top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

Breve storia d’amore (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 16 minuti fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Breve storia d’amore

Itali 2025 dramma 1h38’

 

Regia: Ludovica Rampoldi

Sceneggiatura: Ludovica Rampoldi

Fotografia: Gogò Bianchi

Montaggio: Francesca Calvelli

Musiche: Fabio Massimo Capogrosso

Scenografia: Massimiliano Nocente

Costumi: Stefano Ciammitti

 

Pilar Fogliati: Lea

Adriano Giannini: Rocco

Andrea Carpenzano: Andrea

Valeria Golino: Cecilia

Massimo De Lorenzo: Umberto

Betty Pedrazzi: barista

Monica Nappo: Adele

Lorenzo Gioielli: Sergio

 

TRAMA: Lea incontra per caso Rocco in un bar e diventa la sua amante. La loro relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo, prende una piega sinistra quando lei inizia a infiltrarsi senza permesso nella vita di lui.

 

VOTO 6

 

 

Giusto per scrivere una introduzione sulle dinamiche di coppia, va chiarito che in questo campo non si scoprirà mai più nulla di nuovo, se n’è discusso e discettato all’infinito, in ogni rampo dell’Arte, fino alla nausea. Però, è anche ovvio che l’argomento possa attirare mille altre storie e milioni di considerazioni, magari ripetendoci all’infinito, col miracolo – momentaneo e falso – che stiamo dicendo qualcosa di nuovo. Quando mai! Eppure, anche stavolta la scrittrice e sceneggiatrice Ludovica Rampoldi (tantissimi i suoi script di successo nel cinema italiano, molti dei quali thriller, ma anche Esterno notte, il recente Primavera, Il traditore, Il maestro, giusto per fare qualche titolo) approda alla regia con una serie di domande sulla materia. Che cos’è una coppia? Come funziona, quali sono i suoi confini, cosa la tiene insieme e cosa la fa naufragare, cosa è lecito e cosa inaccettabile nell’unione tra due individui? Eh, a saperlo!

 

 

C’è una doppia visuale nel film d’esordio della regista dettata da una duplice prospettiva generazionale: da un lato una coppia di trentenni e dall’altra una coppia di cinquantenni, le quali si incrociano quando meno te lo aspetti. Ed è lì che il dramma assume i vaghi connotati di un thriller psicologico pur restando nel genere drammatico. Anzi, ci sguazza proprio, nel dramma, ci si affoga con tanto di crisi psicologiche e rottura definitiva di legami che parevano collaudati. Come funziona, allora una coppia? Cosa lega due persone e cosa può infrangere ciò che va avanti stabilmente? Dipende dalle circostanze e dalle occasioni, oppure dalla stanchezza del rapporto non più ravvivato dal sentimento? Fatto sta che succede. E non poche volte.

 

 

Il film mette in scena due coppie distinte, ognuna alle prese con le proprie sfide esistenziali e affettive, e offre attraverso di esse una riflessione sulle diverse sfumature dell’amore e della convivenza. Da una parte troviamo Lea, interpretata da Pilar Fogliati, e Andrea, impersonato da Andrea Carpenzano. Entrambi sono trentenni che si interrogano su come sia possibile conciliare la sicurezza della stabilità con il fuoco del desiderio. I loro percorsi si intrecciano intorno a domande comuni a molti della loro generazione: è possibile mantenere viva la passione senza sacrificare la tranquillità emotiva? O bisogna inevitabilmente scegliere tra l’una e l’altra? Dall’altra parte, il racconto si concentra su Rocco, interpretato da Adriano Giannini, e Cecilia, portata sullo schermo da Valeria Golino. Questa coppia cinquantenne sembra aver già tracciato la rotta delle proprie vite, vivendo una quotidianità che appare consolidata e priva di sorprese. Tuttavia, dietro questa apparente stabilità, si percepiscono le ombre di una routine che rischia di diventare stagnante.

 

 

Il vero punto di svolta della narrazione si verifica quando Lea, quasi per caso, incontra Rocco in un bar. Da questo incontro nasce un’attrazione improvvisa, intensa e inattesa, che travolge entrambi e li spinge verso una relazione segreta. La loro storia si consuma in una stanza d’albergo: un luogo anonimo che diventa teatro di incontri brevi, carichi di tensione e passione, ma segnati anche da una crescente inquietudine e confusione emotiva. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un tradimento come tanti, assume progressivamente un significato molto più profondo. L’infedeltà diventa il catalizzatore che porta a galla debolezze, frustrazioni e pulsioni nascoste. La relazione clandestina smaschera le fragilità dei protagonisti, facendo emergere tutto ciò che era rimasto sopito nelle rispettive vite di coppia e rivelando quanto sia sottile il confine tra appagamento e insoddisfazione.

