Ferrari (2023)
- michemar

- 16 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Ferrari
USA UK Italia Cina 2023 biografico 2h10’
Regia: Michael Mann
Soggetto: Brock Yates (Enzo Ferrari: The Man and the Machine)
Sceneggiatura: Troy Kennedy Martin
Fotografia: Erik Messerschmidt
Montaggio: Pietro Scalia
Musiche: Daniel Pemberton
Scenografia: Maria Djurkovic
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Adam Driver: Enzo Ferrari
Penélope Cruz: Laura Ferrari
Daniela Piperno: Adalgisa Bisbini
Shailene Woodley: Lina Lardi
Giuseppe Festinese: Piero Lardi
Patrick Dempsey: Piero Taruffi
Gabriel Leone: Alfonso de Portago
Sarah Gadon: Linda Christian
Jack O'Connell: Peter Collins
Domenico Fortunato: Adolfo Orsi
Michele Savoia: Carlo Chiti
Jonathan Burteaux: Re Hussein
Andrea Dolente: Gino Rancati
Giuseppe Bonifati: Giacomo Cuoghi
Daniele Piperno: Adalgisa Ferrari
Tommaso Basili: Gianni Agnelli
Benedetto Benedettini: Alfredo Ferrari
Marc Gené: collaudatore
Derek Hill: Jean Behra
Erik Haugen: Edmund “Gunner” Nelson
Ben Collins: Stirling Moss
TRAMA: La vita di Enzo Ferrari, l’uomo che ha dato il nome alle celeberrime automobili di lusso, in un biopic che si concentra più sulla sua figura di uomo, dal punto di vista privato, che su quella pubblica.
VOTO 4

Si stenta a credere che un autore importante come Michael Mann abbia prodotto un tale risultato, un film con grandi ambizioni che però si infrangono su una sceneggiatura imbarazzante, con interpretazioni dimenticabili da parte di attori da cui ci si poteva attendere di meglio, che recitano con la pronuncia di un inglese che voleva essere “italianizzato” e con l’inserimento di termini in italiano qui e là. Un miscuglio terribile.
Il film vuole seguire due binari della vita del grande Enzo: da un lato le vicende personali (finanziarie e familiari) fortemente tribolate; dall’altro quelle sportive, risultate anch’esse prive di grinta. Il risultato è assolutamente deficitario.
Nel 1957, Enzo Ferrari (Adam Driver) affronta uno dei momenti più critici della sua vita. La sua azienda è vicina al fallimento e la Mille Miglia rappresenta l’ultima occasione per salvare la scuderia. Sul piano personale, Enzo e la moglie Laura (Penélope Cruz) sono devastati dalla morte del figlio Dino, avvenuta l’anno precedente. Il loro matrimonio è ormai un campo minato, aggravato dal fatto che Enzo ha un’altra famiglia segreta: Lina Lardi (Shailene Woodley) e il figlio Piero (Giuseppe Festinese) che chiede di essere riconosciuto. Per ottenere il controllo totale dell’azienda e concludere un accordo vitale, Enzo ha bisogno della firma di Laura, che però pretende un assegno da 500.000 dollari, somma che rischia di far crollare la Ferrari. Laura scopre l’esistenza di Lina e Piero, ma accetta comunque di firmare, pur trattenendo l’assegno come arma.
Intanto la Mille Miglia inizia. Il giovane pilota Alfonso de Portago (Gabriel Leone) rifiuta di cambiare le gomme per restare in testa. Una gomma esplode e provoca un incidente devastante che uccide lui, il copilota e nove spettatori, tra cui bambini. La stampa accusa Enzo, mentre un altro pilota Ferrari, Piero Taruffi (Patrick Dempsey), vince la gara. Laura incassa l’assegno, portando l’azienda sull’orlo del baratro, ma poi consegna a Enzo il denaro per “comprare” il silenzio dei giornalisti e gli concede la procura necessaria a salvare la Ferrari. In cambio, pretende che Piero non porti il cognome Ferrari fino alla sua morte. Enzo accetta e porta il bambino sulla tomba del fratellastro Dino, un gesto che chiude il film con un misto di dolore e riconciliazione.
Pare un melodramma alla Douglas Sirk, ed invece dovrebbe essere Michael Mann: sarà pure stata la vita del mitico personaggio ma portato sullo schermo così è un fotoromanzo anni ’60 sul tavolino del barbiere.
Non vorrei pensare che Michael Mann, alla pari dell’evidente declino di Ridley Scott, abbia imboccato la sua parabola discendente. Per non parlare dello spreco di un cast nobilissimo. Il mio giudizio non vuole essere negativo in assoluto, ma solo punitivo: un regista di tal nome non può combinare un tale disastro. Per esempio, Adam Driver è bocciato, non recita benissimo come ci si attenderebbe, e poi, secondo il mio modesto avviso, è stato scelto male anche per l’aspetto fisico, essendo alto circa 1, 90. Che c’entra con Enzo Ferrari?


























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