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The Miracle Club (2023)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 26 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

The Miracle Club

Irlanda UK 2023 commedia 1h30’

 

Regia: Thaddeus O’Sullivan

Sceneggiatura: Jimmy Smallhorne, Timothy Prager, Joshua D. Maurer

Fotografia: John Conroy

Montaggio: Alex Mackie

Musiche: Edmund Butt

Scenografia: John Hand

Costumi: Judith Williams

 

Maggie Smith: Lily Fox

Laura Linney: Chrissie Ahearn

Kathy Bates: Eileen Dunne

Stephen Rea: Frank Dunne

Agnes O’Casey: Dolly Dunne

Mark O’Halloran: padre Dermot Byrne

Mark McKenna: George Hennessy

Niall Buggy: Tommy Fox

Hazel Doupe: Cathy

 

TRAMA: C’è un solo sogno per le donne di Ballygar per assaporare la libertà: vincere un pellegrinaggio nella sacra città francese di Lourdes.

 

VOTO 6

 

 

Delicato dramedy ambientato nell’Irlanda del 1967 che intreccia fede, colpa, amicizia e riconciliazione. Diretto da Thaddeus O’Sullivan, il film riunisce un cast di una certa importanza (Maggie Smith, Kathy Bates, Laura Linney, Stephen Rea) in una storia che usa il pellegrinaggio a Lourdes come specchio delle fragilità umane. Non è, beninteso, un racconto religioso in senso stretto, ma un viaggio emotivo in cui quattro donne affrontano traumi, segreti e speranze mai dette, scoprendo che i miracoli più profondi non sono quelli che si attendono dall’alto, ma quelli che nascono dal perdono e dalla comprensione reciproca.

 

 

Nel 1967, in un sobborgo operaio di Dublino, tre donne Lily, Eileen e la più giovane Dolly — partecipano a un talent show parrocchiale e vincono un viaggio a Lourdes. Ognuna parte con un desiderio diverso: la prima vuole realizzare un sogno di una vita, la seconda spera in una guarigione per un nodulo al seno, l’ultima desidera che il figlio muto, Daniel, possa finalmente parlare. Alla vigilia della partenza, si unisce a loro Chrissie, tornata da Boston dopo quarant’anni per il funerale della madre. La sua presenza riapre ferite profonde: da giovane era rimasta incinta del figlio di Lily, Declan, e la comunità l’aveva costretta a partire. Il suo ritorno incrina l’equilibrio del gruppo, soprattutto quello con Lily ed Eileen, che non hanno mai superato il passato.

 

 

A Lourdes, le tensioni esplodono: chi perde la fede quando scopre che i miracoli sono molto più rari di quanto immaginasse, chi affronta il senso di colpa per aver tentato di abortire, chi si scontra aspramente su verità mai dette riguardo finora. Ma proprio attraverso il dolore, le quattro donne iniziano a riconoscersi e ad ascoltarsi. Chrissie si prende cura di Lily, che lentamente si apre; Eileen, dopo un crollo emotivo, trova conforto nelle altre; Dolly accetta che l’amore per suo figlio non dipende da un miracolo esterno. Il momento decisivo arriva quando Lily confessa a Chrissie di aver mentito a Declan sulla sua partenza, spingendolo alla disperazione. Le due donne si perdonano e affrontano insieme le acque gelide delle piscine di Lourdes, non per ottenere un miracolo, ma per chiudere un cerchio. Al ritorno a casa, i mariti, costretti a cavarsela da soli, accolgono le donne con un rispetto nuovo. Daniel pronuncia la sua prima parola, “home”, ma nessuno lo sente: un piccolo miracolo privato, non spettacolare, che rispecchia il senso più intimo del film.

 

 

Come si può notare è un film che parla di fede senza dogmi, di miracoli senza effetti speciali e di donne che trovano la forza di guardarsi dentro. O’Sullivan costruisce un racconto corale che unisce ironia, malinconia e tenerezza, sostenuto da interpretazioni di grande sensibilità. Il pellegrinaggio diventa così un viaggio interiore, dove il vero miracolo è la possibilità di perdonare e di essere perdonati. Un’opera piccola ma sincera, che lascia una traccia emotiva delicata.

 

 

Le interpretazioni principali (è l’ultima apparizione di Maggie Smith) e le immagini del film sono apprezzabili, ma manca profondità su temi importanti come il senso di colpa e i conflitti intergenerazionali che vengono appena accennati. Il regista tenta di equilibrare momenti comici e drammatici ma non sempre riesce a trovare un tono coerente.

 

 

Un racconto sufficientemente piacevole, visivamente discreto, anche se non del tutto privo di inciampi. Lo si potrebbe anche giudicarlo commovente in alcuni momenti grazie alle forti performance di un cast simpatico e professionale, anche se la sceneggiatura avrebbe potuto esplorare più a fondo alcuni aspetti delle vite dei personaggi.

 


 
 
 

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