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Airport (1970)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Airport

USA 1970 dramma catastrofico 2h17’

 

Regia: George Seaton

Soggetto: Arthur Hailey (romanzo)

Sceneggiatura: George Seaton

Fotografia: Ernest Laszlo

Montaggio: Stuart Gilmore

Musiche: Alfred Newman

Scenografia: E. Preston Ames, Alexander Golitzen

Costumi: Edith Head

 

Burt Lancaster: Mel Bakersfeld

Dean Martin: cap. Vernon Demerest

Jean Seberg: Tanya Livingston

Jacqueline Bisset: Gwen Meighen

George Kennedy: Joe Patroni

Helen Hayes: Ada Quonsett

Van Heflin: D.O. Guerrero

Maureen Stapleton: Inez Guerrero

Dana Wynter: Cindy Bakersfeld

John Findlater: Peter Coakley

Barbara Hale: Sarah Bakersfeld Demerest

Jessie Royce Landis: Mrs. Harriet DuBarry Mossman

Larry Gates: commissario Ackerman

Barry Nelson: cap. Anson Harris

Lloyd Nolan: Harry Standish

Gary Collins: Cy Jordan

Eileen Wesson: Judy Barton

Whit Bissell: Mr. Davidson

 

TRAMA: L’equipaggio di un Boeing diretto in Italia cerca di convincere un passeggero malato di nervi e in possesso di una bomba a soprassedere al folle proposito di far saltare l’aereo. Ma l’ordigno esplode per fatalità e l’equipaggio riesce a ritornare alla base superando anche la difficoltà di atterrare sull’unica pista disponibile e impraticabile per un precedente incidente.

 

VOTO 6,5

 

 

Era il periodo del cinema catastrofico e pareva che più un film aveva queste caratteristiche più aveva successo di botteghino. In altre parole, il pubblico si divertiva ad osservare sequenze di disgrazie e sciagure terrificanti perché, ovviamente, capitava solo per finzione e nel destino degli altri. Il filone fu molto sfruttato e molti attori importanti si cimentavano nei vari ruoli importanti e basta osservare l’elenco del cast per trovare conferma. Tra grattacieli, navi e aerei, le possibilità della fantasia degli scrittori e degli sceneggiatori erano tante e le sfruttavano tutte. Poi, lentamente, il fenomeno si calmò e si tornò alle produzioni più normali. E duravano anche non poco.

 

 

Durante una violenta tempesta di neve, il manager Mel Bakersfeld (Burt Lancaster) lotta per mantenere operativo il Lincoln International Airport, mentre la sua vita privata si sgretola e un Boeing 707 resta bloccato sulla pista principale. Intanto il pilota Vernon Demerest (Dean Martin), in volo verso Roma, affronta tensioni personali con la hostess Gwen (Jacqueline Bisset), che gli rivela di essere incinta. A bordo si imbarca anche Dominic D.O. Guerrero (Van Heflin), ex esperto di demolizioni in crisi economica e mentale, deciso a far esplodere una bomba per garantire alla moglie il risarcimento dell’assicurazione. Tra i passeggieri c’è anche Ada Quonsett (Helen Hayes), salita clandestinamente sull’aereo, che complica ulteriormente la situazione mentre l’equipaggio tenta di recuperare la valigetta sospetta.

 

 

Quando Guerrero si chiude nel bagno e la bomba esplode, l’aereo subisce una decompressione devastante ma rimane controllabile. Con gli aeroporti dell’Est chiusi dal maltempo, l’equipaggio decide di tornare a Chicago, dove Bakersfeld ordina di liberare la pista più lunga sacrificando l’aereo bloccato. Il meccanico Joe Patroni (George Kennedy) riesce però a spostarlo senza danni, permettendo un atterraggio d’emergenza in extremis. Mentre i passeggeri vengono soccorsi, le vicende personali si ricompongono: Demerest decide di sostenere Gwen e il suo bambino, Ada ottiene il privilegio di volare gratis a vita, e Bakersfeld si avvia verso un nuovo inizio con Tanya Livingston (Jean Seberg).

 

 

Possiamo considerare questo come un film che incarna l’idea nostalgica della Hollywood come una volta. Pur essendo girato nell’era spaziale, il film conserva un tono e una sensibilità da cinema degli anni ’30, con situazioni ingenue e personaggi costruiti per suscitare complicità emotiva. Sia il produttore Ross Hunter che il regista George Seaton erano considerati maestri nel ricreare atmosfere datate, rendendo contemporaneo ciò che in realtà è profondamente rétro. Il film appare come un gigantesco spot pubblicitario per il Boeing 707, pieno di ritmo, colori, split-screen e dettagli superflui che ne accentuano la natura commerciale.

 

 

Va evidenziato che non è tanto un’opera moderna quanto un ritorno a un modo di fare cinema che punta sulla riconoscibilità degli archetipi e sulla rassicurazione del pubblico. Il film è definito semplice, in fondo, ma indubbiamente aggancia l’attenzione perché costruito per intrattenere masse che non cercano innovazione, bensì comfort narrativo e volti familiari. La confezione è senz’altro buona, il ritmo è serrato e la regia di Seaton trasforma un intreccio di crisi e personaggi in un prodotto patinato, più vicino alla pubblicità che al cinema d’autore.

 

 

Il cast, ricco di star, è descritto come un mosaico di presenze che vengono elevate al rango di protagonisti accanto a Burt Lancaster e Dean Martin. Helen Hayes, in particolare, fu lodata per la sua interpretazione esuberante. Non mancarono i premi.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1971

Miglior attrice non protagonista a Helen Hayes

Candidatura miglior film

Candidatura miglior attrice non protagonista a Maureen Stapleton

Candidatura migliore sceneggiatura non originale

Candidatura migliore fotografia

Candidatura migliore scenografia

Candidatura migliori costumi

Candidatura miglior montaggio

Candidatura miglior sonoro

Candidatura miglior colonna sonora

Golden Globe 1971

Miglior attrice non protagonista a Maureen Stapleton

Candidatura miglior film drammatico

Candidatura miglior attore non protagonista a George Kennedy

Candidatura miglior colonna sonora

BAFTA 1971

Candidatura miglior attrice non protagonista a Maureen Stapleton

 


 
 
 

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