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Marie Antoinette (2006)

Immagine del redattore: michemar
michemar
26 set
Tempo di lettura: 5 min

Marie Antoinette

USA Francia Giappone 2006 dramma biografico 2h3’

 

Regia: Sofia Coppola

Soggetto: Antonia Fraser (biografia)

Sceneggiatura: Sofia Coppola

Fotografia: Lance Acord

Montaggio: Sarah Flack

Musiche: Dustin O’Halloran

Scenografia: K.K. Barrett, Véronique Melery

Costumi: Milena Canonero

 

Kirsten Dunst: Maria Antonietta

Jason Schwartzman: Luigi XVI

Judy Davis: Contessa de Noailles

Rip Torn: Luigi XV

Rose Byrne: Duchessa di Polignac

Asia Argento: Madame du Barry

Molly Shannon: Zia Victoire

Shirley Henderson: Zia Sophie

Danny Huston: Giuseppe II d’Asburgo-Lorena

Marianne Faithfull: Maria Teresa d’Austria

Mary Nighy: Principessa di Lamballe

Sebastian Armesto: Conte di Provenza

Clémentine Poidatz: Contessa di Provenza

Jamie Dornan: Hans Axel von Fersen

Aurore Clément: Duchessa di Chartres

Guillaume Gallienne: Conte di Vergennes

Paul Fortune: Duc Fortune

James Lance: Monsieur Léonard

Al Weaver: Conte d’Artois

Sarah Adler: Contessa d’Artois

Tom Hardy: Raumont

Steve Coogan: Ambasciatore Mercy

Mathieu Amalric: uomo al ballo in maschera

 

TRAMA: La giovane arciduchessa austriaca Maria Antonietta, data in sposa al timido Luigi Augusto, entra nella rigida corte di Versailles dove fatica ad adattarsi a etichetta, sospetti e pettegolezzi. Tra solitudine, amicizie scelte e fughe nei piaceri mondani, la futura regina cerca un proprio spazio mentre il mancato erede incrina la sua posizione. Divenuta sovrana, tenta di reinventarsi al Petit Trianon, ma gli eccessi, le dicerie e il crescente malcontento popolare la travolgono fino alla marcia su Versailles che segna l’inizio della sua caduta.

 

VOTO 7,5


 

Sofia Coppola figlia d’arte, ma conta relativamente. Si è presentata con due sontuosi film: Il giardino delle vergini suicide (1999) e Lost in Translation – L’amore tradotto (2003), mica commediole! Tre anni dopo sfoggia la sua vena pop al 100%, rivoluzionando la narrazione biografica in costume. E che costumi, vista all’opera il Premio Oscar Milena Canonero! Praticamente uno spettacolo a parte, tra abiti e accessori, e poi fotografia, scenografia, ironia e sentimenti, Storia e soprattutto ribellione alle tradizioni e all’etichetta reale.

 

 

Nel 1769 l’imperatrice Maria Teresa (Marianne Faithfull) offre in sposa la giovane Antoinette (Kirsten Dunst) al delfino di Francia, Luigi Augusto (Jason Schwartzman), per consolidare l’alleanza tra Austria e Francia. La ragazza, strappata alla sua vita austriaca durante la cerimonia di “consegna della sposa”, viene catapultata nella rigida corte di Versailles, dove ogni gesto è osservato e giudicato. Il matrimonio non consumato alimenta sospetti e maldicenze, rendendo difficile il suo inserimento tra etichetta, rituali e ostilità latenti. Per sfuggire alla pressione, Maria Antonietta si rifugia nelle amicizie scelte e negli svaghi mondani, costruendo un piccolo mondo privato lontano dai doveri di corte. Durante una festa in maschera incontra il conte Fersen (Jamie Dornan), che diventerà una presenza affettiva importante. Nel 1774, alla morte di Luigi XV, la coppia diventa sovrana di Francia, mentre il nuovo re si prepara a sostenere la rivoluzione americana. L’arrivo dell’imperatore Giuseppe II (Danny Huston) aiuta finalmente a risolvere la questione coniugale, e la nascita della principessa Maria Teresa sembra aprire una fase più serena. La regina si ritira al Petit Trianon, dove abbraccia una vita più semplice e campestre, lontana dagli eccessi della corte.

