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Little Miss Sunshine (2006)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Little Miss Sunshine

USA 2006 commedia 1h41’

 

Regia: Jonathan Dayton, Valerie Faris

Sceneggiatura: Michael Arndt

Fotografia: Tim Suhrstedt

Montaggio: Pamela Martin

Musiche: Mychael Danna, DeVotchka

Scenografia: Kalina Ivanov

Costumi: Nancy Steiner

 

Greg Kinnear: Richard Hoover

Toni Collette: Sheryl Hoover

Steve Carell: Frank Ginsberg

Alan Arkin: Edwin Hoover

Abigail Breslin: Olive Hoover

Paul Dano: Dwayne Hoover

Bryan Cranston: Stan Grossman

Dean Norris: agente McCleary

Wallace Langham: Kirby

Beth Grant: giudice Jenkins

Mary Lynn Rajskub: assistente giudice Pam

Matt Winston: presentatore del concorso

Jill Talley: Cindy

Julio Oscar Mechoso: meccanico

Justin Shilton: Josh

 

TRAMA: La piccola Olive sogna di vincere il titolo di “Little Miss Sunshine” e i suoi bizzarri parenti vogliono esaudirla: perciò papà Richard, mamma Sheryl, lo zio Frank (che ha da poco tentato il suicidio), il nonno tossicodipendente e il fratello Dwayne (che ha fatto voto di silenzio) partono in camper per accompagnarla

 

VOTO 7,5

 

 

Piccoli miracoli esplodono. Presentato al mitico Sundance nel 2006, nel giro di poco si trasforma in successo di gradimento, magari più di qua dell’Atlantico che in patria. Tutto merito di una storia ed una sceneggiatura che entusiasmano il pubblico e parte della critica. Merito anche della scombinata famiglia protagonista, al centro della quale c’è Olive, una bimba interpretata dalla piccola e paffutella Abigail Breslin che aveva esordito in Signs di Syamalan qualche annetto prima. Dunque, chi sono i componenti di questa banda squinternata Hoover? Una madre affettuosa ma un po' carente come casalinga, uno zio intellettuale e gay reduce da un fallito suicidio per amore, un padre col progetto di lanciare un manuale per vincenti in nove step, un nonno sniffone e sporcaccione che prepara la nipotina per il numero coreografico da presentare alla finale di “Little Miss Sunshine”, competizione californiana di bellezza per bambine. E poi c'è il figlio quindicenne, che ha fatto voto di silenzio e considera tutti i suoi familiari una massa di falliti. Un gruppo di scoppiati come non se ne vedevano da anni al cinema.

 

 

La famiglia Hoover vive ad Albuquerque e attraversa un periodo complicato: Sheryl (Toni Collette) cerca di tenere insieme tutti, Richard (Greg Kinnear) insiste con il suo fallimentare metodo motivazionale, il giovane Dwayne (Paul Dano) ha fatto voto di silenzio finché non diventerà pilota, lo zio Frank (Steve Carell) è appena uscito da un grave crollo emotivo e il nonno Edwin, (Alan Arkin) espulso dalla casa di riposo, vive con loro. In questo caos spicca Olive, una bambina di sette anni che sogna di partecipare ai concorsi di bellezza. Quando arriva la notizia che Olive è stata ammessa al concorso “Little Miss Sunshine” in California, la famiglia decide di accompagnarla, nonostante i problemi economici e personali. Partono tutti insieme a bordo di un vecchio furgoncino Volkswagen, che diventa presto simbolo delle loro difficoltà: guasti improvvisi, porte che non si chiudono, corse per farlo ripartire. Il viaggio mette a nudo tensioni, fragilità e segreti, costringendo ciascuno a confrontarsi con le proprie delusioni.

