No Other Land (2024)


No Other Land
Territorio Palestinese Occupato, Norvegia, Danimarca, Francia, Germania, Belgio 2024 documentario 1h32’
Regia: Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal
Sceneggiatura: Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal
Fotografia: Rachel Szor
Montaggio: Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal
Musiche: Julius Pollux Rothlaender
Attori:
Basel Adra, Yuval Abraham, Nasser Adra, Shamiya Abu Aram
TRAMA: Il racconto della distruzione dell'aerea di Masafer Yatta, in Cisgiordania, da parte delle autorità israeliane e dell’improbabile amicizia che sboccia tra l’attivista palestinese Basel Adra e il giornalista israeliano Yuval Abraham.
VOTO 8

Il collettivo di attivisti israelo-palestinesi ha ideato e prodotto il film in quello che i quattro descrivono come un atto di resistenza sulla via della giustizia nel conflitto israelo-palestinese. È stato registrato tra il 2019 e il 2023 e mostra la distruzione di una comunità palestinese nella Cisgiordania occupata, che aveva resistito allo sfollamento forzato dopo che era stata dichiarata “zona di fuoco” israeliana sul loro territorio.
È un documentario di fortissima potenza politica ed emotiva, girato da un collettivo israelo‑palestinese che per quattro anni ha filmato la distruzione sistematica dei villaggi di Masafer Yatta, in Cisgiordania. Il film segue l’attivista palestinese Basel Adra e il giornalista israeliano Yuval Abraham, la cui amicizia inattesa diventa il cuore umano di un’opera che denuncia senza filtri l’ingiustizia dell’occupazione e la violenza delle demolizioni.
La forza del documentario sta nella prossimità delle immagini: case abbattute, famiglie costrette a vivere in grotte, corpi feriti, vite sospese. Non c’è retorica, solo testimonianza diretta, spesso girata con telefoni e piccole videocamere, che restituisce la fragilità e la resistenza di una comunità che “non ha un altro posto dove andare”.
Pur essendo un atto militante, il film evita la semplificazione: mostra la complessità del rapporto tra i due protagonisti, la distanza tra i loro privilegi e le loro vulnerabilità, e la difficoltà di far arrivare la verità oltre i confini politici e mediatici.
Sento l’obbligo di dire che è un’opera necessaria: un atto di memoria, di denuncia e di umanità, che interroga lo spettatore senza offrire consolazioni.
Perché “L’uomo è una bestia” (cit.)
Riconoscimenti
Oscar 2025
Miglior documentario
BAFTA 2025
Candidatura al miglior documentario
Festival di Berlino 2024
Miglior documentario
Premio del pubblico





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