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Un sacco bello (1980)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 3 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Un sacco bello

Italia 1980 commedia 1h37’

 

Regia: Carlo Verdone

Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone

Fotografia: Ennio Guarnieri

Montaggio: Eugenio Alabiso

Musiche: Ennio Morricone

Scenografia: Carlo Simi

Costumi: Carlo Simi

 

Carlo Verdone: Enzo / Ruggero Brega / Leo Nuvolone / don Alfio / Anselmo / professore

Veronica Miriel: Marisol

Mario Brega: Mario Brega

Renato Scarpa: Sergio

Fausto Di Bella: Antioco

Isabella De Bernardi: Fiorenza

Sandro Ghiani: Cristiano

Maria Mizar: automobilista

Luciano Bonanni: infermiere

Filippo Cirò: “Dottorino”

 

TRAMA: In una Roma ferragostana assolata e deserta, le storie di tre personaggi.

 

VOTO 6,5

 

 

Dopo tanto successo dei suoi variegati ed esagerati personaggi televisivi nell’epica trasmissione Non Stop, Carlo Verdone esordisce come regista e attore al cinema con un film di tre episodi per portare anche lì le figure che ritrae dalla gente che osserva nella sua Roma. Veri tormentoni.

 

 

Enzo

Enzo è un trentenne spaccone e solitario che sogna una vacanza “avventurosa” in Polonia. Convince il remissivo Sergio (Renato Scarpa) a partire con lui, ma il viaggio salta subito quando l’amico ha un malore e finisce in ospedale. Ostinato e ingenuo, passa il resto del Ferragosto a cercare disperatamente un nuovo compagno di viaggio, senza mai ammettere la propria solitudine.

 

 

Leo

Leo è un ragazzo timido e impacciato, schiacciato da una madre possessiva. Incontra per caso Marisol (Veronica Miriel), una turista spagnola in difficoltà, e la ospita a casa. Tra i due nasce un tenero avvicinamento, ma tutto si spezza quando arriva il fidanzato di lei. Leo resta solo, costretto a tornare alla sua vita grigia e controllata.

 

 

Ruggero

Ruggero è un hippy che vive in una comunità spirituale e predica il distacco dal mondo materiale. Tornato a Roma con la fidanzata Fiorenza (Isabella De Bernardi) per chiedere soldi, incrocia il padre, che tenta di riportarlo alla normalità. Ne nasce un incontro surreale, popolato da figure grottesche, che mette a nudo l’incomunicabilità tra generazioni e la fragilità delle sue convinzioni.

 

 

Come si può evincere, è la solitudine - mascherata in modi diversi – ad accomunare i personaggi e il (i) protagonista la copre con spacconate e racconti improbabili, mostrandoli timidi e soffocati, compreso quello della comunità che non lo radica davvero. Tre solitudini, tre maschere. Scappando, sognando, fuggendo fintamente, come va di moda, dalla materialità: tutti cercano un altrove che però non riescono a raggiungere. Tutto in un caldo Ferragosto che diventa lo specchio del vuoto esistenziale.

 

 

Così, scherzando, ma in maniera triste, tanto che il film si chiude con tre sconfitte dolci-amare.

L’esordio è certamente positivo, tenendo presente la comicità degli Anni ‘80 e per lui si apre la carriera ed il successo.

“In che senso?”

 

 

Riconoscimenti

David di Donatello 1980

David speciale

Nastro d’Argento 1980

Miglior attore esordiente

 


 
 
 

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