La voce di Hind Rajab (2025)
- michemar

- 27 minuti fa
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La voce di Hind Rajab
(arabo صوت هند رجب) Sawt al-Hind Rajab
Tunisia, Francia, Territorio palestinese occupato, UK, Arabia Saudita, USA, Italia, Cipro 2025 docudramma 1h29’
Regia: Kawthar ibn Haniyya
Sceneggiatura: Kawthar ibn Haniyya
Fotografia: Juan Sarmiento G.
Montaggio: Qutayba Barhamji, Maxime Mathis, Kawthar ibn Haniyya
Musiche: Amin Buhafa
Scenografia: Basim al-Marzuq
Costumi: Khadija Zuquay
Saja al-Kilani: Rana Hasan Faqih
Clara Khuri: Nisrin Jaris Qawwas
Motaz Malhees: ‘Umar al-Qam
‘Amir Hulayhil: Mahdi al-Jamal
Nesbat Serhan: Leila
TRAMA: I volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata d’emergenza. Una bambina di 6 anni è intrappolata in un’auto sotto tiro a Gaza e chiede soccorso. Mentre cercano di tenerla in linea, fanno il possibile per aiutarla.
VOTO 8

Mentre osservavo rapito il film mi sono posto alcune domande, molto diverse da quelle solite delle visioni: cosa si può scrivere di questo film? Ci sono parole adatte e soprattutto necessarie per commentarlo? Ci sono termini utili per descriverlo? Cos’altro si può aggiungere dopo averlo visto? Mi son detto che forse è tutto inutile. Si può consigliarlo a chi non l’ha visto, si può condividere il dolore (oh, quanto dolore!), ma i commenti a che servirebbero?
La cronaca è nota e i notiziari ne parlarono appena diffusa la vicenda, tanto che la trama, tanto semplice quanto dolente, potrebbe risultare superflua. Ma nella stesura di una pagina di riflessioni è sempre necessaria. E più che una trama, preferisco riportare i fatti così come sono emersi.
Hind Rajab, di non ancora 6 anni, si trovava in auto con alcuni parenti mentre tentavano di fuggire da Gaza quando il veicolo è stato colpito da un bombardamento: sono morti gli zii e tre cugini. Hind e una cugina adolescente erano sopravvissute inizialmente ed uno zio dalla Germania, una volta messo al corrente, aveva contattato la Mezzaluna Rossa Palestinese, riferendo di come le bimbe erano rimaste prese di mira da un carro armato israeliano. Poco dopo anche la cugina è stata uccisa, lasciando Hind da sola nell’auto per ore, come documentato dalla registrazione della telefonata diffusa successivamente. Un’ambulanza fu inviata per soccorrerla, ma sia Hind sia i due paramedici furono uccisi da un nuovo attacco. Israele Negò la presenza di proprie truppe nell’area, ma indagini giornalistiche del Washington Post e di Sky News, supportate da immagini satellitari, hanno mostrato che nella zona erano presenti diversi carri armati israeliani e che uno di essi aveva sparato 335 colpi contro l’auto, nonostante fosse evidente la presenza di civili, incluso bambini.

Di conseguenza diventa inutile scrivere una recensione come succede negli altri casi, piuttosto preferisco riflettere sugli aspetti tecnici e sulle scelte del cast, sia tecnico che artistico. Gli attori, nessuno escluso, sono convincenti e coinvolgenti e a turno svolgono ruoli che la regia mette in primo piano. Prima ‘Umar, che non riesce a trattenere né le lacrime né la rabbia dell’impotenza; poi la sua responsabile Rana, la quale cerca di comportarsi professionalmente ma poi si ritrova coinvolta e poi rapita dal pianto; a seguire la psicologa presente negli uffici della Mezza Luna Rossa Nisrin che cerca di far mantenere la calma a tutti: ed infine il capo addetto al coordinamento (maledetto coordinamento che non si concretizzava mai!) Mahdi, che, suo malgrado, si vede accusato di non fare tutto il possibile quando invece era in mezzo alle troppo lente autorizzazioni per far viaggiare un’ambulanza per soccorrere la povera Hind. Bravi, bravi, bravissimi, fino a sembrare non attori ma parti in causa reali della tragedia.

