Il cacciatore (1978)
- michemar

- 22 gen 2020
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 15 gen 2025

Il cacciatore (The Deer Hunter) USA/UK 1978 dramma 3h2'
Regia: Michael Cimino Sceneggiatura: Deric Washburn Fotografia: Vilmos Zsigmond Montaggio: Peter Zinner Musiche: Stanley Myers Scenografia: Ron Hobbs, Kim Swados Costumi: Sandy Berke Jordan, Laurie Riley, Eric Seelig
Robert De Niro: Michael "Mike" Vronsky Christopher Walken: Nikanor "Nick" Chevatorevich Meryl Streep: Linda John Savage: Steven John Cazale: Stanley "Stosh" George Dzundza: John Welsh Chuck Aspegren: Axel Rutanya Alda: Angela
TRAMA: Mike, Nick e Steven lavorano in un'acciaieria di Clayton, Pennsylvania, e nel tempo libero cacciano cervi. Vengono chiamati alle armi per essere inviati in Vietnam, ma prima Steven sposa Angela. In guerra, i tre amici subiscono una terribile prigionia. Quando riescono a evadere, vengono separati: Steven è in un ospedale, paralizzato; Nick si imbosca a Saigon, preda degli organizzatori di roulette russa; Mike, tornato a casa, conforta Linda, la ragazza di Nick. In una battuta di caccia, risparmia un cervo a portata di tiro e convince poi Steven a ricongiungersi alla moglie. Di nuovo in una caotica, infernale Saigon in completo disfacimento, Mike tenta invano di impedire a Nick un'ultima, mortale partita.
VOTO 10

Hollywood si è tanto e sempre occupata della tragedia della guerra in Vietnam perché è stato il conflitto militare che ha lasciato più ferite di altre volte, a prescindere dall’alto numero delle perdite (circa 60.000 tra morti e dispersi). In verità son stati girati migliaia di film di guerra ma ho sempre avuto l’impressione che gli americani hanno sofferto in particolare e di più, sin nell’intimo, di quella in Indocina, iniziata diversi anni prima per i forti interessi di non poche nazioni nella zona. Una guerra in cui erano entrati forse di malavoglia e in cui pensavano, erroneamente, di cavarsela trionfalmente e alla svelta, e che invece è durata tanto, con impiego sempre più massiccio di mezzi e uomini e finendola ingloriosamente con una precipitosa fuga. Ma sono state le conseguenze che hanno lasciato le vere ferite. Ferite insanabili, con profondi segni psicologici sia sulla popolazione che sui reduci, i quali hanno trovato immense difficoltà nel reinserimento nella società al loro ritorno. Alcuni inizialmente attesi come eroi, poi maltrattati e dimenticati, abbandonati alla loro solitudine. Di maggiore profondità psicologica sono stati poi i film che hanno raccontato appunto le vicissitudini dei veterani al loro rientro nella società, quando perfino le loro famiglie erano cambiate.

Di questa barbara guerra in Vietnam (ma non esistono guerre non barbare), soprattutto, e delle atrocità viste e vissute dagli americani si sono occupate quelle pellicole di cui all’inizio e tra le più celebri ha sicuramente un posto d’onore l’opera di Michael Cimino. Il film, uscito a ridosso della fine della guerra, è uno sguardo potente, inquietante e avvincente di quella maledetta guerra raccontato attraverso la vita di alcuni operai di origine russa di una piccola città siderurgica della Pennsylvania prima, durante e dopo il loro servizio militare. È vero che Cimino ha sempre amato narrare le sue storie con colori carichi, con estrema passione e con forti sentimenti ma come ha fatto in questa occasione mai, fino al punto che all’uscita del film fu accusato di aver travisato i fatti e di aver mostrato una virtuosa esperienza statunitense attraverso la vicenda di singoli senza guardare il più ampio contesto storico. Fu accusato dai critici di allora di aver evidenziato in maniera semplicistica se non addirittura razzista la popolazione asiatica: lo dimostrava il terribile gioco della roulette russa usato come espediente narrativo quando invece non ci sono mai state prove storiche dell’esistenza di tale tortura.

