Il professore e il pinguino (2024)
- michemar

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Il professore e il pinguino
The Penguin Lessons
Spagna USA UK 2024 dramma 1h51’
Regia: Peter Cattaneo
Soggetto: Tom Michell (romanzo autobiografico)
Sceneggiatura: Jeff Pope
Fotografia: Xavi Giménez
Montaggio: Federico Jusid
Musiche: Robin Peters
Scenografia: Isona Rigau
Costumi: Alberto Valcárcel
Steve Coogan: Tom Michell
il pinguino: Juan Salvador
Jonathan Pryce: preside Timothy Buckle
Vivian El Jaber: Maria Alvarez
Björn Gustafsson: Tapio
Alfonsina Carrocio: Sofía Alvarez
David Herrero: Diego Camelia
Liam Mayne: Alejandro
TRAMA: Un professore inglese deluso, dopo essere andato a lavorare in una scuola in Argentina, vede la sua vita cambiare dopo aver trovato un piccolo pinguino che diventa suo amico.
VOTO 5,5

Peter Cattaneo, che esordì con il simpaticissimo Full Monty, trae una storia fin troppo buonista dalle memorie del protagonista, il professore d’inglese Tom Michell con l’adattamento di Jeff Pope, in cui si narra l’esperienza di un insegnante britannico che si recò in Sud America per insegnare in un collegio maschile in Argentina negli anni ‘70. Durante un viaggio di vacanza e di evasione dalla vita monotona, in Uruguay, passeggiando con la donna che aveva lì conosciuto, lungo la spiaggia della località di Punta del Este, notarono i corpi di molti pinguini morti inquinati dal petrolio. Non poteva immaginare cosa ne sarebbe scaturito nella sua vita.
Più esattamente, Tom Michell (Steve Coogan), insegnante britannico disilluso, scettico e perplesso, arriva negli anni Settanta al prestigioso St. George’s College in Argentina per insegnare inglese, con anche il compito, a lui estraneo, ricevuto dal severo preside Timothy Buckle (Jonathan Pryce), di allenare la squadra degli studenti al rugby, sport di cui non conosce neanche le regole. Data la vita collegiale quasi monastica e annoiato anche dal collega straniero Tapio (Björn Gustafsson), da poco abbandonato dalla moglie per il suo amico più intimo, i due decidono di passare una vacanza di qualche giorno in Uruguay, dove, dopo una serata passata in compagnia di due donne, finiscono a passeggiare lungo la spiaggia su cui trovano spiaggiati tanti pinguini morti perché coperti da chiazze di petrolio. Tra loro c’è un sopravvissuto e, su sollecitazione della donna, decide controvoglia di portarlo in camera per lavarlo e salvarlo. Ma l’animale, ribattezzato Juan Salvador, si rifiuta di lasciarlo e lo segue, al ritorno, fino alla scuola, dove conquista studenti e personale, trasformando l’atmosfera delle lezioni e aiutando Tom a creare un legame autentico con i ragazzi. Intanto lui si avvicina amichevolmente alla governante María e alla nipote Sofía, giovane attivista coinvolta nelle proteste contro il colpo di stato del 1976.
Quando la ragazza, in quei tempi nefasti della dittatura militare che sta conquistando il potere pienamente, viene sequestrata dalla polizia senza dare più notizie, Tom è costretto a confrontarsi con il proprio senso di colpa e con il dolore per la perdita della figlia avvenuta 17 anni prima per un incidente stradale. Mentre il preside scopre la presenza del pinguino e minaccia di licenziarlo, lui corre lo stesso rischio di ordine pubblico e dopo essere stato arrestato per aver cercato di ottenere la liberazione di Sofía, viene riaccolto a scuola, ma poco dopo al beniamino Juan Salvador succede quello capita a tutti gli animali e agli uomini, anche il finale consolatorio
La prima metà del film ha il carattere della commedia moderatamente british, con una comicità lieve che, in verità, non va oltre il sorriso e mantiene una sobrietà stucchevole, gags bonari, con il viso malinconico del professore che deve ambientarsi in una scuola che stenta ad accoglierlo. Anche il rapporto con il preside è rigido per il carattere di quest’ultimo, ma lo spirito di Michell fa breccia nell’animo degli studenti che apprezzano il cambiamento e si adeguano. L’incontro con il piccolo animale, tenuto segretamente nella camera del collegio, condiziona il professore e la sua vita e diventa il passatempo preferito, riempiendo le giornate monotone, ben accolti entrambi dalla governante Maria Alvarez (Vivian El Jaber) e dalla nipote Sofía (Alfonsina Carrocio), le quali stabiliscono un bel legame di stima.

Questa parte del film rischia di far annoiare ma fortunatamente la seconda dà una notevole sterzata perché, finalmente, compare il terribile scenario della dittatura e degli abusi della polizia. In buona sostanza, si entra nel cuore del film, mostrando, però, l’aspetto pavido del protagonista che non sa reagire alle prepotenze del clima politico e allo spaventoso fenomeno dei desaparecidos. Pur rammaricandosi, Tom subisce il clima sociale, fino a quando ha un sussulto di dignità e rischia grosso. Ma è quello che ci si aspettava e avviene. Si nota chiaramente che l’insegnante è un uomo abituato a dissimulare i tumulti del suo animo – sorti dal tragico evento che gli ha condizionato l’esistenza – sotto un velo di sagacia e ironia caustica, che lo mantiene a distanza dalla società circostante e dalle tensioni che la attraversano. Almeno finché l’incontro con l’eponimo pennuto del titolo non lo porterà a rimettere in questione il suo approccio alla vita e all’insegnamento, ridestandogli nel contempo l’animo e qualsiasi rimasuglio di coscienza critica che era rimasta sepolta sotto il peso schiacciante del trauma.

E in tal modo, proprio il pinguino gli dà un insegnamento morale di non poco conto, che volentieri trasmette al resto dei personaggi. Perché il vero punto della morale della storia realmente avvenuta è che: “Certe volte devi mettere il pinguino nella piscina. E non solo letteralmente.” Una metafora, quindi, che riassume l’ammaestramento ricevuto da un animale buono e fedele. “Sono triste, ma sono felice di essere triste.”

La regia di Peter Cattaneo è senza guizzi meritevoli e procede tranquilla sui binari previsti, Steve Coogan si adegua al ritmo blando esibendo una capigliatura degna dei rockers anni ’60: qualche ammiccamento, ironia pronunciata sommessamente, convinto di non essere capito. Si arriva al finale, che, come da rito, prima dei titoli di coda, mostra un malinconico filmino realmente girato in prima persona dal protagonista.
Nulla di che, ma il film, a fatica, si fa vedere, almeno per capire come va a finire. Il vero problema è che è dominato dalla tristezza, della storia e dei personaggi, compreso il burbero preside del buon Jonathan Pryce, per non parlare del più infelice di tutti il Tapio di Björn Gustafsson.


















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