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Primavera (2005)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 23 ore fa

Primavera

Italia Francia 2025 dramma biografico 1h50’

 

Regia: Damiano Michieletto

Soggetto: Tiziano Scarpa (romanzo)

Sceneggiatura: Ludovica Rampoldi, Damiano Michieletto

Fotografia: Daria D’Antonio

Montaggio: Walter Fasano

Musiche: Fabio Massimo Capogrosso

Scenografia: Gaspare De Pascali

Costumi: Maria Rita Barbera, Gaia Calderone

 

Tecla Insolia: Cecilia

Michele Riondino: Antonio Vivaldi

Andrea Pennacchi: Governatore

Fabrizia Sacchi: Priora

Valentina Bellè: Elisabetta Parolin

Stefano Accorsi: Sanfermo

Hildegard De Stefano: Laura

Cosima Centurioni: Marietta

Federica Girardello: Agnese

Chiara Sacco: Maddalena

Rebecca Antonaci: Caterina

Miko Jarry: Federico IV di Danimarca

 

TRAMA: Cecilia, una violinista di grande talento costretta a vivere in un orfanotrofio, incontra Vivaldi, che diventa il suo maestro. Grazie alla sua guida e alla sua musica, trova il coraggio di seguire la sua passione.


 

Quello che il regista Damiano Michieletto considera il suo vero esordio, (in realtà aveva già girato nel 2021 Gianni Schicchi, facendo già evidenziare la sua passione per la musica operistica e sinfonica e già regista a teatro per melodramma) racconta una storia ambientata nella Venezia del primo Settecento, all’interno dell’Ospedale della Pietà, istituzione realmente esistita che accoglieva bambine abbandonate e formava musicalmente le più talentuose.

 

 

Il titolo richiama tante cose e tanti significati molto differenti tra loro: è Primavera quando la vita ti dà l’occasione per crescere e affrontare la strada davanti, è tale quando si incontra una persona che ti apre un orizzonte fino ad allora sconosciuto, è valido nel momento in cui ti danno la possibilità di affrancarti dai vincoli materiali e mentali e scappare via verso la libertà. Primavera è una delle quattro stagioni della composizione più famosa di Vivaldi, persino la musichetta più utilizzata come attesa sulla linea telefonica. È, nel nostro caso, l’insieme di tutti questi aspetti, ognuno dei quali premia il talento e la voglia di indipendenza e ribellione della protagonista del film.

 

 

La magica protagonista della storia, infatti, è Cecilia (Tecla Insolia), giovane violinista cresciuta nell’istituto, figlia di chissà quale madre, donna a cui scrive costantemente di nascosto anche se non la conosce. È costretta a suonare assieme alle compagne dietro una grata che la rende invisibile al pubblico aristocratico nella cappella del luogo. La sua vita è scandita da disciplina, silenzi e un destino già scritto: andrà in sposa a Sanfermo (Stefano Accorsi), un nobile per ora assente perché impegnato in guerra per difendere Venezia, al quale, da importante finanziatore dell’istituzione, è stata promessa.

 

 

La sua esistenza cambia con l’arrivo del nuovo maestro di musica: Antonio Vivaldi (Michele Riondino), qui ritratto non come il compositore celebre, ma come un uomo fragile, segnato da una malattia cronica e da una carriera incerta, povero, pronto ad accettare qualsiasi incarico artistico pur di guadagnare qualcosa. Eppure, ha in serbo ottime composizioni che, avendo la possibilità di essere eseguite, lo farebbero balzare all’attenzione della generosa nobiltà veneziana. Appena giunto, si accorge che la giovane è molto dotata e la promuove a sorpresa primo violino e pian piano, tra lui e Cecilia nasce un rapporto fatto di ascolto e riconoscimento reciproco: non una relazione salvifica, ma un incontro che apre uno spazio interiore nuovo, in un contesto rigidamente regolato. C’è perfino qualcuno che pensa ad un tenero legame, che, forse, esiste, ma non è preminente: è la passione per la musica che li unisce.

