Il posto dell’anima (2003)


Il posto dell’anima
Italia 2003 dramma 1h46’
Regia: Riccardo Milani
Sceneggiatura: Riccardo Milani, Domenico Starnone
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Leandro Piccioni
Scenografia: Paola Comencini
Costumi: Gianna Gissi
Silvio Orlando: Tonino
Michele Placido: Salvatore
Claudio Santamaria: Mario
Paola Cortellesi: Nina
Imma Piro: Maddalena
Maria Laura Rondanini: Manuela
Flavio Pistilli: Giannino
TRAMA: Tre operai di una fabbrica di pneumatici del Centro Italia guidano la lotta contro l’azienda americana proprietaria che vuole chiudere la filiale.
VOTO 7

Il cinema “sociale”, come lo ha definito lui stesso, di Riccardo Milani inizia proprio con questo film schierato dalla parte degli operai di un’impresa americana con alcune filiali in Italia che produce pneumatici. Siamo negli Abruzzi, nel cuore del Paese, in una cittadina sul mare (Vasto) con le maestranze che arrivano dall’entroterra ogni mattina all’alba per iniziare a lavorare, dai paesini abbarbicati sulle colline, gente che arranca con lo stipendio ed il mutuo sulle spalle. Il serio problema che essi devono affrontare è uguale a tante altre aziende i cui proprietari, per motivi di maggiore efficienza o per la crisi del settore interessato, decidono di licenziare i dipendenti o di chiudere drasticamente una filiale. O, peggio ancora, decidono di delocalizzare. Fenomeno che purtroppo interessa spesso le tante fabbriche oggigiorno, lasciando praticamente per strada centinaia se non migliaia di famiglie, tenendo conto anche dell’indotto che queste imprese trascinano assieme.

Il regista apre il film mostrando immediatamente la vita dei tre protagonisti Antonio, detto Tonino, Salvatore e Mario al momento della sveglia quando il cielo è ancora buio. Il primo sta sognando di interpretare con la sua ragazza Nina, che vive e lavora a Milano, scappata via dalla fabbrica, uno spot pubblicitario per la ditta, la CarAir; il secondo è un sindacalista non più giovane alle prese con il figlio troppo moderno per lui e che non cerca lavoro; ed infine c’è Mario, alle prese con i problemi finanziari. Sono molto amici e litigano come fanno tutti gli amici.

Una multinazionale statunitense nel settore degli pneumatici decide di chiudere la filiale italiana a Vasto per tagliare i costi e delocalizzare la produzione. Gli operai iniziano quindi una lotta serrata con iniziative di ogni genere, costellate però da contrasti interni specie tra i responsabili sindacali e che ovviamente si insinuano tra le mura domestiche per il nervosismo che sta loro rovinando l’esistenza. La comparsa di alcuni gravi casi di malattia polmonare e intestinale, dovuta alle condizioni di lavoro e alle cancerogene sostanze che si respirano, riporterà i militanti a unirsi. Antonio, Salvatore e Mario si troveranno insieme ad affrontare la chiusura della fabbrica. Tra false illusioni e rimpianti affronteranno uniti, seppur in maniera diversa, lo spettro della futura disoccupazione. Il finale è triste e tragico.

La bravura di Riccardo Milani, sempre sensibile su questi temi, specialmente con le sue ultime pellicole, e l’ottima sceneggiatura frutto della collaborazione con lo scrittore Domenico Starnone, producono una storia che colpisce per umanità e realismo, toccando i tasti giusti delle lotte sindacali e operaie per le fabbriche che vengono, più che dimesse, delocalizzate, e la battaglia tra “padroni” e dipendenti si sviluppa a diversi livelli, fino a raggiungere addirittura le stanze politiche di Bruxelles, dove i tre, incaricati di portare avanti le istanze dei colleghi, ricevono quello che c’era solo da aspettarsi: un bel nulla. La scrittura del film è molto ben riuscita perché pur mantenendosi nei binari del dramma (non è un dramma tutto ciò?) trova buonissimi spunti di comicità divertente, con momenti in cui si ride di gusto. Il guaio è che ridiamo amaramente, perché la realtà non è rosa, anzi è drammatica.

I migliori spunti sono in mano alla coppia Tonino – Nina, in cui Silvio Orlando ha possibilità di sciorinare il suo repertorio che è sempre tra il disperato ed il comico ed ha le battute migliori del film. Di fronte ha la solita bravissima Paola Cortellesi che sa perfettamente come muoversi e come esprimere le sue sensazioni. Galeotto fu il set e la comunanza delle idee sociopolitiche che gettarono le basi per un’unione duratura tra il regista e l’attrice. Dal loro canto, Michele Placido è il solito solido attore, affidabile soprattutto in questi casi: meglio di lui chi può interpretare un idealista da combattimento? Anche Claudio Santamaria è brillantemente all’altezza del compito ricevuto e mi è addirittura parso in una delle sue più convincenti performance: è il più reattivo, ribelle, violento nei momenti più difficili.

Tonino, interpretato da Silvio Orlando, è il personaggio più incisivo e filosofico del film. Legato alla contestazione per principio, affronta l’incertezza senza arretrare, rimanendo leale ai compagni e fedele alla verità. È il più inarrendevole e offre le battute migliori per allentare la morsa dei problemi che il gruppo deve affrontare. Riccardo Milani illustra bene la vita di provincia e dei “personaggi” tipici che la abitano, la festa patronale, i litigi familiari, le speranze deluse, l’illusione di un domani che non si vede. Fino al punto che subentra la fatidica rassegnazione nella parte debole, che sono gli operai, che sappiamo bene come combattano ma che alla fine, nonostante occupazione della fabbrica e cortei, sono quelli che subiscono la sconfitta.

L’anima del titolo è però soprattutto quello dello spirito del capo pellerossa, emblema e idolo di Salvatore che lo presenta con l’immagine che porta sempre con sé: tu puoi vincere, puoi prenderti il mio corpo, ma mai la mia anima.

Riconoscimenti
Nastri d’Argento 2004
Candidatura miglior soggetto
Candidatura miglior attore non protagonista Michele Placido
Candidatura miglior sono in presa diretta






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