Assassinio a Venezia (2023)
- michemar

- 30 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Assassinio a Venezia
(A Haunting in Venice) UK, Italia, USA 2023 poliziesco 1h43’
Regia: Kenneth Branagh
Soggetto: Agatha Christie (Poirot e la strage degli innocenti)
Sceneggiatura: Michael Green
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Lucy Donaldson
Musiche: Hildur Guðnadóttir
Scenografia: John Paul Kelly
Costumi: Sammy Sheldon
Kenneth Branagh: Hercule Poirot
Camille Cottin: Olga Seminoff
Jamie Dornan: dott. Leslie Ferrier
Tina Fey: Ariadne Oliver
Jude Hill: Leopold Ferrier
Kyle Allen: Maxime Gerard
Ali Khan: Nicholas Holland
Emma Laird: Desdemona Holland
Kelly Reilly: Rowena Drake
Riccardo Scamarcio: Vitale Portfoglio
Michelle Yeoh: Joyce Reynolds
TRAMA: Nella Venezia del secondo dopoguerra, Hercule Poirot, ora in pensione e costretto a un esilio auto-imposto, partecipa con riluttanza a una seduta spiritica.
VOTO 5 –

Nel 1947, Hercule Poirot (Kenneth Branagh) vive ritirato a Venezia, disilluso e deciso a non occuparsi più di casi. La sua amica Ariadne Oliver (Tina Fey) lo convince però a partecipare a una festa di Halloween seguita da una seduta spiritica nel palazzo di Rowena Drake (Kelly Reilly), che spera di contattare la figlia Alicia, morta in circostanze misteriose. Durante la seduta, Poirot smaschera i trucchi della medium Joyce Reynolds (Michelle Yeoh), ma eventi inspiegabili si susseguono e la stessa Reynolds muore poco dopo. Bloccati dalla tempesta, Poirot interroga gli ospiti, tutti legati in qualche modo alla vicenda di Alicia. Mentre indaga, è tormentato da visioni e scopre segreti, ricatti e complicità.
Alla fine rivela che l’assassina è Rowena Drake: ossessionata dalla figlia, l’aveva avvelenata senza volerlo e poi aveva inscenato il suicidio, eliminando chi minacciava di scoprire la verità. Messa alle strette, Rowena muore precipitando dal palazzo. L’alba porta con sé la soluzione del caso e la rinascita del desiderio di Poirot di tornare al suo lavoro.
Il terzo episodio della saga girati da Kenneth Branagh (dopo Assassinio sull’Orient Express (2017) e Assassinio sul Nilo (2022) tenta di rinnovare come gli altri l’universo di Hercule Poirot spingendolo verso un’estetica gotica e un’atmosfera quasi soprannaturale, ma il risultato è un ibrido poco riuscito. L’idea di allontanarsi dal romanzo originale per abbracciare toni più oscuri potrebbe essere interessante sulla carta, ma il film non trova mai un equilibrio tra mistero classico e suggestioni horror, rimanendo sospeso in una terra di mezzo che ne indebolisce l’identità.
Il protagonista è un Poirot stanco e disilluso, ritiratosi a Venezia dopo la guerra. Il suo ritorno in scena avviene quasi per caso, ma il film non aggiunge nulla di significativo al personaggio: nessuna evoluzione, nessuna nuova sfumatura, solo un detective trascinato dagli eventi. Anche i comprimari risultano poco sviluppati, soprattutto se confrontati con i cast più ricchi e carismatici dei due film precedenti. Qui, a parte poche eccezioni, i personaggi non lasciano traccia e non generano alcun vero coinvolgimento emotivo.
La componente soprannaturale, invece di arricchire il racconto, finisce per renderlo artificioso. L’indagine procede tra cliché gotici, apparizioni ambigue e un’atmosfera claustrofobica che non riesce a trasformarsi in autentica tensione. Il film sembra voler suggerire un dubbio costante tra razionale e irrazionale, ma lo fa senza coraggio e senza una direzione chiara.
Pur essendo visivamente curato e dotato di qualche intuizione scenografica, il lavoro del regista/attore soffre di una scrittura debole, di personaggi poco incisivi e di un tono che non riesce mai a decidersi. È un’opera tecnicamente competente ma priva di mordente, che non lascia un’impressione duratura e che rappresenta, finora, sicuramente la prova meno riuscita del ciclo di Branagh dedicato a Poirot.
























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