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Material Love (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 24 giu
  • Tempo di lettura: 6 min

Material Love

Materialists

USA Finlandia UK 2025 commedia 1h56’

 

Regia: Celine Song

Sceneggiatura: Celine Song

Fotografia: Shabier Kirchner

Montaggio: Keith Fraase

Musiche: Daniel Pemberton

Scenografia: Anthony Gasparro

Costumi: Katina Danabassis

 

Dakota Johnson: Lucy Mason

Chris Evans: John Pitts

Pedro Pascal: Harry Castillo

Zoë Winters: Sophie

Marin Ireland: Violet

Dasha Nekrasova: Daisy

Louisa Jacobson: Charlotte

Sawyer Spielberg: Mason

Eddie Cahill: Robert

Joseph Lee: Trevor

 

TRAMA: Una agente matrimoniale che lavora per l’alta società newyorchese comincia a frequentare un uomo affascinante e ricchissimo, ma ciò non toglie che continui ancora a nutrire dei sentimenti per l’attore-cameriere squattrinato che ha da poco scaricato.

 

VOTO 6,5

 

 

Dopo le tante candidature per quel meraviglioso film d’esordio chiamato Past Lives, Celine Song ci riprova con un’altra storia d’amore, ma ben lontana da quelle atmosfere orientali che l’avevano caratterizzato e dai significativi silenzi sospesi tra quei due protagonisti. Ora la regista sudcoreana, naturalizzata canadese, si rifà allo schema della commedia romantica classica newyorkese, un po’ alla Nora Ephron, con tanto di dialoghi molto più esplicativi e con attori molto noti del panorama americano: Dakota Johnson, Chris Evans, Pedro Pascal. Ella non nasconde che per la scrittura ha attinto dalla sua esperienza personale: prima di affermarsi nel mondo del cinema, ha infatti lavorato per un breve periodo come organizzatrice di incontri a New York. “In quel periodo, ho imparato di più sulle persone e su ciò che hanno a cuore di quanto non abbia fatto in qualsiasi altro periodo della mia vita. Mi interessava il divario tra il modo in cui parliamo dei partner che desideriamo e cosa significa incontrare realmente qualcuno che sia un compagno per la vita. Ne sapevo più dei loro terapeuti perché erano disposti a raccontarmi i loro desideri più profondi.” Ed è proprio quello che fa succedere ai vari personaggi che si avvicendano davanti alla macchina da presa.

 

 

Lucy Mason, ex attrice, è una matchmaker (come si intuisce dai dialoghi, è un anglicismo che designa chi lavora per l’unione di due individui per affinità, di solito ai fini del matrimonio) per l’agenzia Adore a New York. È molto brava nel suo lavoro, ma profondamente scettica sulle proprie possibilità sentimentali. Ogni giorno deve gestire clienti con aspettative irrealistiche, come Sophie, che non riesce a trovare un equilibrio tra desideri e realtà. Durante un matrimonio organizzato grazie ai suoi servizi, incontra due figure chiave del suo passato e del suo futuro: Harry Castillo, ricco finanziere che mostra subito interesse per lei, e John Pitts, il suo ex fidanzato, oggi attore precario e cameriere per necessità. Lucy respinge inizialmente Harry, ma lui insiste e la corteggia con sicurezza. La relazione sembra portare stabilità e ottimismo, tanto che Lucy ritrova entusiasmo anche nel lavoro. Ma un grave incidente professionale (una denuncia contro l’agenzia dopo un appuntamento finito male) la mette in crisi e la costringe a fermarsi. Nonostante il divieto della sua capa, Lucy cerca la cliente coinvolta per scusarsi, ottenendo però una reazione durissima.

 

 

Mentre prepara un viaggio con Harry, Lucy scopre un dettaglio personale che la fa riflettere sulla natura del loro rapporto e su quanto entrambi stiano seguendo un ideale più che un sentimento autentico. La rottura è amichevole ma inevitabile. Rimasta senza casa per via del viaggio annullato, Lucy si riavvicina a John. Passano del tempo insieme, condividono ricordi e fragilità, e lei si rende conto di quanto le sue ambizioni economiche avessero pesato sulla loro storia. Intanto, la situazione della cliente in difficoltà torna a richiedere il suo intervento, spingendola a un gesto di responsabilità che ricuce il loro rapporto professionale e umano. Nel frattempo, Lucy riceve un’importante proposta lavorativa dell’azienda che potrebbe cambiare il suo futuro. E quando John le apre il cuore con semplicità e sincerità, deve finalmente decidere cosa vuole davvero dalla vita e dall’amore.

