoiler) della bellissima Ziba è segnato da tempo, anche se nella scena iniziale in auto, quando mamma e figlia ricevono la telefonata del dottore che le vuole vedere immediatamente per parlare, non capiamo subito ciò che sta succedendo. Ma ben presto tutto è chiaro e noi spettatori sappiamo i motivi per cui lei vuole una giornata speciale: sono i quattro amici che non capiscono e non sono in grado di intuire perché mai lei perde del sangue dal naso più volte o perché casca a terra senza motivo apparente.
È più di un romanzo di formazione, è anche un addio alla scuola, alla spensieratezza e, purtroppo, non solo.

Riconoscimenti
Festival di Berlino 2024 - Sezione Generation 14plus
Orso di Cristallo
Premio AG Kino Gilde





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