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Amadeus (1984)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 14 gen
  • Tempo di lettura: 8 min

Amadeus

USA Francia 1984 biografia 2h40’

 

Regia: Miloš Forman

Soggetto: Peter Shaffer (opera teatrale)

Sceneggiatura: Peter Shaffer

Fotografia: Miroslav Ondříček

Montaggio: Michael Chandler, Nena Danevic, T.M. Christopher (director’s cut)

Musiche: Neville Marriner, John Strauss (supervisione e coordinamento musiche), Wolfgang Amadeus Mozart

Scenografia: Patrizia von Brandenstein

Costumi: Theodor Pištěk

 

F. Murray Abraham: Antonio Salieri

Tom Hulce: Wolfgang Amadeus Mozart

Elizabeth Berridge: Constanze Weber

Simon Callow: Emanuel Schikaneder

Roy Dotrice: Leopold Mozart

Christine Ebersole: Katherina Cavalieri

Jeffrey Jones: Imperatore Giuseppe II

Roderick Cook: Conte Von Strack

Jonathan Moore: Barone van Swieten

Nicholas Kepros: Arcivescovo Colloredo

Richard Frank: Padre Vogler

Patrick Hines: Kapellmeister Bonno

Charles Kay: Conte Orsini-Rosenberg

Vincent Schiavelli: il servitore di Salieri

Philip Lenkowsky: il maggiordomo di Salieri

Cynthia Nixon: Lorl, la serva

Barbara Bryne: Frau Weber, madre di Constanze

Herman Meckler: prete

Vladimír Svitáček: Papa Clemente XIV

Douglas Seale: Conte Arco

 

TRAMA: Nel 1823 l’anziano compositore veneto Antonio Salieri viene ricoverato in un manicomio dopo aver tentato il suicidio tagliandosi la gola con un rasoio mentre invocava il perdono di Wolfgang Amadeus Mozart, che dice di aver ucciso. L’uomo inizia così a ricordare e raccontare la sua vita e i rapporti con il compositore di Salisburgo, sfociati in una grande rivalità tra i due musicisti

 

VOTO 8,5

 

 

Il 19 settembre 1984 arrivava nelle sale la pellicola che racconta il turbolento rapporto (ma si tratta di un falso storico) tra Mozart e Salieri. Adattata da una pièce teatrale, a sua volta ispirata dall’opera di Puskin che per prima introdusse l’elemento della rivalità tra i due, ha come protagonisti F. Murray Abraham e Tom Hulce, entrambi candidati all’Oscar come miglior attore (la statuetta andò al primo). La storia della rivalità tra i musicisti (una finzione letteraria) si rivelò un successo di pubblico e critica e vinse 8 Oscar e 4 Golden Globe, grazie anche alle grandi interpretazioni dei due attori.

 

 

Nel 1823, l’anziano compositore Antonio Salieri (F. Murray Abraham) tenta il suicidio e viene ricoverato in un ospedale psichiatrico. A un giovane sacerdote confessa un segreto sconvolgente: sostiene di aver ucciso Mozart. Da qui parte un lungo flashback narrato dal musicista ormai consumato dall’invidia. Da ragazzo, aveva pregato Dio di renderlo un grande in cambio di una vita devota, ma quando arriva a Vienna come compositore di corte, scopre che il vero genio è però Wolfgang Amadeus Mozart, un giovane volgare, infantile, capace di creare musica perfetta senza sforzo. Salieri vive una lacerazione: ammira Mozart (Tom Hulce), ma lo odia perché vede in lui il “favorito” di Dio. Intanto il giovanotto fatica a ottenere riconoscimento a corte, ostacolato dall’ambiente conservatore e dai debiti crescenti e la morte del padre lo sconvolge e lo spinge a comporre opere sempre più cupe, come Don Giovanni. Salieri, divorato dalla gelosia, decide di distruggerlo: convince Mozart che un misterioso committente vuole un Requiem, e pianifica di appropriarsene dopo averlo portato allo stremo. Mozart, già debilitato, lavora contemporaneamente al Flauto magico e al Requiem, fino a crollare. Salieri lo assiste nel dettare gli ultimi passaggi, riconoscendo finalmente la sua grandezza. Mozart muore esausto, lasciando l’opera incompiuta e viene sepolto in una fossa comune. Nel presente, Salieri conclude la sua confessione proclamandosi “patrono dei mediocri”, mentre la risata di Mozart riecheggia nella sua mente.

