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Dark Water (2002)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 28 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Dark Water

Honogurai mizu no soko kara

Giappone 2002 horror 1h41’

 

Regia: Hideo Nakata

Soggetto: Kōji Suzuki (racconti)

Sceneggiatura: Hideo Nakata, Takashige Ichise, Yoshihiro Nakamura, Ken'ichi Suzuki

Fotografia: Junichirô Hayashi

Montaggio: Nobuyuki Takahashi

Musiche: Kenji Kawai, Shikao Suga

Scenografia: Katsumi Nakazawa

 

Hitomi Kuroki: Yoshimi Matsubara

Rio Kanno: Ikuko Matsubara (a 6 anni)

Mirei Oguchi: Mitsuko Kawai

Asami Mizukawa: Ikuko Hamada (a 16 anni)

Fumiyo Kohinata: Kunio Hamada

Yu Tokui: Ohta

Isao Yatsu: Kamiya

Shigemitsu Ogi: Kishida

Yukiko Ikari: Yoshimi giovane

 

TRAMA: Nell’appartamento di un palazzone traslocano Yoshimi e la sua figlioletta, contesa dall’ex marito. A causa di un’infiltrazione, gocce d’acqua cominciano a cadere in casa dal soffitto. Come non bastasse, Yoshimi è terrorizzata da strane apparizioni, fantasmatiche presenze legate alla storia di una bambina uccisa un paio d’anni prima in quel palazzo.

 

VOTO 6,5

 

 

Per essere un film horror, il titolo italiano pare adatto, ma se pensiamo che quello originale recita “Dalle profondità delle acque oscure” si intuisce che la pellicola debba essere proprio inquietante, come sanno essere le opere giapponesi. Tratto da una dei racconti raccolti nel libro di Kōji Suzuki, inizia con le apparenze di una trama tranquilla e poi si tramuta in un incubo per le due protagoniste femminili: la mamma Yoshimi e la piccola Ikuku. Due donne sole, una casa nuova, un grosso condominio, condizioni imperfette dell’appartamento. L’inizio pare proprio premettere bene.

 

 

Come si nota sin dalle prime sequenze, la donna protagonista Yoshimi, in piena separazione coniugale e in lotta per la custodia della figlia Ikuko, si trasferisce con lei in un vecchio condominio, ma da subito emergono segnali inquietanti: infiltrazioni d’acqua dal soffitto, rumori provenienti dall’appartamento superiore, una borsetta rossa da bambina trovata sul tetto, la preoccupante sensazione della presenza di una misteriosa bambina invisibile con cui però la piccola Ikuko sembra comunicare. Anzi, la donna scopre che una bambina, che si chiamava Mitsuko, abitava nell’appartamento sopra il loro ma è scomparsa due anni prima, portando con sé una borsetta identica a quella ritrovata.

 

 

Man mano che la vita continua, succede che gli eventi anomali, e apparentemente soprannaturali, aumentano culminando nell’apparizione dello spirito di Mitsuko, che tenta di trascinare Ikuko con sé. Nel finale, Yoshimi deve ovviamente fare qualcosa e come succede nei casi classici, è la madre che comincia a pensare di doversi sacrificare per salvare la figlia, per diventare – forse è proprio questo lo scopo delle apparizioni - la “madre sostitutiva” che quello spirito cercava. Dieci anni dopo, Ikuko ormai adolescente torna nel condominio abbandonato e vede “qualcosa”.

 

 

L’interpretazione di Hitomi Kuroki è buonissima, perché intensa e credibile nel ruolo di madre fragile ma combattiva, fino a diventare il cuore emotivo di un film dall’atmosfera di inquietudine silenziosa e, in generale, il film riesce ad insinuare, da buon horror, una paura sottile senza utilizzare jump scare gratuiti, con una che tensione cresce lentamente, con un senso di disagio continuo. Merito della capacità della regia del prolifico Hideo Nakata (già autore di The Ring e seguito) di usare inquadrature asimmetriche, campi larghi e dettagli fuori fuoco per creare inquietudine. Determinante è l’uso simbolico dell’acqua come elemento di contaminazione, memoria e trauma. Però, per fortuna di chi si spaventa troppo, il film è più triste che spaventoso, e proprio per questo rimane impresso.

 

 

Peccato solo per il ritmo molto lento e i tempi dilatati e con poca azione. Non porta molte novità e non si può fare a meno di notare che il film gli segue schemi già noti del J-horror dei primi anni 2000 ed il finale è alquanto intuibile, anche se emotivamente efficace. Il suo successo l’ha avuto, tanto da aver avuto anche un remake americano del 2005 con Jennifer Connelly, oltre ad alcuni adattamenti televisivi.

 

 

 
 
 

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