Ho ammirato immensamente il ritmo e il montaggio, con la camera a spalla frenetica come la vicenda, come i convulsi minuti che passano. Quasi tutto in una stanza, o, meglio, quasi tutto attorno alla postazione su cui lavora ‘Umar, scambiandosi tra i personaggi le cuffie ed il microfono per incoraggiare e fare compagnia alla piccola, nell’attesa – sappiamo vana – del maledetto coordinamento e dell’ambulanza. Ho apprezzato molto la regia ed anche l’idea di mostrare lo schermo di uno smartphone con i video registrati nella reale storia quasi sovrapposte a quelle del film per evidenziare come la eccellente regista tunisina Kawthar ibn Haniyya abbia voluto restare fedelmente in linea con gli avvenimenti come sono accaduti. Ed anche questo fa tanta impressione. Perché non sembra un film, in quanto la regista combina realtà e finzione in modo equilibrato, coinvolgendo lo spettatore nella storia. La scelta della camera a spalla e dei frequenti primi piani sui personaggi nell’ufficio, insieme alla voce reale, rende la scena diretta ed efficace. La voce reale, esatto: ciò che si ascolta è la voce degli attori, ma quando la storia diventa sempre più drammatica la regista innesta frasi originali dalle registrazioni vere e la voce di Hind, come dice il titolo del film, è sempre quella della bimba, sempre. Ed anche questo fa tanta impressione.

Come ripete ossessivamente ‘Umar, ci volevano solo 8 minuti per far giungere l’ambulanza sul posto dove c’era l’auto crivellata di colpi per soccorrere Hind ed invece tra permessi, autorizzazioni, via libera che non arrivavano mai (il coordinamento!), 8 sono state le ore. E non è bastato. Hind è rimasta sola, ferita, mentre attorno a lei cadeva il silenzio del mondo. E la voce si è spenta, con la disperazione di chi cercava, con i mezzi disponibili, di aiutarla. Come faceva a sopravvivere se i carri armati israeliani hanno esploso 355 proiettili sulla macchina? 355. Manco se ci fossero stati pericolosissimi terroristi. 355 contro una famiglia a cui era stato intimato di sgomberare, per giunta.

Finzione? Documentario? La prima pare pochissimo, il secondo solo in parte, ma è cruciale il rapporto che intrattengono con la realtà. Non solo quella di Hind Rajab è una storia vera, ma la scelta di utilizzare nel film le vere telefonate ricevute e registrate dalla Mezzaluna rossa (e come già accennato, a un certo punto anche un vero video, sovrapposto alla messa in scena con attori) è certamente il dispositivo più appariscente e deflagrante del film, quello che interroga direttamente lo spettatore e aggiunge alla ricostruzione dei fatti e alla denuncia una riflessione sul senso e l’impatto delle immagini e dei suoni di guerra nel panorama mediale contemporaneo.

Il film non dura molto, eppure ho avuto l’impressione che duri un’eternità, che sia durato 3 o 4 ore, tanto mi sentivo sulle spine: sappiamo tutti come è andata a finire eppure, colpa del fanciullo che è sempre dentro di noi, siamo capaci di sperare che avvenga il miracolo, che la storia sia andata diversamente. No, la voce di Hind, che al telefono chiedeva continuamente “Verrai a prendermi?”, si è spenta. E noi con lei. E l’umanità con lei. Non che sia, purtroppo, un caso raro o isolato, dal momento che muoiono decine e decine di bambini al giorno in Medioriente, ma ogni volta, quando si presta attenzione, è come se fosse l’unica. Ci sono decine di migliaia di Hind. Anche in questo momento che scrivo o che mi leggete.
Non è un film che commuove alla fine, ma da subito, dopo pochissimi minuti, e poi è solo sofferenza.
Stramaledetti!
Ho scritto, come al solito, troppo, e non serviva.
Aggiungo solo che tra i numerosi produttori si leggono nomi come Jonathan Glazer, Rooney Mara, Joaquin Phoenix, Michael Moore, Brad Pitt, Alfonso Cuarón e tantissimi altri.

Riconoscimenti
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Premio di critica sociale “Sorriso Diverso Venezia” al miglior film straniero
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