Parenti serpenti (1992)
- michemar

- 24 giu
- Tempo di lettura: 3 min

Parenti serpenti
Italia 1992 commedia 1h45’
Regia: Mario Monicelli
Soggetto: Carmine Amoroso (omonima pièce teatrale)
Sceneggiatura: Carmine Amoroso, Suso Cecchi d’Amico, Piero De Bernardi, Mario Monicelli
Fotografia: Franco Di Giacomo
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musiche: Rudy De Cesaris
Scenografia: Franco Velchi
Costumi: Lina Nerli Taviani
Marina Confalone: Lina
Alessandro Haber: Alfredo
Monica Scattini: Milena
Eugenio Masciari: Alessandro
Paolo Panelli: Saverio
Pia Velsi: Trieste
Cinzia Leone: Gina
Tommaso Bianco: Michele
Renato Cecchetto: Filippo
Riccardo Scontrini: Mauro
Eleonora Alberti: Monica
Elisabetta Centore: Cesira Cardellini
TRAMA: Vigilia di Natale: intorno agli anziani genitori Trieste e Saverio si raccolgono i quattro figli con le rispettive famiglie. La vigilia trascorre tranquilla: cena e messa di mezzanotte. Poi i genitori rivelano ai figli che intendono passare gli ultimi anni della loro vita presso uno qualsiasi di loro, in cambio dell’eredità. I figli però, pur di non ospitarli, preferiscono eliminarli simulando un’esplosione di gas.
VOTO 7

Gli americani hanno Una poltrona per due, noi questo. E non lo dico in senso dispregiativo, anzi!
Nella Vigilia di Natale del 1991, quattro fratelli tornano a Sulmona nella casa dei genitori anziani, Trieste e Saverio, per le consuete festività familiari. La riunione sembra procedere secondo la tradizione: cenone, processione, tombolata, messa di mezzanotte e scambio dei doni. Durante il pranzo di Natale, però, Trieste annuncia che lei e il marito non riescono più a vivere da soli e chiede ai figli di decidere chi li ospiterà, offrendo in cambio parte della pensione e l’appartamento in eredità. La notizia scatena il panico: nessuno vuole rinunciare alla propria vita quotidiana, ma tutti desiderano l’appartamento. I fratelli iniziano così a riunirsi di nascosto, litigando e rinfacciandosi rancori, gelosie e vecchi segreti, tra cui tradimenti, tensioni matrimoniali e l’omosessualità di Alfredo, finora taciuta.

Esclusa l’idea della casa di riposo, temuta sia per i genitori sia per il giudizio dei vicini, la famiglia arriva a una decisione estrema: eliminare i due anziani. La notte di Capodanno, mentre tutti festeggiano in un ristorante, l’appartamento dei genitori esplode a causa di una stufa a gas difettosa, regalo dei figli. A gennaio, Mauro, il nipote adolescente, legge a scuola il tema sulle vacanze, ricostruendo ingenuamente gli eventi e rivelando involontariamente la responsabilità collettiva della famiglia.

Se questi scatenati personaggi ricreano l’aria natalizia con una commedia brillantissima e divertente, Mario Monicelli si presenta con la sua aria preferita, quella della sana cattiveria, dell’acidità giusta per dipingere il Natale tra parenti che si rincontrano solo in occasione delle Feste e dopo le prime smancerie esportano dal corpo la cattiveria spietata che covano dentro.

Una commedia nera come piaceva al nostro regista, che esplora le dinamiche di una famiglia che si riunisce a Sulmona per le festività, ma sotto la superficie dei sorrisi e dei buoni sentimenti si nascondono ipocrisie, rancori e segreti. Ma per realizzare ciò era necessario il meglio di Monicelli, che astutamente utilizza il cinismo per criticare la glorificazione della famiglia tradizionale e smascherare le ipocrisie nascoste dietro le apparenze.

Il film, dove è difficile eleggere il più simpatico dei personaggi (anzi, più sono antipatici, più sono simpatici!) è grottesco e tragico, con un realismo che impressiona e impaurisce. Per tutto questo è perfino un film spesso sottovalutato ed invece è quasi un capolavoro.
Riconoscimenti
David di Donatello 1992
Candidatura miglior produttore
Candidatura migliore sceneggiatura
Nastro d’argento 1993
Migliori costumi
Candidatura regista del miglior film






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