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Niente da dichiarare? (2010)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 30 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Niente da dichiarare?

Rien à déclarer

Francia Belgio 2010 commedia 1h48’

 

Regia: Dany Boon

Sceneggiatura: Dany Boon, Yaël Boon

Fotografia: Pierre Aïm

Montaggio: Luc Barnier, Géraldine Rétif

Musiche: Philippe Rombi

Scenografia: Alain Veyssier

Costumi: Jean-Daniel Vuillermoz

 

Benoît Poelvoorde: Ruben Vandevoorde

Dany Boon: Mathias Ducatel

Julie Bernard: Louise Vandevoorde

Bouli Lanners: Bruno Vanuxem

Karin Viard: Irène Janus

Éric Godon: Willems

Zinedine Soualem: Lucas

François Damiens: Jacques Janus

Philippe Magnan: Mercier

Jean-Paul Dermont: sig. Vandevoorde

Laurent Capelluto: “Pallottola”

Guy Lecluyse: Grégory Brioul

Laurent Gamelon: Duval

Bruno Lochet: Tiburce

Nadège Beausson-Diagne: Nadia Bakari

Christel Pedrinelli: Olivia Vandevoorde

Joachim Ledeganck: Leopold Vandevoorde

Olivier Gourmet: parroco di Chimay

 

TRAMA: Un doganiere Belgio francofobo è costretto a collaborare con un francese durante l’eliminazione dei confini geografici franco belgi negli anni ‘90.

 

VOTO 6 –

 

 

Diffidenza, razzismo leggero ma latente, campanilismo (no, sovranismo no!), antipatia per il vicino oltre confine, insomma quegli atteggiamenti da provincialismo antico che ci sono sempre stati sono la base per le passabili commedie da quando esiste il cinema comico e come l’abitante medio di una zona d’Italia non sopporta con confinante di un’altra regione, il fenomeno è diffuso dappertutto. Ma anche Italia contro Francia! E mica solo questo. In Francia (dove è nato il sottogenere della commedia nord contro sud, come poi è stato riplasmato italicamente da Luca Miniero con Siani-Bisio) è sempre esistito il disprezzo verso il Nord (lì è all’incontrario che da noi) ma ovviamente anche la forte rivalità Francia-Belgio ed il film gioca in questo campo.

 

 

Come ben sappiamo, con il trattato di Schengen, l’Europa ha aperto le frontiere e due doganieri, Ruben (Benoît Poelvoorde) e Mathias (Dany Boon), uno di origine belga e uno francese, si trovano loro malgrado a dover lavorare insieme, nella stessa postazione. È il tipico dualismo che rispecchia sia i ruoli contrapposti della comicità eterna (da noi Peppino o Fabrizi contro Totò), sia delle rivalità spicce tra chi sta di qui o di là di un confine, che non è naturale ma convenzionato dai trattati internazionali postbellici. Cosa può mai succedere di nuovo se la rivalità nasce tra due doganieri opposti?

 

 

Il 1º gennaio 1993, con l’entrata in vigore dell’accordo di Schengen, la piccola dogana tra Courquain in Francia e Koorkin in Belgio viene chiusa. Due doganieri, il belga Ruben Vandevoorde, francofobo per tradizione familiare, e il francese Mathias Ducatel, vengono assegnati alla nuova squadra mobile franco‑belga incaricata di controllare il traffico transfrontaliero. Mathias si offre volontario non per spirito di servizio, ma perché è innamorato di Louise, proprio la sorella di Ruben (!), relazione che tiene segreta per evitare l’ira del collega. Intanto, i proprietari del ristorante No Man’s Land, Jacques e Irène, accettano di collaborare con il trafficante Duval fornendo informazioni sui posti di blocco per salvare la loro attività in crisi. Ma il piano si inceppa a causa delle goffe imprudenze del complice Tiburce, che finisce in prigione rendendo inutili le soffiate.

 

 

Durante le indagini, Ruben e Mathias sono costretti a lavorare fianco a fianco: l’odio del belga vacilla quando il parroco lo ammonisce che la sua francofobia lo condurrà all’inferno. I due iniziano a legare, finché Ruben scopre la relazione tra Mathias e Louise. Furioso, tenta di sparare al collega, ma la sorella lo ferma dichiarando apertamente il suo amore. La squadra mobile riesce infine ad arrestare Duval e i suoi complici. Nel brindisi finale, Ruben accetta la coppia e sembra aver superato la sua ostilità verso i francesi… salvo ricadere immediatamente quando un automobilista francese di origine asiatica parcheggia in divieto, riaccendendo la sua indole polemica.

 

 

Come si può notare, siamo pienamente nella commedia facile, stavolta diretta, scritta e interpretata dal simpatico e imprevedibile Dany Boon (già autore di Giù al nord, rifatto in Italia – come prima accennato – con il titolo Benvenuti al sud), che sa creare una serie di situazioni comiche e disavventure, compreso un traffico di droga che coinvolge il ristorante “No Man’s Land”, di chiara citazione cinefila. La pellicola gioca con gli stereotipi nazionali e le differenze culturali, offrendo una riflessione umoristica sull’identità europea e la cooperazione transfrontaliera.

Intrattenimento facile e a volte divertente.

Ma solo per mantenere buonumore, mica per scrivere capolavori!

 


 
 
 

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