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Nome di donna (2018)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 22 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Nome di donna

Italia 2018 dramma 1h38’

 

Regia: Marco Tullio Giordana

Sceneggiatura: Cristiana Mainardi, Marco Tullio Giordana

Fotografia: Vincenzo Carpineta

Montaggio: Claudio Misantoni

Musiche: Dario Marianelli

Scenografia: Benedetta Brentan

Costumi: Francesca Sartori

 

Cristiana Capotondi: Nina Martini

Valerio Binasco: Marco Torri

Adriana Asti: Ines

Stefano Scandaletti: Luca

Michela Cescon: avvocato Tina Della Rovere

Bebo Storti: don Roberto Ferrari

Laura Marinoni: avvocato Arabella Rossi

Anita Kravos: Alina

Renato Sarti: don Gino

Vanessa Scalera: Sonia Talenti

 

TRAMA: Lasciata Milano per trasferirsi in un paesino della Lombardia, Nina trova lavoro in una casa di riposo dal buon nome. Una volta qui, tuttavia, affronta realtà torbide e scoraggianti.

 

VOTO 6

 

 

Parlare di molestie sessuali (o di molestie in genere, o di bullismo e stalking e similari) non è mai troppo, anche perché si nota che nonostante il discutere e denunciare i fenomeni non calano. Se ne occupa anche il cinema italiano, con un regista sensibile ai tanti problemi che attanagliano la nostra società, Marco Tullio Giordana.

 

 

All'inizio dell'estate, Nina Martini (Cristiana Capotondi), una madre single, ottiene un lavoro temporaneo nel residence per anziani Barrata e va a vivere lì con la figlia Caterina. Ha così modo di entrare in relazione con una altra trentina di donne che vi lavorano, alcune italiane e altre - la maggioranza - straniere. Ben presto però scopre che Marco Torri (Valerio Binasco), il manager della struttura, ha messo in piedi un sistema basato su piccoli favori sessuali, ben protetto dalle sfere ecclesiastiche. Ma a causa del fatto che si è messa ad indagare sugli episodi per far luce sullo squallore che regna nel silenzio, viene isolata dalle colleghe che temono di perdere il posto e addirittura citata in giudizio per diffamazione.

 

 

La distorsione della verità, il ritrovarsi accusata capovolgendo la situazione, sono i tipici casi in cui è la parte che sta col più forte che cerca e pensa di vincere facilmente e, purtroppo, spesso accade così. Il cinema non può far altro che parlarne e questo regista non si tira mai indietro su questi argomenti.

 

 

Se però gli intenti sono molto buoni non altrettanto succede con il prodotto, che dà subito l’idea di una fiction televisiva e pochissimo cinematografica. Buonissima la prima parte, quella che spalanca davanti agli occhi la situazione e che provoca indignazione e dramma; poi si scivola verso nel prevedibile nella parte processuale.

 

 

Di buono c’è l’impegno recitativo di Cristiana Capotondi, donna in prima linea nell'impegno del sociale e la presenza notevole di Adriana Asti, in un ruolo necessario per il film. Sappiamo tutti che il tema è molto attuale e di non facile trattazione e metterlo sul piatto dell’attenzione è sempre doveroso. Oltre al fatto che il rischio sempre facile è quello di cadere banalmente nel politicamente corretto. Marco Tullio Giordana non è mai banale, è solo educato e usa sempre uno stile civile, non aggressivo né eclatante.

Il problema è ancora qui.

 

 

Riconoscimenti

Nastro d’Argento 2018

Candidatura per la migliore attrice non protagonista ad Adriana Asti

Globo d’Oro 2018

Candidatura per la migliore attrice a Cristiana Capotondi

Candidatura per la migliore musica

 


 
 
 

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