London Boulevard (2010)
- michemar

- 27 feb 2019
- Tempo di lettura: 3 min

London Boulevard
USA/UK 2010, noir, 1h43’
Regia: William Monahan
Soggetto: Ken Bruen (romanzo)
Sceneggiatura: William Monahan
Fotografia: Chris Menges
Montaggio: Dody Dorn, Robb Sullivan
Musiche: Sergio Pizzorno
Scenografia: Martin Childs
Costumi: Odile Dicks-Mireaux
Colin Farrell: Mitchel
Keira Knightley: Charlotte
David Thewlis: Jordan
Anna Friel: Briony
Ben Chaplin: Billy Norton
Ray Winstone: Gant
Eddie Marsan: DI Bailey
Sanjeev Bhaskar: dott. Raju
Stephen Graham: Danny
TRAMA: Mitchel è appena uscito di prigione dove ha scontato tre anni per aggressione aggravata. Non ha alcuna intenzione di tornarci ma i suoi ex compagni del mondo del crimine fanno di tutto perché riprenda le vecchie imprese. C'è però un'occasione che potrebbe tenerlo lontano dai guai. Riceve infatti l'incarico di proteggere una giovane attrice, Charlotte, che, al top del successo e con un marito tanto ricco quanto distante, ha deciso di lasciare il mondo del cinema. I paparazzi stazionano in massa dinanzi alla sua porta così come un boss del crimine, Gant, e i suoi accoliti assediano Mitchel.
Voto 7

Con l’intento di ricreare la stessa tensione ansiosa dello scorsesiano The Departed, merito anche della sua sceneggiatura, William Monahan debutta alla regia con un registro però tutto british, senza quindi la tipica visione malavitosa americana. Il risultato è questo ottimo gangster-movie dal forte accento inglese e con personaggi londinesi a tutto tondo, dal ritmo notevole e dalla tensione in crescendo, con il finale totalmente antihollywoodiano, senza cioè concedere nulla al romanticismo della love story tra i due protagonisti.

Uno dei personaggi di secondo piano ma niente affatto secondari anche verso l’influenza decisionale dei protagonisti a proposito del loro comportamento è senza dubbio Jordan, impersonificato come nessuno poteva riuscirci da David Thewlis, che sembra reincarnare il nichilismo del Johnny di Naked del grande Mike Leigh ai suoi primi lavori nel lungometraggio: ma attenti, perché questa è una versione più sfatta e annoiata, più annichilita (mi si passi) e folgora lo spettatore in particolar modo quando se ne esce con battute come: “Oggi tutti si aspettano che tu sappia fare una cosa sola e per questo, io che sono eclettico, non faccio niente”, oppure, parlando della giovane diva sua amica (e tenetevi forte): “Se non fosse per Monica Bellucci, sarebbe l'attrice più stuprata del cinema europeo”. Insomma, se questo è un personaggio secondario penate al resto.

Perché non è hollywoodiano il finale? Perché tra i due protagonisti nasce del tenero, ma siamo lontano mille miglia da Guardia del corpo, perché si tratta di un gangster movie inglese e, come faccio notare, con comprimari da urlo. A partire dal boss Ray Winstone, sempre gigantesco e micidiale nei panni da gangster, e dal già citato Thewlis, fino a un Ben Chaplin insolitamente laido, passando per facce da strada come Eddie Marsan e Stephen Graham, quei tipi quindi che senza i quali – come scrivo sempre – i film non riescono come la famosa ciambella col buco.
Buonissimo noir, quindi, dove ad una decorosa e decorativa Keira Knightley si contrappone il bel personaggio interpretato dall’ottimo Colin Farrell, efficace nel rendere credibile l’ex teppista che vuole scrollarsi di dosso lo scomodo passato. Se la Knightley fa lei stessa con le sue smorfiette e si replica, le sopracciglia di Farrell sono il poster del film, sono gli stralli portanti di un bellissimo personaggio che lui riesce a rendere perfettamente.

Evidente il talento di William Monahan più come sceneggiatore che come regista ma l’esordio è da giudicarsi più che positivo, con quel finale che ci fa sobbalzare sulla poltrona, che non ci aspetteremmo mai. Anzi, forse la forza del film aumenta per quel finale drammatico e inatteso.






Commenti