Il film comunque fu un grandissimo successo anche commerciale, acclamato come un vero capolavoro, paragonabile ad un grande e corposo romanzo classico russo: la narrazione potente e la descrizione dei personaggi conquista ogni spettatore e rimane uno dei più bei film sulla guerra (anche se non è totalmente di quel genere) e soprattutto uno dei più bei film in assoluto della storia. Tre le parti: una festa di matrimonio in pieno stile ortodosso, usata come lunga e indimenticabile prefazione e presentazione del gruppo degli amici protagonisti della storia; la terribile guerra nel Vietnam con scene di forte impatto emotivo e girate con notevoli rischi di incolumità degli attori (qualcuno si fece male per davvero); ed infine il ritorno a Saigon di Mike alla ricerca dell'amico Nick, di cui si erano perse le tracce e che la bella Linda stava ancora aspettando per sposarlo, come da quella lontana promessa fatta durante il matrimonio iniziale.

La prova degli straordinari attori rimarrà per sempre nel cuore di noi tutti: l’Oscar andò a Christopher Walken, mentre John Cazale (che era già gravemente malato e di lì a poco morì) e John Savage furono indimenticabili, ma raramente – almeno per come lo rivivo io ogni volta - si era vista una coppia come quella di Robert De Niro e Meryl Streep: i loro sorrisi e la loro devastante malinconia sono nella storia del cinema. D’altronde forse in quegli anni non ci rendevamo conto che erano una coppia quasi irripetibile, composta da chi sarà ricordato come uno dei più grandi attori e una delle più grandi attrici di sempre. Di sempre. Come si può dimenticare la incancellabile la scena finale con i superstiti che cantano God Bless America con le lacrime agli occhi nel bar di John? Chi in piedi, chi sulla sedia a rotelle, emblema dell’America post-guerra.
Infine un elogio per la bellissima e commovente cavatina di Stanley Myers suonata alla chitarra da John Williams, tema che viene più volte ripreso e che accompagna i titoli di coda. Indimenticabile.

Si narra, in quegli anni, che si seguiva una precisa strategia distributiva e di marketing. Il primo a utilizzarla fu proprio questo film, difficilissimo da vendere, fin quando a qualcuno non venne in mente di mostrarlo per poche settimane a fine dicembre solo a un pubblico di cinefili e membri dell'Academy, nel periodo in cui questi sono chiamati a votare per decidere le nominations. Il film ricevette nove candidature e solo a quel punto fu distribuito nelle sale a livello nazionale, approfittando della pubblicità garantita dagli Oscar e diventando così un successo al box office.

Riconoscimenti
Tantissimi i premi, tra cui
1979 – Premio Oscar
Miglior film
Miglior regia
Miglior attore non protagonista a Christopher Walken
Miglior montaggio
Migliore sonoro
Candidatura miglior attore protagonista a Robert De Niro
Candidatura miglior attrice non protagonista a Meryl Streep
Candidatura migliore sceneggiatura originale
Candidatura migliore fotografia
1979 – Golden Globe
Miglior regia a Michael Cimino
Candidatura miglior film drammatico
Candidatura miglior attore in un film drammatico a Robert De Niro
Candidatura miglior attore non protagonista a Christopher Walken
Candidatura miglior attrice non protagonista a Meryl Streep
Candidatura migliore sceneggiatura
1980 – Premio BAFTA
Migliore fotografia
Miglior montaggio
Candidatura miglior film
Candidatura miglior regia
Candidatura miglior attore protagonista a Robert De Niro
Candidatura miglior attrice protagonista a Meryl Streep
Candidatura miglior attore non protagonista a Christopher Walken
Candidatura migliore sceneggiatura originale
Candidatura migliore sonoro






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