 

 

Nel rifugio del Petit Trianon, Maria Antonietta ritrova un equilibrio fragile, interrotto dalla partenza di Fersen e dal ritorno a Versailles, dove dà alla luce l’atteso delfino Luigi Giuseppe. Intanto la guerra americana grava sulle finanze francesi e il malcontento popolare cresce, trovando nella regina un facile bersaglio. Libelli scandalistici e accuse di sperpero alimentano un clima ostile che la circonda sempre più. Dopo la presa della Bastiglia, mentre molti aristocratici fuggono, la coppia reale decide di restare a Versailles, scelta che la espone alla furia del popolo. Nell’ottobre del 1789 una folla inferocita irrompe nella reggia con l’intenzione di uccidere la regina, costringendo la famiglia reale a trasferirsi alle Tuileries. È l’inizio della fine: la vita di corte si dissolve, la monarchia vacilla e Maria Antonietta diventa simbolo di un potere percepito come distante e corrotto. La sua parabola, segnata da incomprensioni e pressioni politiche, si chiude nel clima drammatico che precede la rivoluzione.

 

 

Una visione attenta ci offre uno di quei film che ti catturano prima ancora di capire dove ti stanno portando. Sofia Coppola sceglie di raccontare la giovane regina non come un personaggio storico, ma come una ragazza spaesata, catapultata in un mondo troppo grande e troppo rigido per lei. Versailles diventa una gabbia dorata, piena di rituali che sembrano più una punizione che un privilegio. Seguiamo Maria Antonietta mentre cerca di capire chi è, cosa deve fare, e soprattutto come sopravvivere a un ruolo che non ha scelto. La regista non giudica, osserva: e in questa osservazione c’è già tutto il film. È un racconto di crescita, fatto di silenzi, sguardi e piccoli gesti che parlano più delle parole.

 

 

Quando la corte la spinge verso un’immagine perfetta, Maria Antonietta reagisce come reagirebbe qualsiasi adolescente messa sotto pressione: si rifugia negli amici, nei divertimenti, nelle cose belle che la circondano. Coppola mostra feste, colori, dolci, scarpe, musica pop: non per frivolezza, ma per farci sentire il bisogno di leggerezza di una ragazza che non può permettersi di essere se stessa. Dietro ogni abito e ogni sorriso c’è una solitudine che cresce, un vuoto che nessuno sembra vedere. La regina diventa un simbolo, un bersaglio, una figura da giudicare. E mentre il mondo fuori si prepara alla rivoluzione, lei continua a cercare un equilibrio che non arriverà mai davvero.

 

 

La parte finale del film è la più malinconica: la reggia si svuota, le certezze si sgretolano, e Maria Antonietta resta sola davanti a un popolo che non la vuole più. Coppola non indugia sulla tragedia, non mostra la fine: si ferma prima, quando tutto è già deciso. È una scelta che rende il film ancora più delicato, quasi sospeso. Non è la storia della regina, ma della ragazza che c’era prima. Una ragazza che ha provato a crescere in un mondo che non le ha mai dato spazio. E quando la carrozza si allontana da Versailles, sembra portare via non solo una sovrana, ma un’intera adolescenza negata.

 

 

L’opera è pienamente nella filosofia di una brava regista giovane chiamata Sofia Coppola, che firma una regia coerente e personale, fatta di tocchi leggeri, immagini curate e una sensibilità che riconosci subito. La scelta della colonna sonora moderna (metodo usato spesso dai nuovi registi: temi storici, brani rock/pop) funziona: dà ritmo, freschezza e un punto di vista contemporaneo sulla storia. Fotografia, costumi e scenografie sono splendidi, mai gratuiti: costruiscono un mondo che è insieme reale e immaginato, storico e pop.

 

 

Kirsten Dunst è perfetta: luminosa, fragile, spontanea, riesce a rendere Maria Antonietta una figura viva, comprensibile, vicina. Jason Schwartzman lavora in sottrazione, e il suo Luigi XVI timido e impacciato è credibile proprio perché non cerca di imporsi. Tra i comprimari spiccano Judy Davis, Asia Argento e Rip Torn, tutti capaci di dare colore ai corridoi di Versailles.

 

 

In definitiva, lo trovo un film che non punta alla precisione storica (gli anacronismi e gli errori storici formano un lungo elenco), ma alla verità emotiva. E lì, secondo me, colpisce nel segno. Anche per merito della fotografia: i colori non sono mai decorativi. Milena Canonero costruisce una tavolozza pastello che racconta l’adolescenza sospesa di Maria Antonietta, tra zuccheri, sete e luci morbide. Quando la favola si incrina, le tinte si spengono lentamente, accompagnando la regina verso un mondo più triste e grigio.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 2007

Migliori costumi

BAFTA 2007

Candidatura migliore scenografia

Candidatura migliori costumi

Candidatura miglior trucco e acconciatura

Nastro d’argento 2007

Migliori costumi

Festival di Cannes 2006

Premio Cinematografico del Sistema Educativo Nazionale Francese a Sofia Coppola

 


 
 
 

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