I migliori anni della nostra vita (2019)


I migliori anni della nostra vita
Les plus belles années d’une vie
Francia 2019 dramma 1h30’
Regia: Claude Lelouch
Sceneggiatura: Claude Lelouch, Valérie Perrin, Pierre Uytterhoeven
Fotografia: Robert Alazraki
Montaggio: Stéphane Mazalaigue
Musiche: Francis Lai, Calogero
Scenografia: Bernard Warnas
Costumi: Christel Birot, Sonia Leval
Anouk Aimée: Anne Gauthier
Jean-Louis Trintignant: Jean-Louis Duroc
Antoine Sire: Antoine Duroc
Marianne Denicourt: la responsabile della casa di riposo
Souad Amidou: Françoise Gauthier
Monica Bellucci: Elena
Tess Lauvergne: Tess
TRAMA: Dopo una folgorante passione giovanile, Jean-Louis Duroc e Anne Gauthier si sono persi di vista. Ormai anziano, l’ex pilota vive sommerso dai ricordi e confonde il presente. Per aiutarlo, il figlio decide di rintracciare la donna che il padre non ha mai dimenticato, sperando che quel vecchio amore mai spento possa riaccendere la sua memoria.
VOTO 5,5

Claude Lelouch, spudoratamente, riprende il filo dopo più di mezzo secolo del film forse più importante della sua carriera (Un uomo e una donna) facendo rincontrare i due anziani come fosse la prima volta e ciò riesce solo perché il protagonista maschile non ricorda più niente. Non c’è nulla di più malinconico nella nostra vita quotidiana ritornare sui vecchi ricordi, ammesso che ci si riesca e qualche malattia senile non blocchi questa operazione nostalgica: ciò che non può più ripetersi. L’operazione del regista francese non mi è molto piaciuta, tenendo presente anche il fatto che nel frattempo, nel 1986, ha persino inframmezzato un altro episodio dei due manti in Un uomo, una donna oggi. Insomma, una storia eterna che finisce malinconicamente nella vecchiaia.

Jean‑Louis Duroc (Jean-Louis Trintignant), un tempo affascinante pilota automobilistico, vive ormai in una casa di riposo a Varengeville‑sur‑Mer, in Normandia. Ottantenne e vicino al crepuscolo della sua vita, passa le giornate immerso nei ricordi della sua storia d’amore più intensa: quella con Anne (Anouk Aimée), conosciuta cinquantadue anni prima quando i loro figli frequentavano lo stesso pensionato a Deauville.
Mentre Jean‑Louis continua a rivivere quel passato fatto di emozioni, corse, telegrammi e numeri che hanno segnato la loro relazione, ma anche con gravi problemi di memoria, il figlio Antoine (Antoine Sire) decide di organizzare un incontro tra i due. Ne nasce un momento di tenerezza e nostalgia, che riporta alla luce un legame rimasto sospeso nel tempo, sullo sfondo delle spiagge normanne e dei simboli che hanno accompagnato la loro storia.
Il gioco sentimentale del regista è quello di far riprovare quelle sensazioni come fosse la prima volta e con qualche astuzia, forse più patetica che altro, stimola le reazioni dello spettatore. Non amo i sequel (se non dice nulla di veramente nuovo) ma questo sa troppo di ipotetico e di sfruttamento di un vecchio successo degli anni ‘60.
Perfino le musiche sono dello stesso Francis Lai.





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