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The Mask (Da zero a mito) (1994)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 7 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

The Mask (Da zero a mito)

USA 1994 commedia 1h41’

 

Regia: Chuck Russell

Soggetto: John Arcudi, Doug Mahnke(fumetti)

Sceneggiatura: Mike Werb

Fotografia: John R. Leonetti

Montaggio: Arthur Coburn

Musiche: Randy Edelman

Scenografia: Craig Stearns

Costumi: Ha Nguyen

 

Jim Carrey: Stanley Ipkiss / Mask

Cameron Diaz: Tina Carlyle

Peter Riegert: Mitch Kellaway

Peter Greene: Dorian Tyrell

Amy Yasbeck: Peggy Brandt

Richard Jeni: Charlie Schumaker

Orestes Matacena: Niko

Tim Bagley: Irv Ripley

Nancy Fish: signora Peenman

Johnny Williams: Burt Ripley

Reg E. Cathey: Freeze

Jim Doughan: detective Doyle

Denis Forest: Sweet Eddy

 

TRAMA: L’impiegato di banca Stanley Ipkiss si trasforma in un supereroe maniacale quando indossa una maschera misteriosa.

 

VOTO 6

 

 

All’uscita nelle sale, il film riuscì ad attirare l’attenzione del pubblico con un buon successo per via della sua combinazione di effetti speciali innovativi e la performance comica di Jim Carrey, che ha contribuì a consolidare la sua carriera. Cameron Diaz, che era invece al suo debutto cinematografico, interpreta Tina Carlyle, che fa innamorare il protagonista. Quando lui indossa la maschera diventa una sorta di cartone animato, sempre in vestiti anni Quaranta, con la capacità di cambiare il suo aspetto. Questi non è altro che la manifestazione dei suoi pensieri e delle sue fantasie.

 

 

Stanley Ipkiss è un impiegato di banca timido e gentile, intrappolato in una vita che sembra sempre sfuggirgli di mano, finché una sera trova una misteriosa maschera di legno che, una volta indossata, libera una versione completamente diversa di lui: esagerata, imprevedibile, capace di piegare la realtà come fosse un cartone animato. Questa trasformazione gli permette di esprimere tutto ciò che normalmente reprime, dalla sicurezza alla fantasia più sfrenata, ma attira anche l’attenzione della polizia e di un gruppo criminale locale che intuisce il potere dell’oggetto.

 

 

Mentre cerca di gestire la doppia identità e le conseguenze sempre più caotiche delle sue azioni, Stanley si ritrova coinvolto in una serie di eventi che lo costringono a interrogarsi su chi sia davvero e su quanto sia disposto a lasciarsi cambiare da un potere tanto seducente quanto pericoloso. Il film procede con ritmo brillante, tra commedia, azione e momenti surreali, costruendo un’avventura vivace che gioca con il tema dell’identità e con il desiderio di trasformarsi in ciò che non si ha mai avuto il coraggio di essere.

 

 

Parafrasando il genere del “doppio” come il celebre caso del dr. Jekyll e Mr. Hyde, questa pellicola viaggia tra energia travolgente e stile da cartoon, mantenendo lo spirito del fumetto che fa da soggetto pur avendone solo preso lo spunto e ricavando liberamente la pellicola. L’operazione produttiva riuscì ad essere di successo e di coinvolgimento del pubblico, tanto da ottenere anche qualche soddisfazione ai premi importanti specialmente per il lavoro tecnico.

 

 

Potrebbe essere superfluo, ma è necessario ribadire la bravura di Jim Carrey, davvero strepitoso. Inoltre, la consueta operazione di bissare il successo con un sequel fu un errore: dimenticabile.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1995

Candidatura migliori effetti speciali

Golden Globe 1995

Candidatura miglior attore in un film commedia o musicale a Jim Carrey

BAFTA 1995

Candidatura miglior trucco

Candidatura migliore scenografia

Candidatura miglior effetti speciali

 


 
 
 

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