 

 

Lo sviluppo della trama ha il pregio di spiegare in modo esauriente le personalità ed il carattere dei tre protagonisti e giustifica il titolo originale che parla di materialisti. Perché, in effetti, soprattutto la donna ed il ricco Harry non ammetterebbero mai apertamente che lo scopo delle proprie ricerche del giusto partner sia quello di vivere assieme alla persona adatta più per la bellezza, la ricchezza e le aspettative, anche verso i conoscenti, e soprattutto l’aspetto fisico (i maledetti 15 centimetri in più di altezza…), fino a quando Lucy si rende conto, forse proprio a causa dell’incidente occorso alla sua cliente, che nella vita sentimentale e nelle relazioni essenziali dell’esistenza, contano più i veri sentimenti che le apparenze o le esteriorità. Quando insomma il cuore chiama non si può non rispondere e quando quel muscolo che batte sempre manda i segnali dell’amore vero non ci si può tirare indietro. A costo di rinunciare ad una carriera molto ben retribuita. Che, tra l’altro, negli USA dura il tempo che dura, perché da un momento all’altro si scende con l’ascensore con la scatola degli effetti personali.

 

 

È quasi il classico triangolo amoroso, in cui la bella di turno, e Dakota Johnson lo è a tutti gli effetti, è in imbarazzo nella scelta tra i due uomini, ma anche, stavolta, tra una vita sentimentale affidabile ma ordinaria e con molti inciampi da superare (finanziari, in primis) e quella agiata e ricca, anche di imprevisti sociali, quelli tipici dal jet-set e dell’alta finanza, dove mai nulla è tranquillo. Per giunta, visto il lavoro della donna, un ruolo importante lo gioca l’algoritmo che mette in contatto le caratteristiche del/la cliente che cerca il tipo ideale. Ed allora, conta di più la risposta informatica o il cuore? Il sistema binario o l’emotività provocata da uno sguardo innamorato e la mente che ti fa capire chi è il partner giusto? Siamo ai tempi, per usare un altro anglicismo, del dating moderno ma la sensazione che si prova quando il cuore batte a mille davanti all’innamorato resterà sempre ineguagliabile. Lucy e John ne sono la dimostrazione e quando ricominciano a guardarsi negli occhi lui fa bene a stare sulle sue per non invadere troppo campo, mentre lei si trattiene perché deve ancora capire la sua strada. Infatti, è la scelta quella che conta, perché, giunti a questo punto, è definitiva. Non si può giocare con i sentimenti veri e per questo sono entrambi prudenti. Nello stesso tempo, è necessario precisare, a causa di queste considerazioni, che non è un semplice triangolo come potrebbe sembrare, perché la valente Celine Song ci mostra due tipi di uomini differenti, ognuno con le sue debolezze e fragilità, ma sempre uomini di carattere. La vera differenza è comunque nello stato di famiglia: uno nasce già ricco e crede di stregare facilmente le donne, soprattutto dopo i famosi 15 centimetri di altezza chirurgici; l’altro nasce nella classe sociale meno abbiente con la necessità di crearsi un futuro. È per questo, forse, che appare più credibile e affidabile. E poi, è davvero innamorato, non deve ostentare prede e conquiste.

 

 

Pedro Pascal dà a Harry un raro equilibrio tra fascino, perfezione e vulnerabilità: “Doveva essere irresistibile ma non odioso”, spiega Song, definendolo “come una ferita aperta”. Chris Evans, invece, interpreta John, sognatore ancora fedele alla propria arte a 37 anni, anche a prezzo della stabilità economica: l’opposto dell’immagine efficiente e ottimizzata che oggi il mondo sembra pretendere. Dakota Johnson è Lucy, che resta sospesa tra questi due poli: con Harry intravede un futuro possibile; con John riaffiora un passato fatto di intimità autentica, non mediata da calcoli o strategie. Soprattutto, accanto a John è costretta a misurarsi con quella parte di sé che ha smesso di credere di meritare l’amore. Perché, se si osserva attentamente, è proprio lei la più debole, la più insicura, quella che ha bisogno di certezze e sicurezze, ma non materiali (e rieccoci al titolo) ma morali, psicologici, di sostegno come il partner che accorre tutte le volte che serve. Come fa John con pazienza.

 

 

I due film di Celine Song condividono la mano ma divergono quasi in tutto: questo è un film “esterno”, tagliente, che analizza l’amore come mercato, asset, performance sociale, seguendo una protagonista che ha trasformato il sentimento in un algoritmo e deve capire se può ancora essere amata senza ottimizzarsi; l’altro è un film “interno”, contemplativo, che guarda all’amore come destino, come linea invisibile che attraversa il tempo e le vite, senza giudicare né misurare. La meraviglia lì è che è un sussurro sul “cosa sarebbe potuto accadere”, sospeso tra nostalgia e accettazione; questo è un grido trattenuto sul “cosa scegliamo oggi”, immerso nella brutalità del presente. Uno parla di legami che ritornano, l’altro di relazioni che si negoziano; uno cerca il senso, l’altro la verità.

 

 

I tre attori? Promossi. Come anche l’attrice che interpreta Sophie, Zoë Winters, che ha avuto pochi minuti ma li ha saputi utilizzare.

 


 
 
 

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