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Dead Man Down - Il sapore della vendetta (2013)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 4 apr 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 apr

Dead Man Down - Il sapore della vendetta

Dead Man Down

USA 2013 thriller 1h58'


Regia: Niels Arden Oplev

Sceneggiatura: J.H. Wyman

Fotografia: Paul Cameron

Montaggio: Timothy A. Good, Frédéric Thoraval

Musiche: Jacob Groth

Scenografia: Niels Sejer

Costumi: Renee Ehrlich Kalfus


Colin Farrell: Victor / Laszlo Kerik

Noomi Rapace: Beatrice

Dominic Cooper: Darcy

Terrence Howard: Alphonse Hoyt

Armand Assante: Lou Gordon

Isabelle Huppert: maman Louzon

Wade Barrett: Kilroy

F. Murray Abraham: Gregor


TRAMA: Victor è un membro fidato della gang del boss Alphonse, da qualche tempo tenuta sotto scacco da un killer che sembra volerla far fuori pezzo dopo pezzo, uomo dopo uomo. Ma Victor è anche il vicino di casa di Beatrice, una ragazza che franco-americana che vive sola con la madre, incapace di superare il trauma di un incidente stradale che l'ha sfigurata in volto. Beatrice ha visto Victor uccidere un uomo e lo ricatta perché faccia altrettanto con il pirata della strada che l'ha rovinata.


Voto 6 –



Victor è un killer ma non uccide per conto dell’impero criminale newyorkese del boss Alphonse, che tanto lo tiene in considerazione, lui uccide uno ad uno proprio i componenti della gang, intanto che il capo, brancolante nei dubbi, si ritrova solo pezzi di una fotografia che, ricomposti, gli sapranno forse indicare il colpevole. In realtà Victor è Laszlo, un ungherese la cui famiglia – moglie e figlioletta - è stata sterminata proprio da quella banda.



Dal suo appartamento comincia ad osservare Beatrice che abita nel grattacielo di fronte, una misteriosa e fragile ragazza sfigurata in volto da un incidente d’auto che cerca vendetta verso chi l’ha ridotta in quello stato. Anche lei lo spia e, quando scopre gli oscuri segreti dell’uomo, minaccia di smascherarlo a meno che non la aiuti a portare a termine anche la sua rivincita. Entrambi sono animati, quindi, da una indomabile ostinazione di vendetta che li porta prima ad una alleanza necessaria, poi a conoscersi meglio e a comprendersi nella solitudine delle loro vite.



Il doppio gioco di Victor all’interno della gang è molto pericoloso e lui potrebbe essere scoperto da un momento all’altro, anche perché in un bigliettino che ha fatto recapitare ad Alphonse ha scritto un numero, il “7”, nella maniera in cui lo fanno solo gli europei, cioè con il trattino. Mentre i membri della banda criminale continuano ad essere eliminati, il cerchio si stringe, anche attorno alla ragazza che viene presa in ostaggio. È una corsa contro il tempo per Victor. Preceduto dalla migliore sequenza dell’intero film, quella della trappola tesa dal protagonista in un appartamento vuoto, arriva l’inevitabile finale pirotecnico denso di inseguimenti e sparatorie, il regolamento di conti che tutti aspettano dall’inizio.




Questo revenge-movie – che si contamina della vena sentimentale - rappresenta la prima opera in terra americana del danese Niels Arden Oplev, l’autore della versione svedese di Millennium, che si trascina la stessa attrice, Noomi Rapace, sempre tenace come attrice e come personaggio. Purtroppo, però, il risultato non è straordinario, un po’a causa dei limiti del regista intravisti appunto nella serie dei piatti film che lo avevano reso famoso, ma maggiormente per colpa di una sceneggiatura con buchi e di una andatura a intermittenza. La scelta di raccontare le vicende con molti misteri mai pienamente chiariti e con dialoghi che sottintendono quello non detto fa assumere al film le sembianze di una storia enigmatica che certamente non aiuta in un thriller d’azione quasi continua.




Occasione davvero persa perché l’ossatura di base è buona e il regista dispone di un cast di prim’ordine, a cominciare da Colin Farrell e, passando da Dominic Cooper, Terrence Howard, Armand Assante, F. Murray Abraham, finire al ruolo secondario interpretato da Isabelle Huppert, sicuramente sprecata. In mano ad un regista migliore il film sarebbe stato un altro prodotto (vedi proprio il caso di Millennium - Uomini che odiano le donne molto meglio realizzato da David Fincher) ed invece, nonostante il film si lasci comunque vedere, si fa fatica a dargli la sufficienza. Apprezzabile, in compenso, la fotografia e l’atmosfera da noir che, assieme ad un discreto montaggio, tengono in piedi tutto il film, oltre alla bravura degli attori.



 
 
 

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