Un padre (2021)
- michemar

- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min

Un padre
Fatherhood
USA 2021 dramma 1h49’
Regia: Paul Weitz
Soggetto: Matthew Logelin (Two Kisses for Maddy: A Memoir of Loss and Love)
Sceneggiatura: Paul Weitz, Dana Stevens
Fotografia: Tobias Datum
Montaggio: Jonathan Corn
Musiche: Rupert Gregson-Williams
Scenografia: Sarah Knowles
Costumi: Francine Jamison-Tanchuck
Kevin Hart: Matthew Logelin
Melody Hurd: Maddy Logelin
Alfre Woodard: nonna
Lil Rel Howery: Jordan
DeWanda Wise: Lizzie Swan
Anthony Carrigan: Oscar
Paul Reiser: Howard
Thedra Porter: Anna
Frankie Faison: Mike
Deborah Ayorinde: Liz Logelin
TRAMA: Subito dopo la nascita della figlia Maddy, la giovane Liz, moglie di Matthew, muore per un’embolia polmonare. Il neopapà deve affrontare la crescita della bambina da solo, supportato dagli amici di sempre, dalla madre e dai suoceri, affrontando i pregiudizi e le difficoltà che caratterizzano la vita di un papà solo.
VOTO 6

Leggendo una trama del genere non si può fare a meno di pensare che il film punti facilmente su un pubblico che ama i drammi da fazzolettino, ma va detto che la storia non è fantasia fatta apposta per attirare questo tipo di attenzione ma deriva da fatti realmente accaduti e descritti dallo stesso protagonista nel suo libro di memorie "Two Kisses for Maddy: A Memoir of Loss and Love". E ciò potrebbe dire ancora meno, dato che, purtroppo, fatti del genere accadono davvero e non poche volte. Il segreto sta tutto nel saperlo raccontare senza esagerare nel calcare la mano sull’emotività e sul melodrammatico.


Vi si dedica Paul Weitz, un regista che potremmo definire uno specialista dato che sceglie spesso temi legati alla famiglia e ai relativi problemi affettivi: vedi About a Boy - Un ragazzo, diretto con il fratello Chris, oppure In Good Company o l’altrettanto drammatico Being Flynn. Quindi, a seconda del soggetto, egli naviga sempre in tema ma tra commedia e dramma. Nel caso specifico, pur restando nel secondo, prova ad attenuare il tragico con l’aspetto opposto osservando la comica inadeguatezza del papà in questione, un gigante nero impacciato e insicuro.
Matt e Liz Logelin sono una giovane coppia innamorata, in attesa della loro prima figlia. Dopo il parto, però, lei muore improvvisamente a causa di un’embolia polmonare, lasciando il marito devastato e solo con la neonata Maddy. Nonostante il dolore e i dubbi di amici e familiari - in particolare della suocera, convinta che Matt non sia pronto a crescere una bambina da solo - lui decide di restare a Boston e assumersi completamente la responsabilità della piccola. I primi mesi sono difficili per conciliare lavoro, lutto e le esigenze della piccola, mentre affronta pregiudizi e aspettative sociali che non vedono di buon occhio un padre single come badante principale. Con il tempo, però, grazie al sostegno di amici e altri genitori, trova un equilibrio e costruisce con Maddy un legame forte e affettuoso.

Quando Maddy cresce, Matt inizia a frequentare Lizzie, una donna con cui nasce una relazione sincera. La bambina, come è prevedibile, inizialmente fatica ad accettare la presenza di una nuova figura femminile, ma poi si affeziona, ma un incidente a scuola, però, spinge Matt a interrompere la relazione, convinto che stia trascurando la figlia. Durante una visita ai nonni in Minnesota, Maddy riscopre le tracce della madre e desidera restare con la famiglia materna. Matt, sentendosi inadeguato, la lascia lì e torna a casa, ma la lontananza lo fa crollare. Sul punto di partire per un lungo viaggio di lavoro, capisce che la priorità è sua figlia: torna in Minnesota, si riconcilia con Maddy e ottiene la benedizione della nonna per riportarla a casa. Una volta rientrati, Matt ritrova anche Lizzie, pronto a costruire una nuova vita insieme.

Film accolto in modo tiepido ma non negativo: riuscito a metà, sincero nelle intenzioni e sostenuto da un Kevin Hart sorprendentemente misurato, ma frenato da una scrittura prevedibile e da un’emotività spesso troppo controllata. Convince comunque in un ruolo più drammatico del solito, offrendo un’interpretazione empatica e credibile. Il film è toccante e gentile (anche grazie alla adeguata presenza femminile nel crew), con momenti di autentica tenerezza tra padre e figlia. Mentre la regia di Paul Weitz mantiene misura e pulizia, lasciando spazio alla relazione padre‑figlia come vero motore emotivo, punta su un’emozione semplice ma efficace. Ciò che convince meno è che la storia segue binari molto prevedibili, con conflitti e soluzioni narrativi già visti. Al termine risulta un film piacevole e sincero, che emoziona senza sorprendere: non un’opera memorabile, ma un racconto familiare onesto, sorretto da un Kevin Hart in una delle sue prove più mature.









Commenti