Disobedience (2017)
- michemar

- 13 feb 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 23 lug 2025

Disobedience
Irlanda, UK, USA 2017 dramma 1h54’
Regia: Sebastián Lelio
Soggetto: Naomi Alderman (romanzo)
Sceneggiatura: Sebastián Lelio, Rebecca Lenkiewicz
Fotografia: Danny Cohen
Montaggio: Nathan Nugent
Musiche: Matthew Herbert
Scenografia: Sarah Finlay
Costumi: Odile Dicks-Mireaux
Rachel Weisz: Ronit Krushka
Rachel McAdams: Esti Kuperman
Alessandro Nivola: Dovid Kuperman
Anton Lesser: Rav Krushka
Bernice Stegers: Fruma Hartog
Allan Corduner: Moshe Hartog
Nicholas Woodeson: rabbino Goldfarb
Liza Sadovy: Rebbetzin Goldfarb
Clara Francis: Hinda
Mark Stobbart: Lev
Caroline Gruber: Hannah Shapiro
Alexis Zegerman: Rivka
TRAMA: Ronit, figlia di un noto rabbino di Londra, fugge a New York per vivere la propria vita di donna libera. Otto anni dopo, in occasione della morte del padre, rientra nella capitale inglese ma la comunità ebraica a cui appartiene non ha dimenticato la sua disobbedienza.
Voto 7

Una cosa è certa: a Sebastián Lelio non piacciono le storie facili e semplici da raccontare, con le solite argomentazioni di soggetti ordinari. Egli ama affrontare specialmente i disagi che devono affrontare donne in situazioni particolari, che le fanno soffrire, anche se qualche volta non lo danno a vedere. Dopo i successi acclamati di Gloria, rifatto poi in lingua inglese con Julianne Moore (recensione), e il premiatissimo Una donna fantastica (recensione), Lelio accetta l’offerta di Rachel Weisz che aveva acquistato i diritti di un bel libro, Disobbedienza (Disobedience) del 2007 di Naomi Alderman. L’attrice dopo aver visto Gloria aveva pensato che lui fosse il regista adatto. E lo è stato.

L’incipit del film è folgorante e ci introduce intenzionalmente nel cuore dell’argomento: un rabbino declama la natura imperfetta dell’uomo, ovvero l’unica creatura di Dio, tra tutti gli esseri della terra, che è dotata di libero arbitrio e poi cade morto. Il cambio di scena ci mostra, oltreoceano, il telefono di Ronnie Curtis che squilla: lei è però in realtà Ronit Krushka, nata e cresciuta nella rigida comunità ebrea ortodossa di Londra ed è la figlia del rabbino. Vive da sola e lontano dai riti a cui era stata educata, perché rinnegata, rifiutata. Ronnie è la protagonista di un amore vietato, quello per Esti, una ragazza che per buona pace di tutti ha dovuto rinunciare ai sentimenti ed è rimasta devota alla tradizione. È per questo che Ronnie, una splendida come sempre Rachel Weisz, è scappata a New York e ha una nuova vita, totalmente indipendente. Adesso deve rientrare a Londra per il rito funebre e sa che deve tornare nell’ambiente che non ha dimenticato la sua ribellione.

Sebastián Lelio sa perfettamente come affrontare e raccontare queste situazioni, l’inquietudine femminile, la rivolta mentale che spinge le donne ad affermarsi nonostante tutto, la forza che le sostiene nelle battaglie solitarie, il carattere volitivo che le fa sopravvivere. E punta l’attenzione anche su un altro versante, quello della fede, come battaglia tra i propri convincimenti, la propria natura di essere sessuale e l’educazione religiosa che condiziona i comportamenti nella vita di tutti i giorni e nelle scelte del proprio destino. È lo scontro tra le rigide convenzioni religiose e gli antichi amori, con la sorpresa di ritrovare la sua antica fiamma, a cui ha dovuto rinunciare, e il suo miglior amico che intanto se l’è sposata. Dov’è quindi il libero arbitrio di cui parlava il papà rabbino se poi l’ambiente e le antiche convenzioni ci condizionano e ci limitano, costringendoci a scelte non volute? In cosa consiste quella libera scelta di cui è dotato ogni componente dell’umanità se non può poi realizzarla?

Questo film del regista cileno non ha avuto la stessa risonanza degli altri citati ed è un peccato (non religioso, stavolta) perché è un’opera decisamente interessante e degna di attenzione, ma è andata così. Un peccato perché oltre ad essere un bel film, con una solida regia, è anche recitato molto bene dal notevole Alessandro Nivola e magnificamente dalle due Rachel, Weisz e McAdams. Dice la prima, anche produttrice oltre che titolare dei diritti letterari: “Ero alla ricerca di un progetto che avesse al centro delle donne forti, intelligenti e determinate. Ciò che più mi ha colpito del romanzo è stato il modo in cui tratta il tema della trasgressione e della disobbedienza di due donne. Nel mondo in cui viviamo, la trasgressione non suscita più scalpore e la parola tabù quasi non esiste più. Il termine disobbedienza vuol dire poco o niente. Le due parole però assumono un significato diverso se si riferiscono a una piccola comunità chiusa, come quella ebraica ortodossa della parte settentrionale di Londra. Una storia di trasgressione e disobbedienza all'interno di un microcosmo ordinato e tradizionalista come quello si tramuta inevitabilmente in un grande dramma universale con cui tutti devono fare i conti.”
5 premi e 26 candidature.






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