 

 

Lungo la strada emergono momenti di crisi, ma anche piccoli gesti di solidarietà che ricompongono lentamente il legame familiare. Olive, con la sua innocenza e determinazione, diventa il punto di equilibrio che li costringe a guardarsi davvero. Quando finalmente raggiungono il concorso, la famiglia deve decidere se proteggere Olive dalle aspettative e dai giudizi esterni o sostenerla nel suo desiderio di essere semplicemente se stessa. Il viaggio, più che verso una gara, si rivela un percorso di accettazione reciproca e di riscoperta del valore della famiglia.

 

 

Ci vuole una mano davvero abile per trasformare una storia che passa da droga, tentativi di suicidio, lutti, Nietzsche e Proust in un film che ti lascia col sorriso stampato in faccia. Eppure, Jonathan Dayton e Valerie Faris, insieme allo sceneggiatore Michael Arndt, attraversano questo campo minato di toni senza perdere un colpo. Diventa una piccola gemma, o forse neanche così piccola, visto il cast guidato da Steve Carell e i 10 milioni sborsati dalla produzione per distribuirlo. Di certo, chi esce dalla sala lo fa con un’aria più leggera. I registi Dayton e Faris, coppia nella vita e al debutto nel lungometraggio dopo una carriera di videoclip e spot, scelgono la via più semplice e più giusta: niente virtuosismi inutili, niente montaggi da videoclip. Lasciano respirare i personaggi, e questo permette al film di trovare un equilibrio raro tra comicità e malinconia. Si ride spesso, ma senza mai perdere di vista la sostanza emotiva che tiene insieme tutto.

 

 

La famiglia Hoover non vincerebbe forse il premio come “più disfunzionale d’America”, ma un posto sul podio lo meriterebbe. Richard, il padre, vive secondo un rigido piano motivazionale; Sheryl, la madre, tiene insieme i pezzi con un’energia quasi eroica; Dwayne, il figlio adolescente, ha fatto voto di silenzio e legge Nietzsche; Olive, la piccola, è ossessionata dai concorsi di bellezza; lo zio Frank è reduce da un crollo personale; e il nonno Edwin è stato cacciato dalla casa di riposo per… eccesso di personalità. Quando Olive ottiene un posto al concorso, tutti salgono sul vecchio pulmino Volkswagen per un viaggio che è un concentrato di disastri, rivelazioni e comicità irresistibile.

 

 

Il film macina chilometri e situazioni esilaranti: consigli di vita del nonno, lezioni su come far partire un furgone morente, incontri surreali con la polizia. E poi l’arrivo al concorso, un universo di bambine trasformate in mini-dive che sfiora l’horror comico. Dayton e Faris lo raccontano con una satira affilata ma piena di umanità. Il cast funziona alla grande: Paul Dano comunica tutto senza parlare (fu una rivelazione), Abigail Breslin è sorprendente e mai stucchevole, Steve Carell stupisce per misura e sincerità, ma, attenzione attenzione, Alan Arkin si mangia tutti e ruba ogni scena con una naturalezza disarmante e diventa il principe del set. Che volpone!

 

 

Ecco il film diventare un piccolo fenomeno: è divertente, intelligente, tenero e capace di far uscire lo spettatore con un senso di leggerezza. Nonostante i temi scuri che sfiora, il film mantiene la promessa del titolo: un raggio di sole che arriva quando meno te lo aspetti. Sunshine per davvero!

Pioggia di premi.

 

 

Riconoscimenti (tra 73 premi e 112 candidature)

Oscar 2007

Miglior attore non protagonista Alan Arkin

Miglior sceneggiatura originale

Candidatura miglior attrice non protagonista Abigail Breslin

Candidatura miglior film

Golden Globe 2007

Candidatura miglior film

Candidatura miglior attrice in commedia Toni Collette

BAFTA 2007

Miglior attore non protagonista Alan Arkin

Miglior sceneggiatura originale

Candidatura miglior film

Candidatura miglior attrice non protagonista Abigail Breslin

Candidatura miglior attrice Toni Collette

Candidatura premio David Lean per la regia

 


 
 
 

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