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Batman - Il ritorno (1992)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 2 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Batman - Il ritorno

Batman Returns

USA 1992 supereroi 2h6’

 

Regia: Tim Burton

Soggetto: Bob Kane (DC Comics)

Sceneggiatura: Daniel Waters

Fotografia: Stefan Czapsky

Montaggio: Chris Lebenzon, Bob Badami

Musiche: Danny Elfman

Scenografia: Bo Welch

Costumi: Bob Ringwood, Mary E. Vogt

 

Michael Keaton: Bruce Wayne / Batman

Danny DeVito: Oswald Cobblepot / Pinguino

Michelle Pfeiffer: Selina Kyle / Catwoman

Christopher Walken: Max Shreck

Michael Gough: Alfred Pennyworth

Pat Hingle: James Gordon

Michael Murphy: sindaco

Vincent Schiavelli: suonatore d’organetto

Andrew Bryniarski: Chip Shreck

Cristi Conaway: principessa del ghiaccio

 

TRAMA: Il Pinguino e la Donna Gatto complottano per prendere controllo di Gotham City, e solo Batman potrà fermarli.

 

VOTO 7

 

 

Come si può leggere nel web, benché fosse una mossa scontata, Tim Burton inizialmente non sottoscrisse un seguito dopo l’enorme successo di Batman del 1989. Sul primo film affermò: “Ci sono parti che mi piacciono, ma al tempo fu abbastanza noioso come tema. Spesso i sequel sono simili al primo film, eccetto che per l’incremento degli incassi. Non mi sentivo di farlo, volli poi trattare il nuovo Batman come un altro, nuovo, film”. Ed ora eccoci qui.

 

 

A Gotham, durante il Natale, il miliardario Max Shreck (Christopher Walken) trama per costruire una centrale elettrica che in realtà prosciugherà l’energia della città. Nel frattempo riemerge dalle fogne Oswald Cobblepot (Danny DeVito), il deforme bambino abbandonato trentatré anni prima, ora divenuto il criminale noto come il Pinguino. Shreck lo manipola e lo spinge a presentarsi come benefattore, orchestrando un finto salvataggio per introdurlo nella società e lanciarlo come futuro sindaco. Quando la segretaria Selina Kyle (Michelle Pfeiffer) scopre i piani criminali del suo capo, Shreck tenta di ucciderla; lei sopravvive, rinasce come Catwoman e inizia una personale vendetta. Bruce Wayne (Michael Keaton), sospettoso del Pinguino, indaga come Batman, mentre tra lui e Selina nasce un’attrazione che ignora le rispettive identità mascherate.

 

 

Il Pinguino e Catwoman si alleano per screditare Batman, arrivando a incastrarlo per l’omicidio della Ice Princess. Batman ribalta la situazione diffondendo un discorso registrato in cui il Pinguino insulta i cittadini, facendolo precipitare nel disonore. Umiliato, Oswald rivela il suo vero piano: rapire e uccidere i primogeniti di Gotham, quindi distruggere la città con un esercito di pinguini armati. Batman sventa l’attacco e affronta il Pinguino nel suo covo, dove il criminale soccombe alle ferite. Catwoman, invece, si confronta con Shreck e lo uccide sacrificando quasi la propria vita. Bruce trova solo il cadavere dell’industriale e un gatto che porta con sé, mentre il Bat-Segnale illumina il cielo e una figura femminile, ancora viva, osserva dall’alto la città.

 

 

Ci si ritrova davanti a un film che vive di contrasti: Tim Burton accelera il ritmo rispetto al primo film, ma nel farlo sacrifica parte dell’indagine psicologica sul Cavaliere Oscuro. La vera novità è la forza magnetica di Michelle Pfeiffer: la sua Catwoman non è un semplice oggetto di desiderio, bensì una figura intelligente, ironica, quasi sovversiva. Il cuore del film non pare né Batman né il Pinguino, ma due persone – Bruce e Selina – che non si sentono a proprio agio nella loro pelle e trovano nelle maschere un modo per sopravvivere. La Gotham di Burton è meno gotica e più giocosa rispetto al primo, ma conserva un’anima disturbante. C’è perfino il gusto per il grottesco, la capacità di trasformare un blockbuster natalizio in un viaggio dentro le nevrosi dei personaggi.

 

 

È un film più libero, più sfrontato e più ironico del suo predecessore. Burton trasforma un cinecomic in una sorta di fiaba nera, dove ogni personaggio è definito dalle proprie ferite interiori. Batman è un eroe depresso, Catwoman una donna rinata dalla rabbia, il Pinguino un mostro tragico che usa l’umorismo come arma. È come se il film fosse un luogo di identità spezzate che si incontrano e si respingono.

 

 

Il vero spettacolo non sono i gadget, le scenografie o le trovate visive ma la tensione emotiva tra personaggi incapaci di vivere senza travestirsi. L’autore sembra dire che il film funziona proprio perché abbraccia il lato oscuro del sogno, trasformando un film estivo in un racconto gotico sulle nostre nevrosi più profonde.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1993

Candidatura miglior trucco

Candidatura migliori effetti speciali

BAFTA 1993

Candidatura miglior trucco

Candidatura migliori effetti speciali

 


 
 
 

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