 

 

Se facciamo caso, la maggior parte dei film sugli artisti (pittori, compositori, autori, ecc.) tende a essere noiosa e priva di ispirazione, rendendo il soggetto del film molto meno interessante rispetto al lavoro complessivo. Questo ottavo lavoro di Forman, a 7 anni di distanza dal successo planetario di Qualcuno volò sul nido del cuculo e due film altrettanto musicali (Hair e Ragtime), è un’eccezione ed è probabilmente il miglior film mai realizzato sul processo di creazione e sull’artista creatore. Scegliendo di non proseguire verso un biopic tradizionale, Miloš Forman e lo sceneggiatore (anche teatrale) Peter Shaffer hanno creato un ritratto straordinario di Mozart, dotato di dettagli ricchi, un dramma potente e una colonna sonora imponente. Il film è un gran traguardo e meritava tutti gli otto Oscar conquistati quella notte di fine marzo del 1985.

 

 

Quando Forman venne a sapere per la prima volta della produzione teatrale dell’Amadeus di Shaffer, fu riluttante a considerarlo, ragionando che un’opera su Mozart potesse risultare insopportabilmente noiosa. Alla fine delle discussioni, però, cambiò idea e decise di trasformarlo in un film. Con il finanziamento garantito dal produttore Saul Zaentz, Forman e Shaffer trascorsero quattro mesi a scrivere la sceneggiatura, con l’intenzione che si concentrasse maggiormente su Mozart e meno sul suo rivale, Antonio Salieri, diversamente dall’opera teatrale. Approfondirono anche con precisione come sarebbero state utilizzate le composizioni di Mozart, poiché la colonna sonora sarebbe stata parte integrante della storia, non solo pezzi casuali inseriti per intrattenere il pubblico, badando alla giusta risposta emotiva per le varie scene.

 

 

Il lungometraggio copre gli ultimi 10 anni della vita di Mozart, tempo trascorso principalmente a Vienna. Dal 1781 al 1791, il film racconta i trionfi e i fallimenti del compositore, come lo vede Salieri, il compositore di corte dell’imperatore Giuseppe II (Jeffrey Jones). La trama invece inizia nel 1820 con un Salieri anziano, ora rinchiuso in un manicomio dopo aver tentato il suicidio, che offre la sua confessione a un sacerdote. La sua storia costituisce la maggior parte della narrazione del film. Nel 1781 Salieri ammira moltissimo Mozart, finché non lo incontra. Compositore mediocre e con una reputazione limitata, riconosce la grandezza nella musica del rivale ma rimane inorridito nello scoprire che l’uomo è un furfante infantile che insegue le donne, beve a gogo e ha poco o nessun rispetto per le maniere e la moralità della società del tempo. Il disgusto cresce man mano che lo conosce meglio e assiste ad altri atti per lui degradanti. Credendo che Dio abbia posto il suo favore su un individuo immeritevole, vede la situazione come un rimprovero divino e diventa determinato a colpire l’Onnipotente zittendo il suo strumento. Così, trama la caduta di Mozart, ma, allo stesso tempo, è rapito dalla musica anche mentre cerca di distruggerlo.

 

 

Come si evince, il personaggio più complesso è Salieri. Sebbene sia solo un compositore mediocre a pieno titolo, è abbastanza dotato da riconoscere il vero genio quando lo scopre, e lo trova nell’altro. Aggiungendo beffa al danno, lui ha condotto quella che molti considererebbero una vita pia evitando le donne e l’alcol e dedicandosi al servizio dell’uomo e di Dio, mentre l’esistenza di Mozart è fatta di eccessi e dissolutezza. Nonostante ciò, è la musica di Mozart a rivelare Dio, non quella di Salieri, e lui lo sa. Ne viene tormentato, e la sua invidia lo spinge a cercare la caduta del giovane musicista sublime. A tal fine, gioca con la mente dell’avversario, arrivando persino a ingannare il compositore morente facendogli scrivere la sua messa di requiem, che Salieri intende rubare e reclamare come sua.

 

 

Come rappresentato in questo film, Mozart è un bambino viziato nel corpo di un uomo adulto. Infatti, pur essendo un maestro di musica, le altre aree della sua vita sono in uno stato di adolescenza bloccata. Come molte rockstar moderne, cammina senza pensieri nel mondo, aspettandosi che si conformi a lui, e vivendo ben oltre le sue possibilità. Mostra anche una certa vena di crudeltà che non nasce dalla malizia, ma dall’ozio (come quando prende in giro Salieri, ignaro della presenza del suo rivale). Ama sua moglie, eppure le è infedele. È devoto a suo padre e tormentato dal suo ricordo quando il vecchio muore.

 

 

Il terzo protagonista (ma quasi primo assoluto) è la musica di Mozart, che permea quasi ogni fotogramma. Forman e Shaffer selezionarono e posizionarono con cura ogni pezzo, posizionandolo dove sarebbe stato amplificato l’azione sullo schermo. Una delle sequenze più toccanti e memorabili avviene verso la fine del film, mentre Mozart detta il suo requiem a Salieri. Qui vediamo l’atto della creazione in atto di costruzione, sia nella recitazione di Tom Hulce che di F. Murray Abraham, e ascoltiamo il modo in cui la musica viene utilizzata. È un gran momento in un grande film.