 

 

Infatti, non è tanto un film di personaggi – e lo è anche, peraltro – quanto un film basato infatti sulla musica, che così diventa il cuore della trama: non semplice accompagnamento, ma linguaggio emotivo e narrativo, tanto che le composizioni originali dell’ottimo Fabio Massimo Capogrosso si intrecciano con i brani vivaldiani. A questo punto della sua ancor breve esistenza, per la ragazza suonare è l’unico modo per esprimere ciò che non può essere detto e fatto ma solo sognato, in una vana attesa della visita di una madre fantasma, forse persino prostituta; per il musicista, prete per povertà, insegnare significa trasmettere non solo la tecnica, ma la capacità di ascoltare il proprio disordine interiore. La musica diventa così uno spazio di conflitto, disciplina e possibilità. Una Primavera dell’anima.

 

 

Va da sé che la libertà anelata da Cecilia è oscurata dall’amore per la musica, tanto da farsi ripudiare come promessa sposa con una trovata scandalosa per il posto: se quella soluzione sarebbe stata l’ideale per uscire dalle mura e avere una vita agiatissima, lei un po’ per la presenza del prete musicista, un po’ per migliorare e vivere con il suo violino, decide con un colpo di testa di liberarsi dal destino prefissato e scegliere la propria strada, salvo poi doversi scontrare con la dura realtà acquisendo comunque la liberazione da quella specie di schiavitù dettata dalla severa Priora (Fabrizia Sacchi) e dal Governatore (Andrea Pennacchi). La fuga tra le calli non le farà paura, ma le percorrerà con l’ansia di quell’aria nuova e con il sorriso dell’emancipazione conquistata comunque, quasi come simbolo di quella generale femminile. “Ho perso tutto, ma ho quello che mi serve. Sono libera di inventarmi la mia vita.

 

 

Non si sta parlando di un capolavoro psicologico e artistico, è solo un buon tentativo di mettere sul grande schermo una piccola e realistica storia come pretesto per parlare delle difficoltà nell’affermarsi nella musica sia da parte di musicisti innovativi (Vivaldi morì povero e sepolto in una fossa comune) che delle tante orfanelle e trovatelle che avevano le doti in qualche campo artistico. Ispirata liberamente al romanzo “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa, vincitore del Premio Strega 2009, l’opera di Damiano Michieletto affronta temi universali: identità, formazione, ruolo dell’arte nella vita di chi non ha potere. Quella regia lavora con sfumature e con qualche simbolismo come la scena iniziale, solo apparentemente poco importante: la nidiata dei gattini destinata ad una fine spietata, che anticipa infatti un’immagine di crudeltà e fragilità, di un destino non ancora scritto, come succederà alla protagonista. “Cecilia cerca la sua voce, la sua identità e in questo assomiglia molto al personaggio di Vivaldi: entrambi hanno ferite che li accomunano. Lei compie un percorso melodrammatico, ma che non arriva alla morte, come accade a molte delle eroine tragiche del teatro lirico, per lei c’è una possibilità di fuga, di rinascita”, racconta Michieletto.

 

 

La sceneggiatura è dello stesso regista e della valente Ludovica Rampoldi, che ha poi esordito alla regia con Breve storia d’amore ed è esaltata dall’ottimo lavoro che compiono Maria Rita Barbera e Gaia Calderone sui costumi, dalle notevoli acconciature di Marta Iacoponi ed infine dal lavoro svolto dagli addetti al trucco. Perché è sicuramente un bel vedere le scene filmate dal regista. Infine va riconosciuto nel cast uno dei punti più solidi del film: Tecla Insolia offre una Cecilia intensa e misurata, capace di far emergere insieme fragilità, disciplina e desiderio di emancipazione: una giovane attrice in costante crescita; mentre Michele Riondino costruisce un Vivaldi umano e contraddittorio, lontano dall’icona, segnato da fragilità fisiche e morali che rendono il personaggio complesso e credibile; attorno a loro, le figure di contorno – in particolare Fabrizia Sacchi e Andrea Pennacchi – sostengono il racconto con interpretazioni coerenti e sobrie, contribuendo a un insieme recitativo compatto e armonioso.

Film non straordinario ma promosso senza dubbio.

La musica non serve a niente, ma può fare tutto” dice don Antonio Vivaldi.

 

 

Riconoscimenti

David di Donatello 2026

Miglior compositore

Migliori costumi

Migliore acconciatura

Miglior suono

Candidatura a migliore attrice protagonista a Tecla Insolia

Candidatura a miglior sceneggiatura non originale

Candidatura a miglior trucco

 


 
 
 

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