 

 

Ma ecco affacciarsi l’imprevisto che cambia tutto. All’improvviso, un evento inatteso sconvolge gli equilibri di tutti i protagonisti: Lea si trova travolta da un coinvolgimento che cresce a dismisura, trasformando un’attrazione iniziale in qualcosa di più profondo e ossessivo. La relazione, nata quasi per caso e alimentata da incontri segreti, si evolve rapidamente, e lei si lascia guidare da un impulso sempre più forte che la spinge oltre la semplice passione. Dalla passione al controllo. Il desiderio di Lea non si limita più all’incontro clandestino e diventa invece una necessità di entrare sempre più nella vita di Rocco, fino ad avvertire il bisogno di esercitare un controllo sulla sua quotidianità. In questo processo, la linea sottile che divide l’attrazione dal bisogno di dominio viene varcata, e l’equilibrio emotivo delle due coppie protagoniste inizia a vacillare.

 

 

La relazione segreta tra Lea e Rocco non resta confinata nel loro mondo: Andrea e Cecilia, i rispettivi partner, vengono inevitabilmente coinvolti nelle ripercussioni di questo nuovo legame. Mentre l’intreccio si fa sempre più complesso, anche chi sembrava estraneo alla vicenda passionale finisce per essere trascinato nel vortice di emozioni e tensioni. Il crescendo narrativo porta così tutti i personaggi a confrontarsi con le proprie fragilità, fino a un confronto finale che appare inevitabile. Quando pare che la storia si rassomigli a tante altre viste sullo schermo, il colpo di coda a sorpresa, l’elemento da thriller psicologico, che ovviamente non è raccontabile, pena pesante spoiler.

 

 

Esistono personaggi di secondo piano ma questi diventano tali perché l’attenzione della scrittura e della regia è totalmente rivolta ai quattro protagonisti, che prendono la scena un po’ a turno, anche se il ruolo primario lo assume Lea perché è lei che decide il primo passo determinante, è lei che causa il terremoto, è lei che si libera delle convenzioni e forse un po’ sventatamente fa saltare il banco. Se in altre occasioni Pilar Fogliati non mi aveva convinto del tutto, qui devo cambiare idea: è lei che non solo è capace di dare un’impronta chiara al suo personaggio ma interpreta benissimo il ruolo con un salto di maturità in fatto di interpretazione. Ora la vedo più “donna” anche come attrice matura che finalmente ha abbandonato quell’aurea romanesca che la faceva assomigliare a tante altre. Insomma, qui la trovo davvero brava.

 

 

Ovvio che dall’alto della sua esperienza, Valeria Golino domina il set e recita con sicurezza dando un quadro chiaro del carattere del personaggio. Adriano Giannini svolge con bravura e facilità un ruolo a lui congeniale, dando l’idea di non sforzarsi neanche tanto gli calza a pennello. Chi vedo un gradino al di sotto è Andrea Carpenzano, ma spesso questo è per mia colpa, non essendo io un suo fan e non capendo perché mai deve affrontare qualsiasi personaggio con quella pettinatura da popolano medievale: possibile che non esista un regista che gli dica ora ti tagli i capelli e fai un giovanotto diverso? Non sono un suo estimatore e non mi piace come recita. Semplice.

 

 

Tornando al contenuto del film, va rilevato che la pellicola entra nelle pieghe più delicate dell’intimità, esplorando desideri, mancanze e contraddizioni che affiorano nelle relazioni adulte. Pur muovendosi nel territorio della commedia, il film assume i contorni di un dramma psicologico, osservando con lucidità la mutevolezza dei sentimenti e la fragilità del confine che separa amore, dipendenza e bisogno. Parlando delle scelte stilistiche di Ludovica Rampoldi si ha l’idea di un film serio evitando il tragico di un dramma vero e puro, affidandosi all’ironia come strumento per scavare in profondità e a un ritmo narrativo capace di coinvolgere lo spettatore (maggiormente nella seconda parte), depistarlo e interrogarlo come in un thriller psicologico (tasto su cui mi piace ribattere). La sfida, secondo me, è stata far convivere romance, ironia e tensione. Intuibile, infine, che la regista, in quanto donna, ha privilegiato studiare le due figure femminili, dove una può salvare l’altra, offrendo una nuova prospettiva e gli strumenti per uscire dalla comfort zone in cui ciascuna ha ristretto il proprio orizzonte.

 

 

Riconoscimenti

David di Donatello 2026

Candidatura miglior attrice non protagonista Valeria Golino

Candidatura miglior esordio alla regia

 

 

 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page