 

 

Non è un film inteso come la rappresentazione rigorosamente accurata del Mozart storico. I registi si sono presi numerose libertà in nome del dramma. Durante lo sviluppo, Shaffer utilizzò molti episodi reali ed altri apocrifi della vita del compositore, perché la sua intenzione era costruire una storia coinvolgente, non ripetere i fatti noti. In realtà, nei documenti storici c’è poco a sostegno dell’affermazione che l’amara gelosia di Salieri lo portò a nominare Mozart ogni volta che poteva.

 

 

Fu comunque la rivelazione di F. Murray Abraham, che fu catapultato dall’anonimato ai riflettori. Il modo in cui affronta Salieri è perfetto, ritraendo l’uomo non come un villain tradizionale, ma come una figura tragica gravata dal senso di colpa, dalla gelosia e dalla convinzione che Dio lo abbia abbandonato. Anche quando Salieri sorride, possiamo vedere il conflitto nei suoi occhi. Quando si rende conto che Mozart sta morendo, possiamo sentire la lotta tra il desiderio di portare avanti il suo piano e il riconoscimento che la più grande voce musicale del mondo sta per essere messa a tacere.

 

 

Fu anche la sfortuna di Tom Hulce essere stato nominato accanto ad Abraham nella categoria miglior attore. Se non fosse stato così, avrebbe potuto vincere tranquillamente: la sua interpretazione è più esagerata di quella di Abraham e manca di molte delle sfumature sottili ma ciò è intenzionale e necessario. È in overacting ma voluto, e riuscito. Mozart, dovendo essere più grande della sua stessa vita, lui lo interpreta come un bambino sovradimensionato, un adolescente nel corpo di un uomo che è tanto indietro rispetto a tutti nei compiti sociali quanto è superiore nella musica. Poi c’è la risata (basata sul racconto di una donna su come Mozart ridacchiasse), che Hulce fa sembrare spontanea ogni volta. Che divenne immortale per il Cinema.

 

 

I due attori erano entrambi relativamente sconosciuti al tempo della produzione ma Forman voleva che gli spettatori vedessero i personaggi, non gli attori che riconoscevano. Lo stesso valeva principalmente per i protagonisti di supporto. Elizabeth Berridge (che sostituì Meg Tilley all’ultimo minuto dopo che un infortunio l’ha messa fuori causa) porta una combinazione di giocosità e forza nel ruolo di Constanze, la moglie di Mozart. Condivide molte delle qualità infantili del marito, ma ha anche un senso per gli affari che a lui manca. Roy Dotrice è il padre cupo di Amadeus, Leopold, che ha dedicato tutta la sua vita al figlio, solo per vederla rigettata in faccia. E Jeffrey Jones interpreta l’imperatore Giuseppe II come un sovrano superficiale ed egocentrico che non sa distinguere tra una grande opera e una mediocre: incredibilmente lamenta che la musica di Mozart “ha troppe note”!!!

 

 

Si girò a Praga, perché, nel 1984, era una delle poche città rimaste in Europa a mantenere il sapore e l’architettura del XVIII secolo. Così, senza dover costruire set costosi, i registi riuscirono a catturare l’aspetto e l’atmosfera di Vienna durante i giorni in cui Mozart camminava per le strade. Le opere rappresentate nel film vennero messe in scena in un vecchio teatro d’opera in legno che non solo esisteva nel 1700, ma in cui Mozart dirigeva davvero spettacoli.

 

Ci si potrebbe facilmente chiedere perché il film si chiamasse Amadeus, invece di Mozart o addirittura Salieri: la ragione riguarda la traduzione del secondo nome del compositore. “Amadeus” significa “Amato di Dio”, e questo si adatta perfettamente alla visione di Salieri secondo cui è stato scelto dall’Onnipotente invece di lui. La radice della sua invidia distruttiva.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1985

Miglior film

Migliore regia

Miglior attore protagonista a F. Murray Abraham

Migliore sceneggiatura non originale

Migliore scenografia

Migliori costumi

Miglior trucco e acconciatura

Miglior sonoro

Candidatura come miglior attore protagonista a Tom Hulce

Candidatura come migliore fotografia

Candidatura come miglior montaggio

Golden Globe 1985

Miglior film drammatico

Migliore regia

Miglior attore in un film drammatico a F. Murray Abraham

Migliore sceneggiatura

Candidatura come miglior attore in un film drammatico a Tom Hulce

Candidatura come miglior attore non protagonista a Jeffrey Jones

BAFTA 1986

Migliore fotografia

Miglior montaggio

Miglior trucco

Miglior sonoro

Candidatura come miglior film

Candidatura come miglior attore protagonista a F. Murray Abraham

Candidatura come migliore sceneggiatura non originale

Candidatura come migliore scenografia

Candidatura come migliori costumi

 


 
 
 

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